Il 2021 sarà ancora l’anno dei Bitcoin dopo i prezzi quadruplicati nel 2020?

Nell'anno appena trascorso la "criptovaluta" è stata la superstar dei mercati, per certi aspetti inattesa. Vediamo il possibile trend di questo 2021.

di , pubblicato il
Bitcoin superstar anche nel 2021?

L’anno appena trascorso ha visto esplodere le quotazione dei Bitcoin di oltre il 300%. Ieri, hanno superato abbondantemente i 29.000 dollari, portando la capitalizzazione dell’intero mercato della “criptovaluta” a 540 miliardi di dollari. In un anno, quindi, i prezzi si sono più che quadruplicati, se si pensa che il 2020 si fosse aperto a poco oltre i 7.000 dollari. Il boom è stato trainato essenzialmente dalla caccia a nuovi assets più redditizi da parte degli investitori, a fronte di azioni e obbligazioni divenute carissime e dai rendimenti medi oramai bassissimi. Per le seconde, risultano negativi su titoli per circa 18.000 miliardi di dollari.

Bitcoin provoca inquinamento? La soluzione potrebbe arrivare dalla Scandinavia

Negli ultimissimi mesi del 2020, numerose case d’investimento hanno annunciato acquisti anche ingenti di Bitcoin con l’obiettivo dichiarato di partecipare al boom e aumentare la redditività dei rispettivi portafogli. Il cambio di atteggiamento della finanza tradizionale sta rappresentando una svolta per il mondo delle monete digitali, fino a poco tempo fa guardato con estremo sospetto, se non con palese diffidenza. Non tutti gli analisti e gli stessi investitori concordano sull’opportunità di puntare sui Bitcoin o anche su “criptovalute” rivali. L’economista Nouriel Roubini nei giorni scorsi ha dichiarato espressamente che questi assets sarebbero del tutto privi di valore e che dietro il boom dei loro prezzi vi sarebbe semplicemente una gigantesca bolla speculativa. Sarà, ma cosa dire degli assets tradizionali, i cui valori di acquisto sono diventati in moltissimi casi ridicoli?

Prospettive del Bitcoin per il 2021

Il 2021 potrà essere l’anno del consolidamento dei Bitcoin, qualora questa accettazione crescente riscontrata tra i finanzieri dilagasse. E un ingrediente fondamentale che sta alla base di qualsivoglia valuta, intesa come mezzo di pagamento e riserva di valore nel tempo, è la fiducia.

E’ notizia di questa settimana che il giocatore di football americano, Russell Okung, ha raggiunto un accordo con la società per cui svolge il ruolo di “offensive tackle”, la Carolina Panthers, affinché metà del suo stipendio stagionale di 13 milioni di dollari gli venga pagato in Bitcoin. La notizia non è stata una vera sorpresa per la National Football League, perché Okung è da tempo un dichiarato sostenitore della moneta digitale, da quando giocava per i Los Angeles Chargers.

Tecnicamente, la società non gli verserà Bitcoin, ma accrediterà 6,5 milioni di dollari su Strike, un’applicazione usata per effettuare pagamenti nella moneta digitale. A quel punto, avverrà la conversione. Ai prezzi attuali, Okung riceverebbe meno di 225 Bitcoin. Chiaramente, questo espediente rappresenta un grossissimo rischio per il giocatore. Se i prezzi precipitassero, il suo portafoglio virtuale crollerebbe di valore. Per contro, se i prezzi continuassero a salire, il suo stipendio nei fatti lieviterebbe senza pesare sui conti della società.

Il caso si rivela abbastanza interessante, perché potrebbe essere seguito non solo dai colleghi di Okung, ma anche da professionisti di vari sport e celebrità dello show-business, dando vita a quella che diverrebbe a tutti gli effetti una moda con risvolti molto positivi per la diffusione dei Bitcoin tra il vasto pubblico.

E se Wall Street continuerà a mettere piede su questo mercato, l’opinione pubblica ne ricaverà un senso di rassicurazione, perché laddove investe la grande finanza tendono ad esservi maggiore stabilità dei corsi e opportunità di profitto. Infine, il 2021 dovrebbe essere l’anno del rimbalzo per l’economia mondiale, con tanto di rischio reflazione dietro l’angolo. La perdita del valore di acquisto non sarebbe sostenibile dal mercato obbligazionario e lo stesso azionario avrebbe difficoltà a proseguire il trend di crescita, specie negli USA, dove le quotazioni sono arrivate ben sopra la media storica in rapporto agli utili. Il Bitcoin diverrebbe una sorta di oro virtuale con cui proteggere i capitali, confidando nella sua offerta limitata nel tempo e non manovrabile da governi e banche centrali.

Bitcoin verso i 50.000 dollari? Il vero segnale “bullish” sarebbe legato all’oro

[email protected] 

Argomenti: