I tassi Fed restano invariati. Anche il successore di Bernanke sarà fedele al “quantitative easing”

Comunicato della banca centrale americana parla di crescita USA "modesta", ma in miglioramento. Niente allentamento degli stimoli monetari.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Comunicato della banca centrale americana parla di crescita USA

Dopo due giorni di riunione del Fomc, braccio operativo della Fed, l’istituto centrale americano ha emesso un comunicato con cui conferma i tassi nel range 0-0,25% e il piano di allentamento monetario, noto come “quantitative easing”, a 85 miliardi di dollari al mese. Dunque, niente riduzione degli stimoli, perché la crescita USA del primo semestre è stata “modesta”, un termine che si sostituisce al più tipico “moderato”, utilizzato dal governatore Ben Bernanke nelle scorse conferenze stampa.

Oggi, la conferenza post-board non ci sarà; è prevista solo per il 19 settembre, dopo il prossimo vertice del Fomc del 17-18 del prossimo mese. Le mosse della Fed, pertanto, sono state comunicate da un austero statement, in cui si evidenziano alcuni aspetti. In primis, il livello di disoccupazione, ancora al 7,6%, è giudicato alto dall’istituto, mentre il persistere di un’inflazione sotto il target del 2% presenta “rischi”. Non solo. La Fed ha chiarito un elemento incompreso nelle scorse settimane: non ci sarà alcuna svolta in fatto di politica dei tassi fintanto che il tasso di disoccupazione non scivolerà sotto il 6,5%. Quindi, la fine del QE3 non coinciderà con l’inizio di un trend rialzista dei tassi, che sarà successivo.

 

Pil Usa di nuovo in crescita

E, intanto, come accade in questa fase atipica per i mercati finanziari, ieri i rendimenti decennali dei Treasuries sono aumentati al 2,68%, dopo che sono stati diffusi due dati positivi sull’economia americana. Il pil del secondo trimestre è cresciuto dell’1,7%, contro un consensus dell’1,5%, mentre i posti di lavoro creati a luglio sono stati 200 mila, in linea con le attese degli analisti per mantenere invariato il numero dei disoccupati. Questi numeri fanno pensare, però, che il “tapering” sia prossimo, venendo meno la necessità degli stimoli monetari (Corre veloce il Pil Usa nel 2° trimestre 2013).

 

Successione Ben Bernanke: giochi già fatti?

La partita è complicata dalla successione alla presidenza della Fed, con il mandato di Ben Bernanke in scadenza il prossimo 31 gennaio. Ieri, l’ex segretario del Tesoro della presidenza Bill Clinton, Larry Summers, in pole position per la guida dell’istituto, ha dichiarato che se nominato, egli non ripudierà le scelte dell’era Bernanke, pur essendo considerato critico verso il QE3. Una rassicurazione ai mercati e all’ala liberal dei democratici, con questi ultimi che guardano con maggiore favore alla figura dell’attuale vice Janet Yellen per la successione. Ma anche una conferma che l’interruzione brusca dell’allentamento monetario non è possibile, per le ripercussioni pesanti che ciò comporterebbe sul mercato azionario e obbligazionario pubblico e privato. Un solo esempio: quando nel 2010 fu interrotto il primo QE, i tassi decennali sui Treasuries esplosero al 4% e gli stimoli dovettero essere ripristinati.

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Argomenti: Fed