Il bonus vacanze non ha dato una mano al turismo italiano

L'incentivo del governo per sostenere il settore non ha esitato i risultati sperati, essendo stato utilizzato solo un terzo dei fondi disponibili.

di , pubblicato il
L'incentivo del governo per sostenere il settore non ha esitato i risultati sperati, essendo stato utilizzato solo un terzo dei fondi disponibili.

Stagione estiva finita ed è tempo di tirare le somme. Il settore ha vissuto messi difficilissimi, tenuto conto che gli arrivi dall’estero sono stati quasi nulli per via dell’emergenza Covid. Il bonus vacanze del governo avrebbe dovuto sostenere le partenze degli italiani sul territorio nazionale, ma non pare che l’obiettivo sia stato raggiunto. Secondo i dati dello stesso Ministero dell’economia e finanze, alla prima metà di settembre solamente 1,5 milioni di voucher sono stati erogati, pari a un controvalore di 660 milioni di euro. Si consideri che il fondo stanziato ammonta a 2 miliardi di euro, teoricamente in grado di riguardare una platea di 5 milioni di beneficiari.

Il bonus vacanze a luglio è stato un flop annunciato, ecco i motivi

A conti fatti, solo il 30% dei potenziali vacanzieri ha fatto richiesta e, attenzione, solo parte di questa percentuale risulta effettivamente spesa ad oggi. E’ vero che il bonus vacanze può essere utilizzato fino alla fine dell’anno, per cui ancora esistono quasi 4 mesi e mezzo per farne richiesta e utilizzarli. Tuttavia, tra il fatto che si torni al lavoro e il rischio di una ripresa dei contagi (già in corso) e dei decessi in autunno, risulta difficile credere i restanti due terzi dei fondi verranno erogati nei prossimi mesi.

Il flop è così evidente, che il governo, pur smentendo che sia stato tale, ha voluto prendere in considerazione l’ipotesi di prorogarne la durata, così da utilizzare i fondi inutilizzati. In sostanza, non c’è stata alcuna corsa a prenotare una vacanza, nonostante il relativo costo sia coperto subito per l’80% tramite sconto praticato dalla struttura ricettiva e il restante 20% sotto forma di credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Le cause del flop

Le ragioni del flop sono diverse. La prima consiste nella mancata convenienza per chi offre servizi ad avvalersi della convenzione. Un albergatore, infatti, dovrebbe incassare l’80% in meno dal cliente, con il relativo importo a trasformarsi in credito d’imposta per la successiva dichiarazione dei redditi. Dunque, bisognerebbe privarsi di preziosa liquidità per svariati mesi o finanche un anno, la quale verrebbe recuperata solo con il successivo pagamento delle imposte. Chi ha sofferto per il “lockdown” e il crollo successivo delle presenze non ha potuto permettersi un simile strumento, avendo esigenze pratiche di incassare il più velocemente possibile per provvedere al pagamento dei costi.

Secondariamente, la procedura per accedere al bonus non è alla portata di tutti, tra app da scaricare e registrazione da effettuare con tanto di codici e PIN non prontamente disponibili. Infine, le vacanze non sono state il primissimo pensiero degli italiani subito dopo la quarantena, per quanto molti si siano spostati all’interno del territorio nazionale, ma perlopiù per periodi brevi e magari approfittando dell’ospitalità di amici e parenti, nonché alloggiando in strutture escluse dal bonus, cioè quelle in affitto tramite siti internazionali come Booking.com e Airbnb.

Il bonus vacanze rischia l’insuccesso e rappresenta tutto ciò che non va in Italia

[email protected] 

Argomenti: ,