Il “bluff” di Draghi alla prova dei mercati. Crisi Italia farà da detonatore?

Gli investitori potranno testare le intenzioni della BCE e verificare se effettivamente esiste un piano anti-spread. La crisi di governo in Italia potrebbe essere la scintilla della nuova ondata di tensioni finanziarie

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Gli investitori potranno testare le intenzioni della BCE e verificare se effettivamente esiste un piano anti-spread. La crisi di governo in Italia potrebbe essere la scintilla della nuova ondata di tensioni finanziarie

Roma brucia. E ancora una volta è la politica ad avere appiccato l’incendio con l’ennesima crisi di governo, quando siamo ad appena 5 mesi dalla nascita dell’esecutivo delle larghe intese a guida Enrico Letta.

L’impennata dello spread btp bund di questa mattina porta con sé conseguenze drammatiche per il sistema bancario italiano, che ha in pancia qualcosa come 400 miliardi di euro di BoT e BTp, segnando un nuovo record di sempre. Quasi un quarto del debito pubblico italiano circolante è nelle mani degli istituti del Bel Paese e nonostante la crisi dello spread, la corsa agli acquisti è proseguita. Anzi, proprio a causa della crisi.

 

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Un paradosso? Non proprio. Era il 26 luglio del 2012, quando nel bel mezzo di una tempesta finanziaria europea (spread BTp-Bund oltre 530 bp), il governatore della BCE, Mario Draghi, annuncia che farà tutto ciò che è necessario per salvare l’euro (“whatever it takes”), prospettando quel piano anti-spread, noto come Omt, presentato poi al pubblico il 6 settembre seguente. La furia contro BTp e Bonos si arrestò e gli spread si sono nel frattempo dimezzati sulla convinzione che in ogni caso Francoforte interverrà a salvare i Piigs se ce ne fosse bisogno.

Questo annuncio ha avuto l’effetto di indurre le banche a comprare BoT e BTp di fatto a rischio zero, vista la promessa della BCE, ma a rendimenti ancora molto allettanti e diverse volte superiori al tasso dell’1% a cui l’Eurotower ha prestato 237 miliardi alle banche italiane con le due aste Ltro.

 

400 miliardi di titoli in pancia alle banche italiane

Ma adesso che tornano le tensioni contro l’Italia, i 400 miliardi di titoli in pancia rappresentano un problema.

Specie per istituti come MpS (29 miliardi), che dovranno fare i conti con nuovi contraccolpi al loro patrimonio, avendo già capitali ritenuti insufficienti. Non a caso, alle ore 10 Siena perdeva il 3,55%, precipitando sotto la soglia dei 20 centesimi.

E la crisi politica italiana potrebbe essere quell’innesco della bomba sui mercati d’Europa, con gli investitori che inizierebbero a testare le effettive capacità e volontà della BCE di dare seguito a una promessa rimasta ad oggi vuota.

Beninteso. Saremo la classica goccia che fa traboccare il vaso, non la causa in sé. Un pretesto, insomma, perché è da mesi che diversi analisti spiegano che i mercati verificheranno in autunno la bontà dell’Omt, dopo le elezioni federali in Germania, avvenute otto giorni fa. Una delle dichiarazioni più autorevoli in tal senso è dell’ex banchiere tedesco della BCE, Juergen Stark, che parla di possibile attacco anche contro la Francia.

Per le banche, l’aiuto potrebbe ancora una volta arrivare dalla BCE, con Draghi che pochi giorni fa ha paventato l’ipotesi di una terza asta Ltro. Più che una soluzione, sarebbe l’ennesimo abbraccio mortale tra banche e stati, con questi ultimi a scaricare sui bilanci delle prime gli effetti negativi della loro crisi fiscale e viceversa. Un corto-circuito.

 

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