Il balletto della Fed sul “tapering” porta i mercati alla schizzofrenia

Dopo l'ultima decisione della Fed, che ha lasciato inalterato il suo QE3, i mercati stanno perdendo fiducia in Bernanke. E per JP Morgan il numero uno della Federal Reserve è uno "smidollato". Ora è difficile prevedere cosa abbiano in mente nel Fomc

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Dopo l'ultima decisione della Fed, che ha lasciato inalterato il suo QE3, i mercati stanno perdendo fiducia in Bernanke. E per JP Morgan il numero uno della Federal Reserve è uno

Diciamoci la verità. La decisione della Federal Reserve di mercoledì sera di lasciare inalterato il piano di acquisti da 85 miliardi mensili di Treasuries e bond immobiliari ha spiazzato tutti. E quale che sia l’opinione sulle politiche monetarie, la mossa rappresenta un’evidente contraddizione con la strategia comunicativa messa in piedi da quattro mesi a questa parte. Sin da maggio, infatti, il governatore Ben Bernanke ha annunciato a ripetizione che sarebbe arrivato presto il “tapering”, cioè la riduzione degli stimoli monetari. E i mercati hanno iniziato a riposizionarsi, da un lato smobilitando capitali dalle economie emergenti e facendoli affluire negli USA e in Europa (vedi crisi valutaria dei Brics), dall’altro hanno scontato un rialzo dei rendimenti del comparto obbligazionario, con i Treasuries che sono arrivare a rendere fino al 3% nelle scorse sedute, quando a maggio esitavano ancora tassi sotto l’1,5%.

E dopo la “sorpresa” di mercoledì, i rendimenti decennali dei titoli di stato USA si sono affievoliti al 2,7%, dando vita al ribasso più marcato dal 2009, mentre l’azionario si è portato ai massimi di sempre, con guadagni del 150% dal 2009, ossia dal dopo Lehman Brothers.

 

Credibilità ai minimi per lo “smidollato” Bernanke

In sostanza, l’assoluta mancanza di chiarezza della Fed sta portando i mercati alla schizzofrenia, con rialzi e ribassi dei rendimenti e dei prezzi delle azioni a ogni decisione inattesa e ad ogni pubblicazione delle minute del Fomc.

Il paradosso sta nel fatto che dopo ogni board mensile, Bernanke dichiara di essere pronto a ridurre gli stimoli, che l’America è in ripresa “moderata”, per poi smentirsi con le azioni. Tanto che JP Morgan ha commentato a caldo il mancato “tapering” di mercoledì, dando al governatore dello “smidollato“.

Ma diversi commenti di altri istituti sono stati persino molto più duri. Edoardo Chiozzi Millelire, responsabile per l’Italia di Convictions Am, ha parlato di problema di credibilità per Bernanke, aggiungendo che il governatore non si sarebbe mostrato a suo agio nel comunicare il mantenimento intatto del QE3.

Harm Bandholz, capo economista di Unicredit per gli USA, ritiene che Bernanke abbia perso un’occasione, dato che i mercati avevano scontato la decisione di ridurre gli stimoli. Che per Chiozzi avrebbero dovuto essere allentati di qualche miliardo, almeno per dare un segnale ai mercati e per non creare sorprese.

Più in generale, i commentatori stanno valutando l’impatto di questa decisione spiazzante sulla credibilità della Fed, le cui mosse si basano su un patto implicito e non dichiarato con gli investitori, per cui l’istituto si adegua alle aspettative del mercato. Adesso, sembra sconfessarle, dopo averle create. Un nonsenso che getta parecchio discredito sulla banca centrale americana e che potrebbe portare a una volatilità eccessiva dei mercati, anche perché tra qualche mese arriverà alla guida della Fed un nuovo governatore.

In quattro mesi abbiamo assistito a comunicazioni senza un filo logico, ma con un mood di sottofondo: il QE3 sta per essere ridotto. La crescita americana è stata considerata a tratti “modesta”, a tratti “moderata”, la ripresa del mercato del lavoro tra incerta e stabile. Insomma, non si capisce cosa pensino dentro l’istituto. Peggio: il “vorrei, ma non posso” di Bernanke suggerirebbe ai mercati il timore che con il “tapering” ci sarebbero conseguenze molto negative per titoli ed economia reale, accrescendo così la dipendenza degli investitori verso le misure monetarie ultra-espansive.

Qualcuno potrebbe arrivare ad ipotizzare che gli USA possano cadere prestissimo in una sorta di trappola della liquidità alla giapponese. E’ inutile che pompi sempre più liquidi in circolazione; sotto una certa soglia, i tassi non scendono più e la politica monetarie diventa inefficace, quanto dannosa.

 

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