Il Brasile declassato rivede il bilancio e ora punta all’avanzo primario

Dopo il declassamento del rating sovrano, il Brasile studia misure di austerità. In arrivo tagli alla spesa e aumenti delle tasse, ma i primi non saranno così facili da trovare.

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Dopo il declassamento del rating sovrano, il Brasile studia misure di austerità. In arrivo tagli alla spesa e aumenti delle tasse, ma i primi non saranno così facili da trovare.

Incassata la batosta del declassamento a “spazzatura” del rating sui suoi titoli di stato, il Brasile cerca di ricorrere ai ripari. Da settimane gira voce che il ministro delle Finanze, Joaquim Levy, voglia tramutare il deficit primario atteso per l’anno prossimo per 30,5 miliardi di real (7,88 miliardi di dollari) e pari allo 0,5% del pil in un avanzo dello 0,7%. Ma spostare oltre un punto di pil non sarà facile tra le voci del bilancio, specie considerando che l’economia è in piena recessione nel paese. Tuttavia, sarebbe intenzione di Levy e della presidente Dilma Rousseff tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse, anche se ciò comporterà un’ulteriore erosione dei consensi per il capo dello stato, quando essi sarebbero già al minimo storico, i più bassi dal 1985, anno di inizio della democrazia, dopo la dittatura militare.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/brasile-sp-declassa-il-rating-sovrano-a-spazzatura-ecco-perche-e-cosa-accadra/  

Tagli spesa Brasile, poco margine di manovra

I soli tagli attesi alla spesa pubblica sarebbero tra i 20 e i 22 miliardi di real, ma il punto è che si stima che ben l’81% dei 1.180 miliardi al netto dei trasferimenti agli stati e ai comuni sarebbe imbrigliato in voci obbligatorie, come gli stipendi pubblici e le pensioni. Per un confronto, si pensi che queste rappresentano il 64,6% della spesa pubblica negli USA. In pratica, il governo brasiliano ha un minore margine di manovra per tagliare. La spesa discrezionale sarebbe pari a 250,4 miliardi di real, come i sussidi alle famiglie, spese per infrastrutture, etc., ma anche questa sarebbe comprensiva delle voci obbligatorie. Si consideri, ad esempio, che la Costituzione prevede che la spesa sanitaria debba ogni anno aumentare a un tasso, pari alla crescita del pil. Quella per la difesa crescerà quest’anno a un ritmo doppio all’aumento stimato delle entrate, ovvero dell’11,9% a 49 1 miliardi, mentre gli stipendi pubblici pesano per 252,6 miliardi e nonostante la crisi, il numero dei dipendenti federali sono aumentati in un anno di 130 mila unità a 615 mila. Complessivamente, rappresentano il 16% della popolazione, meno di molti altri paesi europei, ma costando più dell’intera spesa discrezionale.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/il-brasile-tra-rischio-rating-e-impeachment/  

Austerità necessaria, ma politicamente poco sostenibile in questa fase

Il peso delle pensioni sui costi dello stato è alto, ragion per cui si cercherà di alzare probabilmente l’età pensionabile, che l’istituto di previdenza ritiene essere mediamente oggi di 55,1 anni per l’uomo e 52,2 anni per le donne. Non solo. Dei 39 ministri facenti parte del governo centrale, Levy avrebbe intenzione di mandarne a casa una ventina, portando la compagine a un numero di componenti vicino alla media europea. Teniamo presente che nel paese vi è in atto una grave crisi politica, che potrebbe portare finanche all’impeachment della Rousseff su un maxi-scandalo di corruzione. Per il capo dello stato potrebbe equivalere a scavarsi la fossa da sola. Urgono, però, atti immediati e concreti. Il rischio è che il paese scivoli in una spirale recessiva, caratterizzata dal continuo deprezzamento del real (-31% da inizio anno), dalla conseguente crescita dell’inflazione, tassi alti e pil in calo. Un mix letale, che provocherebbe un nuovo taglio del rating sovrano.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/il-brasile-nel-caos-vede-precipitare-il-real-del-10-in-pochi-giorni/    

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