I tassi negativi in Giappone sono un altro capitolo della guerra valutaria

Il Giappone adotta i tassi negativi contro il rischio deflazione, dando probabilmente il via a un nuovo capitolo della guerra valutaria in corso da qualche anno.

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Il Giappone adotta i tassi negativi contro il rischio deflazione, dando probabilmente il via a un nuovo capitolo della guerra valutaria in corso da qualche anno.

La Bank of Japan ha annunciato oggi di avere tagliato i tassi sui depositi delle banche presso i suoi sportelli al -0,10%, portandoli così in territorio negativo, similmente a quanto fatto da mesi da altre banche centrali, come la BCE, la SNB e l’istituto centrale danese. L’iniziativa punta a stimolare il credito all’economia e a ravvivare i prezzi, velocizzando il raggiungimento del target d’inflazione al 2%, che altrimenti rischia di essere non centrato nemmeno quest’anno.

Lo stesso istituto ha avvertito che i tassi potrebbe essere ulteriormente tagliati, qualora se ne ravvisasse il bisogno. Pronta la reazione della Borsa di Tokyo, che ha guadagnato il 2,8%, dopo che questo mese ha perso il 9,5%. Il varo dei tassi negativi segna un nuovo passaggio della politica monetaria nipponica, che da quasi 3 anni ha imbracciato il fucile degli stimoli monetari, attraverso misure non convenzionali rafforzate nello scorso mese di ottobre e che consistono in un aumento della liquidità in circolazione di 80 mila miliardi di yen all’anno, pari a 665 miliardi di dollari.

Giappone non riesce a uscire dalla deflazione

La svolta è arrivata all’indomani delle dimissioni del ministro delle Finanze, Akira Amari, accusato di corruzione e segnala la frustrazione del governatore Haruhiko Kuroda, non in grado in quasi 3 anni dal suo insediamento alla guida della BoJ di far uscire l’economia dalla stagnazione dei prezzi, quando da una ventina di anni si trova in deflazione. All’inizio dello scorso anno, più per effetto dell’aumento dell’IVA, l’inflazione in Giappone si era portata al di sopra del 2%, salvo rallentare e scendere appena al di sopra dello zero, nonostante l’amplissima liquidità sui mercati e i tassi azzerati. Con la decisione delle scorse ore, Kuroda punta ad accelerare il rialzo dei prezzi, sia per effetto del maggior credito delle banche all’economia, sia tramite l’atteso indebolimento del cambio, che innalzerebbe il costo dei beni importati.      

Tassi negativi, effetti non chiari

I prestiti, in teoria, dovrebbero crescere, in quanto le banche non troverebbe più conveniente parcheggiare la loro liquidità in eccesso presso la BoJ.

Tuttavia, le esperienze vissute dalle altre banche centrali, che hanno adottato tassi negativi, dimostrerebbero che ciò non sarebbe vero, almeno non nella prima fase di attuazione della misura, in quanto i margini degli istituti si riducono e con essi anche l’incentivo a prestare denaro. Quanto all’impatto sullo yen, va detto che il Giappone non è un’economia commercialmente molto aperta con l’estero, per cui l’indebolimento del cambio potrebbe avere conseguenze più sui flussi dei capitali che sul costo di beni e servizi. Lo yen ha perso appena l’1% su base annua contro il dollaro, ma dalla prima vittoria del premier Shinzo Abe (dicembre 2012) ad oggi si è deprezzato del 34%. Nonostante ciò, l’inflazione sembra lontana dall’obiettivo e l’economia non esce dal mix di stagnazione e crescita nulla dei prezzi.

Nuovo capitolo della guerra valutaria?

La mossa della BoJ avrà come possibile reazione delle altre principali banche centrali un potenziamento degli stimoli, peraltro già annunciato per probabile a marzo da parte del governatore della BCE, Mario Draghi. Essa s’inquadra, infatti, all’interno di quello scenario di “guerra” valutaria, per cui ciascun paese tende a “fregare” l’altro, indebolendo il cambio per esportare la sua deflazione verso il resto del pianeta. Ma se tutti agiscono allo stesso modo, alla fine si ha semplicemente un continuo scarica-barile, che come unica vera conseguenza porta alla contrazione del commercio mondiale, cosa che effettivamente sta avvenendo da tempo. Non è casuale che il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, abbia inveito proprio oggi contro il probabile aumento degli acquisti mensili dei titoli di stato da parte di Francoforte, avvertendo come la banca centrale del Giappone abbia scatenato una nuova fase di svalutazioni mascherate, alla quale potrebbe rispondere la stessa Federal Reserve con un rallentamento della stretta monetaria in corso.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]   I tassi negativi in Giappone segnano una nuova fase della guerra valutaria nel mondo [/tweet_box]    

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