Ici non versata dalla Chiesa: l’Italia deve riscuoterla, a dirlo la Corte Ue

L'Italia deve riscuotere l'Ici non versata dalla Chiesa secondo la decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

di Chiara Lanari, pubblicato il
L'Italia deve riscuotere l'Ici non versata dalla Chiesa secondo la decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

L’Italia deve riscuotere l’Ici non versata dalla Chiesa nel periodo che va dal 2006 al 2012, anno in cui è entrata in vigore l’Imu. A stabilirlo una recente decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha dunque annullato la decisione della Commissione Ue nel 2012 e la sentenza del tribunale Ue di 4 anni dopo. Quantificato in cifre, si parla di circa 4 miliardi di euro non pagati dalla Chiesa cattolica alle casse dello Stato italiano in un periodo complessivo di 6 anni. Tra i ricorrenti, coloro cioè che hanno presentato ricorso, figura la scuola elementare Montessori della città di Roma. Le dichiarazioni del legale della scuola – l’avvocato Edoardo Gambaro – sono state riprese dal Sole 24 Ore.

“Sentenza storica”, parola dell’avvocato Gambaro (legale scuola Monterossi di Roma)

Parla di “sentenza storica” l’avvocato Edoardo Gambaro, consapevole che la scelta presa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea non era affatto scontata, dopo i due ricorsi falliti in precedenza. Ora la decisione assunta dalla Corte Ue ribalta tutto, facendo esultare anche i Radicali, al fianco della scuola elementare Monterossi di Roma da diversi anni. Ad essere investiti dalla sentenza stabilita dalla Corte europea anche tutte le attività non commerciali che hanno usufruito dello speciale trattamento assegnato dallo Stato italiano agli enti religiosi e no profit.

Confermata l’esenzione dell’Imu

L’esito del ricorso presentato alla Corte di Giustizia europea è stato positivo al 50 per cento. Se infatti l’Ue ha dato ragione ai ricorrenti per quanto riguarda il pagamento dell’Ici, al contrario ha ritenuto legittima l’esenzione dall’Imu di cui godono gli enti religiosi e no profit qualora l’attività all’interno di essi sia svolta senza fini di lucro. Lo ha sottolineato lo stesso monsignore Stefano Russo, attuale segretario generale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), il quale ha inoltre affermato che è necessario distinguere tra attività in forma commerciale e attività senza fini commerciali.

8 per mille alla Chiesa, ecco come Salvini punirebbe i vescovi CEI pro-migranti

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica Europa, Politica italiana