Il Brasile è a rischio anche sul debito corporate

Il Brasile rischia un nuovo declassamento del rating sovrano, ma anche il debito delle imprese è preoccupante.

di , pubblicato il
Il Brasile rischia un nuovo declassamento del rating sovrano, ma anche il debito delle imprese è preoccupante.

Il direttore esecutivo di Fitch, Rafael Guedes, ha espresso preoccupazione per i conti pubblici del Brasile, il cui debito potrebbe toccare il 70% dal 65% attuale e per stabilizzarlo, spiega, servirebbe una crescita del pil del 2% e un avanzo primario del 2,5%. Non sembrano cifre insostenibili, ma pesano le condizioni di partenza molto lontane da questi target, visto che quest’anno il deficit pubblico dovrebbe attestarsi al 9%, mentre il governo stima una contrazione dell’economia del 2,4%, ma la banca centrale vede un calo del 2,7% e l’ultimo report pubblicato dall’istituto sulle previsioni settimanali di 100 investitori assiste a un peggioramento delle aspettative del mercato, che stima a -2,8% la variazione del pil. Nello stesso report si rileva un ennesimo surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, salite in appena una settimana al 9,46% dal 9,34%, ossia ai massimi degli ultimi 13 anni. Si capisce, pertanto, come Guedes abbia avvertito che il rating sovrano del Brasile rischia un declassamento, dopo che S&P  ha già tagliato il suo giudizio a “BB+”, ossia al livello “non investment grade”. Il rischio di un nuovo “downgrade” nei prossimi 12-18 mesi è stimato sopra il 50%.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/brasile-sp-declassa-il-rating-sovrano-a-spazzatura-ecco-perche-e-cosa-accadra/  

Crisi politica Brasile aggrava il quadro

Alla base della bassa crescita, secondo il manager di Fitch, ci sono gli scarsi investimenti, pari solo al 16% del pil. Inoltre, Guedes ammette che il risanamento dei conti pubblici in recessione non è un obiettivo facile da raggiungersi, aggiungendo che ad aggravare le previsioni c’è lo scontro tra governo e Congresso, con quest’ultimo ad avere impedito un miglioramento del deficit all’inizio dell’anno, rigettando le misure proposte dal primo e che non conterrebbero norme difficili da digerire.

L’unico aspetto positivo sarebbe il miglioramento delle partite correnti, che complici una domanda interna debole e il deprezzamento del real, quest’anno dovrebbe scendere a 70 miliardi di dollari dai 103 del 2014. Ma il debito pubblico non è l’unica grossa preoccupazione per il l’economia emergente dell’America Latina. Lo scorso anno, le sue imprese non finanziarie hanno preso a prestito ben 137 miliardi di dollari in valuta straniera, 7 volte in più di 10 anni fa. Venti anni fa, il debito contratto in valuta straniera era quasi nullo.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-brasile-tra-rischio-rating-e-impeachment/  

Crisi real drammatica e si riversa sul debito corporate

Negli ultimi 12 mesi, il real ha perso il 40% contro il dollaro, per cui l’entità del debito espresso in biglietti verdi tende automaticamente a pesare di più sui conti delle imprese, potenzialmente destabilizzandoli. E una delle società più esposte è la controllata statale petrolifera Petrobras, che da sola ha preso a prestito nel 2014 ben 56 miliardi di dollari, portando il suo indebitamento in valuta straniera a 109,5 miliardi, il 70% del totale. Per fortuna, spiegano i manager della stessa società, il 70% delle esposizioni aperte dal maggio del 2013 (quando è iniziata la crisi del real) sarebbe coperto con contratti di “hedging”, che assicurano la tutela dalle variazioni sfavorevoli del cambio. Resta il fatto che Fitch abbia inserito Petrobras tra le 4 società brasiliane particolarmente vulnerabili al cambio, insieme a General Shopping, Gol ed Eletrobras e che la crisi del cambio in Brasile non sembra esserci prossima alla fine, dato il deterioramento costante dell’economia e una crisi politica senza precedenti dagli inizi degli anni Novanta.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-brasile-minaccia-luso-delle-riserve-per-placare-la-speculazione-contro-il-real/      

Argomenti: