Il bonus Irpef degli 80 euro non stimola i consumi, gli italiani non spendono per la crisi

Il bonus degli 80 euro non sembra avere effetti nemmeno nel mese di luglio sui consumi. Le ragioni del flop potrebbero essere diverse e tutte valide.

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L’Istat ha comunicato con un’ora di ritardo, a causa della mobilitazione dei precari, che le vendite al dettaglio nel mese di luglio sono diminuite dello 0,1% rispetto a giugno e dell’1,5% su base annua. In particolare, sono diminuiti i consumi alimentari dello 0,5% sul mese precedente, mentre quelli non alimentari sono rimasti invariati. A livello tendenziale, l’indice segnala un calo del 2,5% delle vendite di beni alimentari e dell’1% per gli altri beni. Per quanto la flessione sia in decelerazione dal -2,7% annuo di giugno, il dato resta negativo. Nel trimestre maggio-luglio 2014, i consumi sono diminuiti dello 0,5% sui tre mesi precedenti. Da gennaio a luglio, poi, il calo è stato dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2013, registrando una contrazione di pari percentuale sia per i beni alimentari che per gli altri. A luglio, sia le piccole superfici che la grande distribuzione hanno accusato il colpo, con cali annui delle vendite rispettivamente del 2% e dello 0,9%. Il dato di luglio è importante, perché si tratta del secondo mese in cui i lavoratori italiani hanno potuto percepire il famoso bonus Irpef degli 80 euro in busta paga voluto dal governo Renzi. I consumi si mostrano insensibili al bonus, nonostante vada a beneficio dei lavoratori con redditi medio-bassi. Ora, se è vero, come afferma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che gli effetti della misura si noterebbero col passare del tempo, è altrettanto indubbio che l’impatto non c’è stato.   APPROFONDISCI – Prosegue la crisi dei consumi, il bonus degli 80 euro non ha effetto  

Crisi consumi perdura

E’ probabile che le famiglie stiano risparmiando il bonus, sia perché temono le conseguenze negative di una crisi che non accenna ad abbandonare il nostro paese, dopo tre anni consecutivi di recessione, sia perché ritengono che la misura possa essere solo temporanea e non strutturale, sia ancora per il timore che essa sia stata finanziata con aumenti di tasse e imposte.

A tale proposito basterebbe guardare al caos Tari-Tasi, con scadenze e aliquote del tutto ignote ai più. Infine, il flop degli 80 euro potrebbe essere dovuto a una ragione ancora più profonda: essa ha beneficiato le fasce della popolazione, che per quanto abbiano redditi modesti (fino a 24-26 mila euro lordi all’anno), godono pur sempre di un posto di lavoro. Il vero dramma dell’Italia è rappresentato, però, oggi dall’ampia platea di persone senza un’occupazione, siano essi giovani o meno.   APPROFONDISCI – Confindustria: Italia in recessione anche quest’anno. 7,8 milioni senza lavoro, consumi piatti    

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