I tassi zero negli USA non entusiasmano più, ecco perché

Il mancato rialzo dei tassi USA da parte della Fed non entusiasma più i mercati, perché segnala i timori sull'economia mondiale.

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Il mancato rialzo dei tassi USA da parte della Fed non entusiasma più i mercati, perché segnala i timori sull'economia mondiale.

La decisione del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, di tenere fermi i tassi USA per la 55-esima volta di fila non si è tradotta in un brindisi sui mercati borsistici. Al contrario, Wall Street chiude in lieve calo e la Borsa di Tokyo, complice il rafforzamento dello yen sul dollaro, cede ben il 2%. Eppure, l’annuncio dell’istituto avrebbe dovuto spronare gli acquisti. In effetti, avevamo anticipato già ieri che se la Fed non avrebbe alzato i tassi, sarebbe stato un segnale negativo, in quanto frutto dei timori sull’economia americana e mondiale. Ne ha dato ampiamente conferma la stessa Yellen, sia con le nuove stime sul pil e sull’inflazione negli USA, sia con i commenti resi in conferenza stampa.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/tassi-usa-se-la-fed-non-li-alza-stasera-sara-un-brutto-segnale/  

Economia USA meno brillante delle attese precedenti

Partiamo dalle prime. Il pil americano dovrebbe crescere quest’anno del 2,1%, più dell’1,9% atteso a giugno. E il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 5%, meno del 5,3% indicato nelle proiezioni di giugno e anche più basso del 5,1% di agosto. Fin qui, tutto bene. Ma per l’anno prossimo, la crescita dovrebbe accelerare al 2,3% (dal +2,5% di giugno) e nel 2017 è attesa al 2,2% (da +2,3%). Quanto all’inflazione, il dato è rivisto per quest’anno in calo dal +0,7% di giugno al +0,4%, anche se l’inflazione “core”, quella depurata dalle componenti più volatili, è data in crescita dal +1,3% al +1,4%. Ma salirà all’1,7% nel 2016 (da +1,8%) e all’1,9% tra 2 anni (dal +2%). Al contrario, il tasso di disoccupazione è l’unico a restare migliore delle precedenti stime lungo l’intero triennio, atteso in calo al 4,8% nel 2016 e 2017, meno del 5,1% e 5% rispettivamente indicati 3 mesi. Nel lungo termine, esso si attesterebbe al 4,9% dal 5% precedente, mentre la crescita del pil resta invariata al 2%.   APPROFONDISCI – https://www.

investireoggi.it/economia/locse-taglia-le-stime-sulla-crescita-mondiale-e-chiede-alla-fed-chiarezza-sui-tassi-usa/  

Mercato immobiliare e contesto internazionale alla base dell’ennesimo rinvio della stretta

La Yellen ha citato gli “sviluppi internazionali”, pur non volendoli enfatizzare, alla base della decisione della Fed di non alzare i tassi, secondo il principio del “wait and see”. Gli stessi compaiono nel comunicato rilasciato prima della conferenza stampa. Ma esistono anche alcuni fattori interni, che il governatore richiama esplicitamente per giustificare la sua scelta. E definisce “molto depresso” il mercato immobiliare americano, ritenendo basse le nuove costruzioni, additandone la causa a dinamiche demografiche e chiarendo che il settore, per quanto poco incisivo in sé sul pil, influenza la domanda e anche piccole variazioni del costo dei mutui avrebbero effetti su di esso.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/tassi-usa-la-cina-allontana-la-stretta-e-il-mercato-crede-al-rinvio/   Riassumendo, la Fed vede una crescita superiore alle attese di giugno per l’economia americana di quest’anno, ma taglia le stime per il biennio prossimo, così come quelle dell’inflazione per tutto il triennio. Migliora solo il mercato del lavoro, ma evidentemente il board ha paura che un aumento dei tassi oggi provocherebbe uno scivolamento verso uno stato di inflazione zero a medio e lungo termine. Se così fosse, non si capisce cosa dovrebbe cambiare con un rinvio della stretta monetaria di qualche mese. E se l’istituto cercasse, in realtà, di ridurre il più possibile il gap con le altre banche centrali, BCE in testa, in modo da minimizzare il tempo trascorso tra il primo rialzo dei  tassi USA e l’avvio della stretta anche da parte degli istituti stranieri? Sarà un caso, ma i traders stimano adesso a meno del 50% le probabilità di un avvio della stretta entro dicembre dal 64% di 2 giorni fa.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-fed-alzera-i-tassi-usa-con-mezzo-mondo-a-rischio-deflazione/   2015                          2016                                        2017 PIL                                                                     +2,1% (1,9%)*            +2,3% (+2,5%)                           +2,2% (+2,3%) INFLAZIONE                                                   +0,4% (+0,7%)          +1,7% (+1,8%)                             +1,9% (+2%) DISOCCUPAZIONE                                         5% (5,3%)                        4,8% (5,1%)                             4,8% (5%)   * Tra parentesi sono indicate le stime di giugno.

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