I soldi sul conto corrente sono davvero tuoi o della banca?

La proprietà del denaro depositato in banca di chi è? Facciamo chiarezza su un tema affrontato sul web e che sta generando molta confusione.

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La proprietà del denaro depositato in banca di chi è? Facciamo chiarezza su un tema affrontato sul web e che sta generando molta confusione.

Se c’è un incubo di ogni risparmiatore è quello di recarsi un giorno in banca e di non vedersi restituito il proprio denaro. Capita a volte anche semplicemente di andare su tutte le furie quando a una postazione ATM non ci viene erogata la somma richiesta, perché il contante disponibile è finito. “Ma come, è il mio denaro e non riesco nemmeno a usarlo quando voglio?”. Lo abbiamo pensato un po’ tutti e certo che leggere articoli come alcuni che circolano sul web, secondo cui la proprietà del denaro depositato in banca non sarebbe più nostra, fa venire mille pensieri.

Il riferimento è all’art. 1834 del Codice Civile, che così recita:

“Nei depositi di una somma di denaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito tra le parti. 

Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto”.

Avete letto bene: la banca acquista la proprietà della somma di denaro depositata presso di essa. Significa per caso che non saremmo più padroni dei nostri soldi? Non esattamente. Il denaro è un cosiddetto bene fungibile, cioè una banconota da 50 euro è esattamente uguale a un’altra da 50 o a cinque da 10. Quando si porta in banca una certa somma, è evidente che non possiamo né immaginare e né pretendere che ci venga restituita la stessa, se non nell’esatto ammontare, al netto di eventuali interessi, commissioni, etc. In altre parole, perdo la proprietà delle banconote depositate e fino al momento in cui scade il termine convenuto tra le parti o effettuo la richiesta di restituzione.

La banca sarà tenuta a restituire lo stesso valore, pur composto da banconote chiaramente diverse da quelle che ho depositato, in quanto queste saranno state utilizzate per prestare denaro a terzi o accantonate a riserva o destinate ad altri scopi. Nessun dubbio, quindi, sul fatto che il risparmiatore non perda la titolarità del proprio deposito. Altra questione è cosa accadrebbe se la banca fallisse. A parte che i primi 100.000 euro risultano garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, il punto che rileva qui non è la proprietà o meno, quanto la possibilità concreta che la banca restituisca il denaro per l’insufficienza dei mezzi disponibili rispetto alle passività. In un siffatto caso drammatico, il depositante rimarrebbe nelle condizioni di creditore della banca ed eventualmente potrà escutere il patrimonio per la somma dovutagli, sulla base delle leggi in materia.

E le cassette di sicurezza?

Diverso il caso di un depositato effettuato presso una cassetta di sicurezza. Lì, la banca è tenuta a restituire su richiesta esattamente il bene o i beni lasciati in deposito, non altri, nemmeno se avessero uguale valore di mercato. E questo vale anche nel caso delle banconote, come spesso capita a quanti, vuoi per sfuggire ai controlli del fisco o vuoi anche per mettere al sicuro i risparmi da un eventuale crac bancario, optano per ricorrere alla cassetta di sicurezza. La banca, da depositario, non può aprire quest’ultima, se non su richiesta e alla presenza del cliente depositante. Quand’anche fallisse, nessun problema, visto che i beni non sono stati utilizzati per le attività d’investimento, bensì tenuti in custodia. Solo un’eventuale esplosione o un incendio danneggerebbero o finanche distruggerebbero i beni depositati.

Dalle cassette di sicurezza uscirebbero banconote da 500 euro

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