I soldi del Recovery Fund non arrivano e Conte adesso è nei guai

I fondi europei non si sbloccano. Veti incrociati ritardano la ratifica dell'accordo di luglio. L'Italia rischia di rimanere a mani vuote.

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Dovevamo attingere al più presto ai primi miliardi dei 209 destinati dall’Unione Europea all’Italia, ma rischiamo di restare a bocca asciutta per ancora diversi mesi e di dover superare l’emergenza Covid solamente con le nostre forze. Anzitutto, a pagina 12 del NADEF, la Nota di aggiornamento al Def approvata dal governo Conte, scopriamo che le risorse a disposizione con il Recovery Fund non sarebbero 209 miliardi in 3 anni, bensì 193 in 6 anni. Di questi, 127,6 miliardi saranno prestiti e 65,4 miliardi sovvenzioni. Nel 2021, dovremmo ricevere 21 miliardi, di cui 10 in sovvenzioni e 11 in prestiti.

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Recovery Fund, fondi spalmati dal 2021 al 2026

In realtà, per ammissione dello stesso governo italiano le cifre potranno variare con il negoziato ancora in corso e, soprattutto, nessuno sa davvero se e quando i fondi verranno erogati. L’anno prossimo, dovremmo ottenere un “pre-finanziamento” del 10%. Già, ma quando? Ormai, realisticamente si guarda alla seconda metà del 2021, quando (si spera) l’emergenza sanitaria sarà cessata. E sarebbe un’ipotesi ottimistica, dato che allo stato attuale non c’è alcun accordo sul Recovery Fund. A Bruxelles è scontro di tutti contro tutti: Nord Europa contro Est Europa, Europarlamento contro Consiglio UE.

I “Frugal Four”, quelli che diedero battaglia l’estate scorsa per contenere ai minimi termini la condivisione dei debiti tra gli stati, adesso hanno aperto un altro fronte. Chiedono che i fondi vengano legati al rispetto dello stato di diritto, un modo per mettere nell’angolo Ungheria e Polonia, i quali potrebbero reagire bloccando l’approvazione del nuovo bilancio comunitario per gli anni 2021-2027. Serve l’unanimità per il via libera e al Consiglio di dopodomani si cercherà di trovare la quadra sotto la presidenza di turno tedesca.

Italia senza aiuti anche nei prossimi mesi

Che quella dell’Olanda, in particolare, sia una tattica per ritardare e finanche far naufragare il Recovery Fund non lo sappiamo con certezza. Ma è chiaro come il sole che il premier Mark Rutte intende presentarsi alle elezioni politiche della prossima primavera con un successo politico, cioè potendo offrire al proprio elettorato il “no” alla mutualizzazione dei debiti sovrani. Un secondo fronte si è aperto tra Bruxelles e Strasburgo. La proposta dell’europarlamentare del gruppo Conservatori e Riformisti, Johan Van Overtveldt, consiste nel pretendere di aumentare il bilancio di 39 miliardi di euro per accrescere le risorse a disposizione di alcuni progetti come il Green Deal.

La presidenza tedesca ha risposto “nein”, perché sa che non può tirare la corda con i partner del nord, specie se non venissero accontentati sulla clausola dello stato di diritto. Ma l’Europarlamento chiede anche che il Consiglio approvi sin da subito un calendario per l’imposizione di tasse comuni (carbon tax, webtax, Tobin tax, etc.), il cui gettito dovrà fungere da garanzia per i mercati all’atto dell’emissione dei bond per il Recovery Fund. Il problema è che i governi europei non hanno trovato alcun accordo neppure su questo punto. In sostanza, l’intesa di luglio fu una pura formalità per segnalare ai mercati di avere sotto controllo la gestione della crisi. Tanto bastò per arrestare la speculazione contro gli stati fiscalmente più deboli come l’Italia, ma adesso i nodi sono arrivati al pettine.

Conte e il suo governo hanno stappato lo spumante troppo presto. Mentre l’Italia, come il resto d’Europa, è in balia di una seconda ondata dei contagi, l’unico sostegno fin qui offertole concretamente è arrivato dalla BCE, attraverso i potenti stimoli monetari varati sin dal marzo scorso. I famosi 209 miliardi di cui tutti abbiamo discusso in questi mesi non sono certi nel se e nel quanto. E se arriveranno, dalla tabella del NADEF scopriamo che verranno spalmati sul doppio degli anni, con una progressione tale da non lasciare supporre alcun impatto rilevante già per l’anno prossimo.

Dovremo farcela con le nostre forze, ragione per cui ancora meno potremo permetterci un secondo “lockdown”.

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