Le imprese familiari in Asia hanno subito o prevedono di subire l’impatto delle tecnologie disruptive

Uno studio di Lombard Odier ha rivelato che il 94,1% delle imprese familiari in Asia ha subito o prevede di subire l’impatto di almeno una tecnologia disruptive

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Uno studio di Lombard Odier ha rivelato che il 94,1% delle imprese familiari in Asia ha subito o prevede di subire l’impatto di almeno una tecnologia disruptive

Uno studio condotto da Lombard Odier, wealth e asset manager a livello internazionale, ha rivelato che il 94,1% delle imprese familiari in Asia ha subito o prevede di subire l’impatto di almeno una tecnologia disruptive. Tuttavia, solo la metà delle aziende è preparata ad intraprendere degli step che vadano oltre la semplice consapevolezza dell’esistenza di queste tecnologie al fine di incorporarle attivamente all’interno dei proprio business model.

Sensibilizzazione ma azione limitata

Se da un lato, oltre il 60% degli intervistati ha adottato misure per identificare e comprendere la natura delle tecnologie disruptive, dall’altro, solo un terzo ha individuato chiaramente quale sarà la futura direzione del proprio settore, mercato o attività commerciale in uno scenario altamente tecnologico che suppone cambiamenti dirompenti. Il 12% non ha intrapreso alcuna azione per far fronte alle tecnologie disruptive, mentre meno del 30% è riuscito ad abbracciare un profondo processo di trasformazione, integrando queste nuove tecnologie nei modelli di business esistenti. In media, un’impresa a conduzione familiare in Asia impiega approssimativamente 28 mesi per identificare e mettere in pratica un piano per rispondere ai cambiamenti apportati da una tecnologia disruptive.

Ostacoli alla lotta contro la disruption

Le principali barriere che impediscono alle aziende asiatiche a conduzione familiare di superare la disruption comprendono un modo di pensare ancora rigido, legami emotivi con il personale di lunga data e le risorse esistenti, formalizzazione e resistenza politica. Le aziende familiari asiatiche mostrano anche una bassa dipendenza dai fornitori di capitale esterno, fattore che sottolinea i loro timori nel veder diminuire il proprio controllo all’interno dell’azienda. Le famiglie dovrebbero rivedere la propria idea di gestione dell’azienda. Una delicata gestione del
controllo dell’azienda e delle risorse della stessa può tradursi in maggiori possibilità di cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie disruptive.

Il professor Roger King, del Tanoto Center for Asian Family Business and Entrepreneurship Studies di HKUST, ha dichiarato: “Gli attuali proprietari delle aziende asiatiche a conduzione familiare devono aprirsi a nuovi orizzonti, utilizzare le tecnologie disruptive e rimodellare le proprie attività. In Asia, molte imprese familiari devono ancora superare la fase della sensibilizzazione e sono ben lungi dal formulare strategie competitive per trarre vantaggio dalle opportunità create delle tecnologie disruptive. Nonostante i consulenti esterni e gli investimenti possono essere molto utili in questo processo, i risultati della nostra ricerca hanno dimostrato che solo un quarto delle aziende
a conduzione familiare in Asia ha attinto a competenze esterne per gestire i cambiamenti apportati da nuove tecnologie. Questo attaccamento a obsolete modalità di gestione di un’azienda potrebbe rivelarsi una lezione molto costosa per le imprese familiari che si trovano ad affrontare repentini cambiamenti ambientali”.

Altre regioni meno colpite rispetto all’Asia

Oltre il 94% degli intervistati in Asia ha dichiarato che le aziende a conduzione familiare hanno subito l’impatto di almeno una tecnologia disruptive. Questo dato è in forte contrasto con un’indagine separata condotta nel 20171, in cui oltre la metà delle imprese familiari in Europa, Medio Oriente e Africa ha indicato di non aver assistito ad alcun cambiamento nel mercato. Sebbene quello tecnologie disruptive non sia un fenomeno circoscritto all’Asia, sembra che le imprese a conduzione familiare della regione si trovino ad affrontare un’intensa attività di trasformazione dovuta a ondate di nuove tecnologie disruptive. “Le aziende a conduzione familiare devono sforzarsi di mantenere la flessibilità e l’agilità per essere in grado di rispondere tempestivamente alla disruption. Questa può rappresentare una sfida man mano che le dimensioni di un’azienda a conduzione familiare aumentano e quando la gestione della
stessa viene tramandata di generazione in generazione”, ha affermato Vincent Magnenat, Limited Partner e CEO Asia Pacific di Lombard Odier.

Abbracciare le differenze generazionali – “Non è una condanna”

Lo studio ha rilevato che la Generazione X ha impiegato più tempo a identificare le tecnologie disruptive rispetto alla Generazione Y. Le famiglie dovrebbero prendere attivamente in considerazione delle strategie che sfruttino le competenze digitali della Generazione Y e inseriscano i nativi digitali locali all’interno del processo per rispondere alla disruption tecnologica. Tuttavia, le famiglie dovrebbero anche essere consapevoli dell’esistenza di altre potenziali
differenze generazionali. Gli esponenti delle Generazioni Y/Z sono molto più focalizzati sul concetto di lavoro in proprio rispetto alla Generazione X. Il 34% degli appartenenti alla nuova generazione vuole gestire o lavorare nell’azienda di famiglia mentre, parallelamente, cerca di avviarne una propria. Incoraggiare le nuove generazioni a sviluppare iniziative proprie sfruttando le nuove tecnologie può portare a nuovi flussi di reddito per l’impresa di famiglia. In alternativa, un’altra opzione valida e preziosa potrebbe essere quella permettere al figlio di uscire dall’azienda per accumulare esperienze in aree diverse, azione che, se ben pianificata, può contrastare i driver della disruption. Magnenat ha aggiunto: “Lo studio ha evidenziato la capacità della Generazione Y di apportare valore grazie alla più rapida identificazione di tecnologie disruptive rispetto a alle generazioni precedenti, anche se un numero crescente di persone desidera avviare un’attività propria. Le famiglie dovrebbero cercare di sfruttare le conoscenze digitali dei membri più giovani della famiglia o, in alternativa, cogliere le opportunità offerte dalle nuove generazioni per fare delle start-up o spin-off guidati dalle nuove generazioni delle vere forze di disruption“.

Lo studio si basa sulle esperienze di vita reale di Richie Eu (esponente di quinta generazione di una famiglia cinese che da 140 anni gestisce Eu Yan Sang, azienda di medicina tradizionale), Juthasree “June” Kuvinichkul (terza generazione alla guida di Metta Group, azienda familiare tailandese del settore delle commodity, e co-fondatore di Grab Taxi Thailand) e Terukazu Mishiba (esponente di seconda generazione di LAC Co, un importante fornitore di sicurezza informatica, e proprietario di una teahouse giapponese di alta qualità, Chasanraku Tea Room). In Asia, Lombard Odier, grazie a tre uffici diffusi su tutto il territorio, fornisce soluzioni di gestione patrimoniale, compresi DPM e servizi alle famiglie, a imprenditori e imprese a gestione familiare, nonché ai clienti dei partner bancari di tutta la regione.

 

 

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Argomenti: Altre economie