Il bonus di Natale di Conte è un’indecenza inutile e che offende chi lavora

Il governo vorrebbe erogare un altro bonus di 500 euro a dicembre per chi è in cassa integrazione o ha perso il lavoro. La misura costerebbe tanti soldi e non funzionerebbe.

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Bonus di 500 euro a Natale a chi sta in cassa integrazione da almeno otto settimane a causa dell’emergenza Covid. Il premier Giuseppe Conte ci sta pensando, pur trovando resistenze tra i suoi stessi ministri, alcuni dei quali credono che la misura sia “diseducativa”. Una gratifica dicembrina prefestiva, che lo stato offrirebbe a quella parte della popolazione che si presume stia patendo maggiormente per la crisi economica scatenata dalla pandemia. La seconda ondata di contagi ha imposto nuove chiusure di attività e limitato la mobilità della popolazione, con ogni probabilità provocando il ritorno dell’economia italiana in recessione.

Quella dei bonus è diventata una fissa di Conte. Il termine è ormai utilizzato anche impropriamente per quella giungla di sussidi elargiti spesso indiscriminatamente in questi mesi di emergenza Covid, che stanno pesando sulle casse dello stato per decine e decine di miliardi di euro. Poiché il PIL italiano è atteso in calo a doppia cifra dal Fondo Monetario Internazionale, ben oltre la media dell’Eurozona, si avrebbe la conferma che queste misure non stiano affatto funzionando.

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Perché i bonus non funzionano

Come non parlare del flop imbarazzante del bonus vacanze? Stanziato 1 miliardo di euro, le richieste pervenute sono state pari solamente al 35,1%, ma la spesa effettiva ad oggi realizzata non supera i 154 milioni, il 15,4% del budget. E perché questa misura non ha funzionato? Per il semplice fatto che non puoi immaginare di far andare in vacanza milioni di persone, mentre racconti loro che il rischio sanitario resti elevato e senza incidere favorevolmente sulle aspettative per il futuro.

Da mentalità dirigista, Conte non riesce a capire che i bonus non aiutano l’economia, non fanno ripartire i consumi e non creano le condizioni per uscire dalla crisi.

Le famiglie non stanno spendendo per tre ragioni fondamentali: hanno minori entrate; non possono spostarsi e uscire come vogliono a causa dei lockdown; hanno paura del futuro. Un sussidio come la cassa integrazione serve certamente a mantenere un minimo i livelli dei consumi, non anche a far dimenticare la paura che da qui a qualche mese il lavoro non ci sia più, magari quando verrà rimosso il divieto di licenziare.

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Si ammassano i debiti a carico di chi lavora

I vari bonus inventati dal governo hanno natura straordinaria e per questo non mutano in meglio le aspettative delle famiglie. Se a una persona che ha perso il lavoro dai 500 euro, questi non li spenderà subito, ma li metterà da parte nel caso in cui gli servissero se le cose non dovessero migliorare. Per agire sui consumi, bisogna migliorare le prospettive con misure di sostegno all’occupazione e alla produzione. Nulla di tutto questo sta avvenendo sotto questo governo, che sta sprecando malamente la tregua concessaci dalla BCE sui mercati, indebitandoci per misure propagandistiche e inutili per contrastare la crisi.

Oltre tutto, non è neppure vero che le vere vittime della crisi siano i cassintegrati. Tutto sommato, essi possono percepire un reddito perlopiù non troppo dissimile dallo stipendio che guadagnavano. La vera emergenza riguarda due fasce particolari della popolazione: i lavoratori in nero, che non possono accampare alcun diritto in tal senso; i giovani. Questi ultimi ancora meno di prima riescono ad accedere al mercato del lavoro, rimanendo sospesi in una condizione di inattività senza credibili chance a breve e medio termine e gravando sulle spalle dei genitori, magari già di loro in difficoltà.

In generale, poi, l’idea che lo stato a Natale dia la paghetta a milioni di persone, anziché preoccuparsi di farle tornare al più presto al lavoro, non è soltanto diseducativo, ma costituisce un’offesa vergognosa per quelle milioni di persone che con il loro lavoro stanno sostenendo la baracca in tempi così duri, consentendo al governo di spendere e spandere senza ritegno.

Saranno essi stessi chiamati a pagare per queste elargizioni, che prendono la forma di nuovo debito pubblico. Quello che gli amici di Conte a Bruxelles pretenderebbero pure che la BCE cancellasse, ignorando la pessima qualità della spesa in deficit dell’Italia.

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