I robot in Italia non rubano il lavoro alle persone, ma c’è un altro problema

Insieme alla Germania, l’Italia è il Paese nell’Unione Europea a vantare il maggior numero di robot nel mercato del lavoro.

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Insieme alla Germania, l’Italia è il Paese nell’Unione Europea a vantare il maggior numero di robot nel mercato del lavoro.

Il recente studio Robot e occupazione pubblicato da Banca d’Italia ha approfondito il tema sulle conseguenze dell’introduzione dei robot nel mercato del lavoro italiano. In questi ultimi anni, sull’argomento si sono confrontati numerose istituzioni, senza però mai arrivare a una conclusione comune. Nello studio di Banca d’Italia viene fatto notare come l’avvento della robotica abbia portato nel nostro Paese a una redistribuzione dell’occupazione in maniera trasversale, toccando sia il settore manufatturiero (quello più esposto) al comparto dei servizi (al contrario il meno esposto).

Solo la Germania conta più robot rispetto al nostro Paese

Insieme alla Germania, l’Italia è il Paese nell’Unione Europea a vantare il maggior numero di robot nel mercato del lavoro. E, come accade in Germania, tale situazione non si traduce in automatico nella perdita di lavoro da parte delle persone, come invece succede negli Stati Uniti d’America, dove il tema dei robot sta molto a cuore ai lavoratori americani e non solo. Tornando alla massiccia presenza dei robot nel nostro Paese, è importante far notare che si concentrano soprattutto nel settore automobilistico, in quello della metallurgia, nell’industria alimentare e, infine, nel comparto della plastica.

Qual è il problema più serio della presenza dei robot nel mercato del lavoro in Italia

Ma se è vero che, a differenza degli USA, in Italia non vale l’equazione robot = licenziamenti (dunque meno occupati), è altrettanto vero che l’avvento dei robot ha portato a un progressivo restringimento dei flussi d’ingresso dei nuovi lavoratori, andando a penalizzare soprattutto i giovani. Stando allo studio di Banca d’Italia, negli ultimi anni su 1.000 dipendenti ci sono cinque posti di lavoro in meno, e non perché siano stati licenziamente ma semplicemente perché sono diminuiti gli stessi posti di lavoro disponibili in fabbrica.

Infine, è interessante notare come la differenza tra il mercato statunitense e quello italiano sia da ricerca nella presenza (nel secondo) di maggiori livelli di protezione per i dipendenti e una minore mobilità dei lavoratori stessi rispetto ai colleghi americani.

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