Il Brasile vota oggi l’impeachment, mercati appesi al verdetto

Impeachment o no? Oggi è il giorno decisivo in Brasile, mentre i mercati fiutano la svolta e segnano sostanziosi rialzi da inizio anno.

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Impeachment o no? Oggi è il giorno decisivo in Brasile, mentre i mercati fiutano la svolta e segnano sostanziosi rialzi da inizio anno.

E’ arrivato il giorno della verità per Dilma Rousseff, il presidente del Brasile, anche se potrebbe non essere affatto l’ultimo. La commissione della Camera bassa, composta da 65 membri, è chiamata ad esprimersi sulla richiesta di impeachment avanzata dalle opposizioni, in relazione alla falsificazione dei conti pubblici nel 2014, accertata dai giudici contabili e finalizzata a nascondere un deficit nel bilancio statale nell’anno della rielezione. La scorsa settimana, un report ha indicato alla commissione di votare in favore della messa in stato d’accusa. Stando alle indiscrezioni della vigilia, voteranno nelle prossime ore per l’impeachment tra 35 e 39 deputati. E’ richiesta la maggioranza semplice (33 su 65). Il governo vorrebbe evitare di soccombere con un ampio margine, cosa che darebbe l’immagine di una Rousseff isolata e destinata alla sconfitta. Se la commissione darà il via libera, la procedura prevede che dovrà esprimersi la Camera bassa e affinché la mozione passi, è necessario che sia sostenuta da 342 dei 513 deputati. A quel punto, in attesa che alla fine voti il Senato, la Rousseff sarebbe temporaneamente sospesa dall’incarico e i poteri passerebbero al vice, Michel Temer, anch’esso sotto indagine per gli stessi scandali. Secondo il movimento di opposizione VemPraRua, i favorevoli all’impeachment sarebbero oggi 287 contro 125 contrari, mentre alcuni alleati del presidente danno i contrari a 127 voti. Dunque, ci sarebbe un centinaio di deputati in bilico, la cui decisione potrebbe dipendere essenzialmente dal voto di oggi. Se sarà marcatamente sfavorevole al capo dello stato, potrebbe far propendere gran parte degli indecisi verso il “sì” all’impeachment, altrimenti in molti potrebbero continuare ad appoggiare la presidenza, dando seguito così a un incubo per l’economia e la politica del paese sudamericano, visto che la crisi delle istituzioni appare irreparabile, travolte da un gigantesco scandalo di corruzione, simile alla nostra tangentopoli del 1992.

     

Crisi Brasile è politica ed economica

L’economia resta in profonda recessione e l’analista Rafael Amiel di IHS stima che complessivamente il pil scenderà dell’8,5%. Nel frattempo, l’inflazione è salita al 9,5% alla fine dello scorso anno dal 6,7% di metà 2014. Il Brasile, con 206 milioni di abitanti, rappresenta il 40% del pil di tutta l’America Latina, per cui si capisce quanto importante sia una sua ripresa per l’andamento dell’economia dell’intero continente sudamericano. I mercati restano ottimisti sulle probabilità di una fine anticipata del mandato della Rousseff. Il cambio tra real e dollaro è in questo momento stabile a 3,5894, in apprezzamento di quasi il 10% dall’inizio dell’anno. Positivo il trend anche dei bond sovrani, il cui rendimento è diminuito per il tratto decennale di 266 punti base al 13,83% quest’anno. I titoli a 2 anni rendono il 13,51%, -302 bp da inizio 2016. Molto bene anche la borsa, che venerdì scorso si è riportata ampiamente sopra la soglia dei 50.000 punti, attestandosi a 50.293 punti e salendo così di quasi il 14% dall’inizio dell’anno. I mercati segnalano in ogni modo di essere favorevoli all’impeachment, in quanto da tempo hanno perso ogni fiducia nella capacità del governo Rousseff di porre rimedio ai mali dell’economia brasiliana, afflitta, in particolare, da problemi di cattiva gestione della cosa pubblica e dalla mancanza di riforme per stimolare gli investimenti privati. Alla crisi politica si aggiunge anche quella delle materie prime, essendo il Brasile esportatore di minerali ferrosi, petrolio, caffè e sonia, i cui prezzi sono andati in picchiata in questi ultimi mesi, risalendo solo nelle ultime settimane.    

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