I tre referendum anticasta proposti da “Nun te regghe più”

"Nun te regghe più", un gruppo attivo sul social network facebook, si sta muovendo per trasformare in referendum tre proposte di Legge di iniziativa popolare, raccogliendo le firme necessarie.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il

Nun te regghe più” è un gruppo di cittadini, apartitici, che crede nella democrazia diretta e che è nato su Facebook nel luglio del 2011. Da allora ha avuto una larga adesione arrivando a sfiorare  i 100 mila “fan” proprio in virtù dei temi sociali che tratta, del fatto che non si limita a lamentarsi dello stato delle cose ma si attiva e fa in modo di cambiarlo. Proprio per questo ora il gruppo si sta nuovamente mobilitando,  fra pochi giorni partirà una nuova iniziativa, la raccolta firme per  tre proposte di Legge di iniziativa popolare. Una prima raccolta firme, già effettuata dai volontari e da coloro che si sono mobilitati insieme al gruppo “Nun Te regghe più” ha avuto termine a marzo ed ha portato al raggiungimento di 120mila firme per un’altra proposta di Legge di iniziativa popolare: “Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale”. Ora la proposta in questione è un l’Atto della Camera dei Deputati n°5105 in corso di esame in Commissione Affari Costituzionali. La prima legge di inziativa popolare promossa da un gruppo apartitico ad arrivare alla Camera. Questo per dimostrare che le cose si possono ottenere senza il bisogno dell’appoggio dei partiti e della politica.   Il loro obbiettivo adesso come già detto sono tre nuove proposte di Referendum per le quali inizieranno a raccogliere le firme il 3 dicembre prossimo; le proposte  sono state depositate il 7 novembre scorso presso la Corte Suprema e l’8 novembre sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Questo gruppo affiatato e numeroso formato da persone volenterose sicuramente ha bisogno dell’aiuto di tutti coloro che sono disposti a darlo, sia soltanto apponendo la propria  firma, sia rendendosi disponibile come referente nel proprio comune per aprire un centro di raccolta  firme. Le tre proposte di Legge di iniziativa popolare sono riportate integralmente di seguito  

“Abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e ai comitati promotori del referendum”.

Articolo 1. Sono vietati i finanziamenti, i contributi e i rimborsi elettorali, comunque denominati, sotto qualsiasi  forma e in qualsiasi modo  erogati,  da  parte  di  organi  della  pubblica amministrazione, di enti pubblici statali, regionali, provinciali o locali, da parte di enti economici statali o parastatali, di società con partecipazione  di capitale pubblico superiore al 10 per cento o di società controllate da queste ultime, ferma  restando  la  loro  natura  privatistica,  a favore di partiti o loro articolazioni  politico-organizzative  e  di gruppi parlamentari. Sono  vietati  altresì  i  finanziamenti  o  i  contributi   sotto qualsiasi forma, diretta  o  indiretta,  da  parte  di  società non  comprese tra quelle  previste  nel  comma  precedente  in  favore  di partiti  o  loro  articolazioni   politico-organizzative   o   gruppi parlamentari, salvo che tali finanziamenti o contributi  siano  stati deliberati dallo organo sociale competente e regolarmente iscritti in bilancio e sempre che non siano comunque vietati dalla legge. Articolo 2 Sono vietati i finanziamenti, i contributi e i rimborsi, comunque denominati, sotto qualsiasi  forma e in qualsiasi modo  erogati,  da  parte  di  organi  della  pubblica amministrazione, di enti pubblici statali, regionali, provinciali o locali, da parte di enti economici statali o parastatali, di società con partecipazione  di capitale pubblico superiore al 10 per cento o di società controllate da queste ultime, ferma  restando  la  loro  natura  privatistica,  a favore di fondazioni culturali, quotidiani, settimanali, emittenti radio ed emittenti televisive, siti internet, blog e ogni altro mezzo di comunicazione, direttamente o indirettamente collegati a partiti o loro articolazioni  politico-organizzative  e  di gruppi parlamentari. Articolo 3 Sono consentiti i finanziamenti, i contributi e i rimborsi, comunque denominati a favore di partiti o loro articolazioni  politico-organizzative  e  di gruppi parlamentari da parte di persone fisiche, con la possibilità di detrazione ai fini Irpef per una somma massima di € 5.000,00 annui. Articolo 4 Tutti i finanziamenti, i contributi e i rimborsi, comunque denominati a favore di partiti o loro articolazioni  politico-organizzative  e  di gruppi parlamentari devono essere necessariamente rendicontati nel bilancio degli stessi. Articolo 5 Sono vietati  i finanziamenti, i contributi e i rimborsi elettorali, comunque denominati, sotto qualsiasi  forma e in qualsiasi modo  erogati,  da  parte  di  organi  della  pubblica amministrazione, di enti pubblici statali, regionali, provinciali o locali, da parte di enti economici statali o parastatali, di società con partecipazione  di capitale pubblico superiore al 10 per cento o di società controllate da queste ultime, ferma  restando  la  loro  natura  privatistica,  a favore di comitati promotori di referendum. Sono consentiti i finanziamenti, i contributi e i rimborsi, comunque denominati a favore comitati promotori di referendum da parte di persone fisiche, con la possibilità di detrazione ai fini Irpef per una somma massima di € 5.000,00 annui. Articolo 6 La Legge 3 giugno 1999 n. 157 è abrogata e sostituita integralmente dalla presente legge. “Istituzione del tetto massimo per le pensioni e introduzione del reddito minimo garantito”. Articolo 1. 1. Il trattamento pensionistico dei cittadini italiani erogato da qualsiasi Istituto previdenziale pubblico o privato, derivante da qualsiasi attività lavorativa, indipendentemente dal sistema contributivo o retributivo, non potrà esser superiore nel massimo alla somma di euro 10.000,00 (diecimila) mensili, rivalutabili annualmente secondo la variazione degli indici dei prezzi al consumo elaborati dall’ISTAT, per un totale di n. 13 mensilità complessive e per un totale annuo di euro 130.000,00 (centotrentamila). 2. E’ previsto il cumulo di trattamenti pensionistici erogati da Enti diversi ovvero dallo stesso Ente a diverso titolo solo entro la soglia massima prevista nel comma 1. 3. Le somme eccedenti la soglia massima prevista al comma 1 eventualmente risultanti dai calcoli contributivi all’atto della percezione del trattamento pensionistico da parte del lavoratore, saranno versate direttamente dall’Ente erogatore al “Fondo per il reddito minimo garantito”, istituito presso l’INPS. 4. Dal giorno di entrata in vigore della presente legge, i trattamenti pensionistici in corso di erogazione saranno automaticamente adeguati ai limiti massimi previsti al comma 1. Le eventuali somme percipiende eccedenti il tetto previsto al comma 1 saranno destinate al “Fondo per il reddito minimo garantito”, istituito presso l’INPS.   Articolo 2 1. In attuazione dell’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e degli articoli 2,3,4 e 38 della Costituzione Italiana, è istituito il “Reddito minimo garantito”, consistente in una erogazione pari ad € 7.200,00 netti annui, suddivisi in 12 rate mensili di 600,00 ciascuna. 2. Sono requisiti necessari per l’accesso al Reddito minimo garantito: 1) La maggiore età 2) La cittadinanza italiana da almeno 18 mesi 3) L’iscrizione presso i competenti Uffici territoriali per l’impiego per i soggetti di età compresa tra i 18 ed i 60 anni di età. 3. Coloro che dispongano di fonti di reddito, comunque denominate, ivi comprese le pensioni sociali, i sussidi diretti o indiretti, i contributi di solidarietà a carico degli Enti locali per il pagamento di canoni di locazione e/o delle utenze, avranno diritto alla percezione del Reddito minimo garantito solo se tali redditi, sommati tra di loro, risultino inferiori alla soglia di € 600,00 mensili e solo nella misura eventualmente necessaria al raggiungimento di tale somma. 4. Il soggetto avente diritto al Reddito minimo avente età compresa tra i 18 e i 60 anni deve essere obbligatoriamente iscritto nelle liste del Centro per l’impiego competente per territorio. Nel caso in cui il soggetto rifiuti di prestare attività lavorativa, anche a tempo determinato, secondo le indicazione e le proposte fornite dal Centro per l’impiego competente, l’erogazione del reddito minimo sarà immediatamente revocata con effetto immediato e senza possibilità di ripristino. 5. Il beneficiario dell’erogazione del Reddito minimo garantito che percepisca redditi, comunque denominati, il cui cumulo superi la somma di € 600,00 mensili, decade dal beneficio in via automatica. 6. E’ istituito presso l’INPS il “Fondo per il reddito minimo garantito”, che provvede al versamento del “reddito minimo Garantito”. 7. Il Governo è delegato all’emanazione, entro il termine di giorni 120 dall’entrata in vigore della presente legge, delle disposizioni regolamentari della disciplina pensionistica, al fine di renderla coerente con la presente legge. 8. I fondi per la istituzione ed erogazione del “reddito minimo Garantito” da parte del “Fondo per il reddito minimo garantito” sono derivanti dai versamenti effettuati dagli Enti competenti in ottemperanza dell’istituzione della soglia massima prevista dall’articolo 1 commi  1 e 3 della presente legge. “Termini per la discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare”. Art. 1 Articolo 49 bis L. 352/1970 Le proposte di legge di iniziativa popolare presentate al Presidente di una delle due Camere ai sensi dell’art. 49 comma I, successivamente alla verifica della regolarità delle firme di cui all’art. 49 comma II, devono essere assegnate alle Commissioni camerali competenti per l’esame e la discussione entro il termine di 120 giorni decorrenti dalla comunicazione ai proponenti della verifica della regolarità delle firme dei richiedenti. Entro il medesimo termine, le proposte di legge devono essere calendarizzate per la discussione delle competenti Commissioni assegnatarie, a norma dei vigenti regolamenti parlamentari. La discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare deve concludersi entro il termine di 240 giorni decorrenti dalla comunicazione ai proponenti della verifica della regolarità delle firme dei richiedenti.

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Argomenti: Cittadinanza attiva