Il Brasile è il malato tra le economie emergenti, real ai minimi dal 2003

L'economia in Brasile vacilla, il real continua a perdere valore e la presidenza Rousseff è in bilico per diversi scandali di corruzione.

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L'economia in Brasile vacilla, il real continua a perdere valore e la presidenza Rousseff è in bilico per diversi scandali di corruzione.

Ieri, il real brasiliano ha perso un altro 0,9% contro il dollaro, salendo a un cambio di 3,45, il più debole dal marzo del 2003 e ampliando le perdite su base annua al 34%. Si tratta della peggiore performance tra le maggiori economie emergenti, dopo la Russia. L’accelerazione della fuga dalla valuta dei Brasile è arrivata nelle scorse ore, dopo che Bnp Paribas e London Capital Group hanno stimato un calo ulteriore del 10% entro la fine dell’anno. Lo scorso mese, l’agenzia Standard & Poor’s ha minacciato di declassare il rating sovrano del paese sudamericano a “junk” o “spazzatura”. In attesa che la Federal Reserve alzi presto i tassi USA, il mercato si sta sbarazzando del real, nonostante la banca centrale guidata dal governatore Alexandre Tombini abbia alzato i tassi al 14,25%. Il punto è che l’inflazione continua a salire, nonostante 2 anni e mezzo di stretta monetaria, arrivando al 9,25% di luglio.   APPROFONDISCI – Il Brasile alza ancora i tassi contro l’alta inflazione, ma forse la stretta è finita  

Il fallimento della presidenza Rousseff e scandali corruzione Brasile

L’economia brasiliana resta in recessione, dopo avere vissuto sotto il primo mandato del presidente Dilma Rousseff il ritmo di crescita più basso dagli inizi degli anni Novanta. E’ un fatto che da economia promettente, quello del Brasile sta diventando un caso negativo tra i Brics, tanto che il Financial Times lo ha definito il “malato delle economie emergenti”. Anche se rieletta per un soffio appena 10 mesi fa, la popolarità della Rousseff è a terra. La presidenza e il Partito dei Lavoratori, che fu anche dell’ex capo dello stato Lula, sono stati travolti in questi  mesi da un gigantesco scandalo di corruzione, che ha visto al centro delle indagini Petrobras, la compagnia petrolifera statale, i cui dirigenti secondo i giudici avrebbero pagato mazzette ai politici al governo, in cambio di favori.   APPROFONDISCI – Bond Petrobras affondano su allargamento corruzione   Se già bastava questo a paventare una crisi politica preoccupante, da pochi giorni si è aggiunto un nuovo capitolo giudiziario con un nuovo scandalo, stavolta riguardante l’impianto nucleare di Eletrobras, anch’essa una compagnia pubblica, sita poco a sud di Rio de Janeiro. Le modalità del funzionamento del presunto giro di corruzione sarebbero le stesse del caso Petrobras, così come i protagonisti principali. La Rousseff ha dichiarato di non avere avuto alcun sospetto delle mazzette attorno al suo partito, ma adesso rischia seriamente l’impeachment, tanto più che negli scandali è stato coinvolto proprio Lula, non solo suo predecessore, bensì pure suo “protettore” politico. L’ex presidente ha attaccato l’attuale capo dello stato, chiedendosi cosa mai di positivo sia stato offerto ai brasiliani dalla rielezione e prendendo fermamente le distanze dalla sua politica economica, che danneggerebbe i lavoratori.   APPROFONDISCI – Il Brasile attende il nuovo ministro delle Finanze, ma i mercati non si fidano della Rousseff  

Peggiora economia Brasile

E’ un dato di fatto che il Partito dei Lavoratori stia perdendo appeal tra la classe medio-bassa, quella che esso ha contribuito a creare nell’ultimo decennio.

Alla base del malcontento ci sono gli alti tassi, necessari per combattere l’inflazione (anche se il deprezzamento del real ne ha più che compensato gli effetti benefici), ma che innalzano il costo dei prestiti, specie quelli per acquistare un’auto, che in questo paese sono molto diffusi, forse anche troppo, essendosi alimentata una vera bolla del credito. Secondo il Financial Times, quella del Brasile sarebbe una crisi ciclica, in parte derivante dalla fine della sbornia per il boom dei prezzi delle materie prime degli anni precedenti. E, però, se appena un anno fa la Rousseff poteva fare campagna elettorale, nonostante i magri risultati dei suoi 4 anni alla presidenza, sostenendo che la disoccupazione era ai minimi storici, da allora le cose sono cambiate anche per il mercato del lavoro, che vede impennarsi il numero di coloro che cercano un impiego.   APPROFONDISCI – Il Brasile rielegge Dilma Rousseff e da un calcio alle riforme  

Il cambio della guardia alle Finanze non ha ancora portato frutti

Vittima sacrificale del fallimento del primo mandato è stato l’ex ministro delle Finanze, Guido Mantega, sostituito dal dicembre scorso da Joaquim Levy, ex ministro di Lula e banchiere fino al suo ritorno al governo di pochi mesi fa, che in teoria avrebbe dovuto rilanciare l’economia con una politica di riforme, tagli alla spesa pubblica e lotta all’inflazione, ma che in questo primo frangente ha parecchio deluso le aspettative. La crisi del real è in fin dei conti proprio una crisi di fiducia del mercato, che negli 8 anni al potere di Lula aveva scommesso sui progressi della maggiore economia dell’America Latina, rivalutandone la moneta del 100%. Tali risultati sono stati annullati. L’inflazione corre, i salari perdono potere d’acquisto, i tassi alti frenano gli investimenti e la disillusione per la fine del miracolo economico degli ultimi 20 anni monta.   APPROFONDISCI – Il Brasile raddoppia la stretta monetaria, aspettando Edward Mani di Forbice  

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