I tassi USA non sono l’unico vero problema della Fed, vediamo il dilemma della Yellen

Non solo i tassi USA rappresentano il nodo da sciogliere per la Fed. C'è anche una questione finora meno dibattuta dagli analisti, ma che sarà molto importante sin dai prossimi mesi.

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Non solo i tassi USA rappresentano il nodo da sciogliere per la Fed. C'è anche una questione finora meno dibattuta dagli analisti, ma che sarà molto importante sin dai prossimi mesi.

Rialzo o non rialzo. Sembra il tormentone di queste settimane negli USA e sui mercati finanziari di tutto il pianeta. Gli investitori si stanno chiedendo forse con eccessiva ossessione se la Federal Reserve intende alzare i tassi a giugno o se deciderà di rinviare la sua prima stretta monetaria dal 2006. Ogni dato dell’economia viene analizzato maniacalmente per scorgervi un segnale accomodante o restrittivo. Quello di cui pochi si sono ancora occupati è il vero grande problema che l’istituto ha davanti a sé nei prossimi mesi: il bilancio da 4.200 miliardi di dollari.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, le colombe alzano la voce e la stretta a giugno negli USA si allontana  

Non solo tassi Fed

Alla fine del 2008, quando esplose la potente crisi finanziaria con epicentro i mutui subprime, la Fed deteneva un bilancio di poco più di 800 miliardi di dollari. Da allora, oltre ad avere azzerato i tassi, la banca centrale americana si è buttata sui mercati per acquistare Treasuries e bond privati coperti da garanzia ipotecaria, al fine di raggiungere più velocemente e con maggiore efficacia i suoi obiettivi di politica monetaria, ovvero il calo dei rendimenti e l’aumento della liquidità. Comprando titoli, infatti, la Fed ha immesso liquidi sui mercati e si è trasformata in acquirente sicuro di titoli di stato e obbligazioni private, sostenendone i prezzi e spingendo gli investitori ad acquistarli a loro volta, anche solo per la prospettiva di un aumento dei corsi. Senza volerci addentrare nel problema della possibile bolla finanziaria che tale sistema avrebbe provocato, il punto è che già dal prossimo mese di febbraio giungeranno a scadenza 216 miliardi di Treasuries. Per allora, l’istituto dovrà decidere cosa fare e le alternative che gli si presentano sono 3.   APPROFONDISCI – La Fed si avvia all’ultimo tapering, ma cosa farà con $4,5 trilioni di titoli?  

Le 3 opzioni della Fed

Il governatore Janet Yellen e il suo board potrebbero continuare a rinnovare i titoli in scadenza, oppure potrebbero applicare una strategia passiva, ovvero lasciare scadere i titoli, senza reinvestirvi. O ancora, potrebbero decidere di iniziare a vendere i titoli in portafoglio. Quale che sia l’opzione scelta, le conseguenze saranno dirompenti, perché l’eccesso di liquidità, con riferimento al bilancio di quasi 7 anni fa, è stimabile in circa 3.400 miliardi di dollari, il 20% del pil americano. I funzionari della Fed hanno dichiarato che non venderanno probabilmente mai i bond ipotecari, mentre hanno ammesso che si starebbe ancora ragionando sul da farsi per i Treasuries. Se l’istituto iniziasse a vendere i titoli di stato, tenendo presente che nel frattempo saranno alzati anche i tassi, il mercato si troverebbe con un aumento dell’offerta e ciò farebbe lievitare i rendimenti con un aggravio del bilancio federale. Si tratterebbe dell’opzione più “hawkish”, di un rafforzamento della stretta monetaria, che difficilmente la Yellen accetterebbe di attuare prima che il mercato abbia digerito l’aumento dei tassi, un fatto che l’ex economista della Fed, William Lee, intravede non prima del 2017.   APPROFONDISCI – La profezia di Alan Greenspan: succederà qualcosa di grosso sui mercati   Se continuasse a reinvestire i titoli in scadenza, la stretta monetaria attuata sul fronte dei tassi avrebbe un’efficacia limitata, perché la liquidità sui mercati resterebbe abbondante. La Yellen potrebbe, però, ritenere opportuna questa scelta per i primi mesi dopo il primo rialzo dei tassi, in modo da non segnalare ai mercati una stretta eccessiva e non soffocare così la ripresa dell’economia americana. Infine, la strategia passiva: non vendo, ma non rinnovo più. Sarebbe l’opzione più neutrale e porterebbe a una riduzione progressiva del bilancio della Fed nel tempo, man mano che scadranno i titoli in portafoglio. Se abbiamo iniziato a conoscere l’atteggiamento della Yellen, a metà tra il pragmatico e la “colomba”, è probabile che a febbraio rinnoverà in tutto o in parte i 216 miliardi di Treasuries in scadenza e che nei mesi successivi punterà con maggiore decisione sulla strategia passiva. Una vendita dei titoli non pare realistica e nemmeno ipotizzabile almeno fino ai prossimi 2 anni, dopo che anche la BCE avrà iniziato ad aumentare i tassi.   APPROFONDISCI – Tassi USA, altri segnali che la stretta monetaria della Fed sarà prudente  

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