I tabaccai in Germania sorridono con l’arrivo dei profughi siriani

L'arrivo di milioni di profughi siriani in Germania farebbe molto bene a un'industria, che non è quella dell'auto, come abbiamo sinora un po' tutti ipotizzato.

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L'arrivo di milioni di profughi siriani in Germania farebbe molto bene a un'industria, che non è quella dell'auto, come abbiamo sinora un po' tutti ipotizzato.

Alla fine di agosto, spiazzando tutti, compresi i suoi colleghi di partito, oggi furibondi per la decisione, la cancelliera Angela Merkel annunciava che la Germania avrebbe accolto tutti i profughi siriani, che vorranno entrare nel paese. Tutti, senza restrizioni. La stampa tedesca s’interrogò subito su quanti potessero essere gli arrivi, stimati inizialmente in non meno di mezzo milione entro la fine dell’anno. Le previsioni sono state immediatamente riviste al rialzo e oggi si pensa che saranno un milione i rifugiati dalla Siria, che faranno ingresso in Germania nel 2015. Pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo Volkswagen, era stata sempre Frau Merkel ad invitare le case automobilistiche tedesche ad offrire lavoro ai siriani. Si disse allora che la Germania stesse facendo entrare i profughi per pura convenienza, attirando sul suo territorio immigrati in fuga non dalla miseria, bensì da una guerra sanguinaria, mediamente abbastanza istruiti, integrabili e specializzati da un punto di vista professionale. In sostanza, i siriani saranno le braccia a basso costo da utilizzare nella potente industria teutonica dei motori. Che poi il “dieselgate” abbia ridimensionato le attese è un altro paio di maniche. Tuttavia, c’è un’altra industria che in queste settimane si sta fregando le mani con l’arrivo di centinaia di migliaia di profughi siriani: quella del tabacco. Se gli arrivi di quest’anno si fermassero anche solo a 800 mila, si stima che il consumo di sigarette in Germania aumenterebbe di 810 milioni di unità, pari all’1% dell’intero consumo annuo nel mercato più redditizio per il settore in Europa, pari a una dimensione di 33 miliardi di dollari all’anno.  

Siriani fumatori accaniti aumenteranno consumi sigarette

Un siriano fuma mediamente più di mille sigarette ogni anno e a fumare è ben il 48% dei siriani maschi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Si tratterebbe di una percentuale doppia rispetto alla media nazionale tedesca,  un vero tonificante per un’industria, che ha visto ridurre le vendite negli ultimi 10 anni del 21% nell’Europa occidentale, grazie anche a una migliore informazione sul tema. La Germania ha anche un problema demografico, tanto che la sua popolazione è attesa in calo del 15% a 70,8 milioni di abitanti entro il 2060 (stime della Commissione europea). Meno abitanti significa meno potenziali fumatori. I rifugiati siriani sarebbero, dunque, una manna dal cielo per l’impresa del tabacco, anche se bisogna fare i conti con le loro ristrettezze economiche, che limiterebbero il consumo di sigarette. In ogni caso, le previsioni appaiono positive. Forse sarà solo un caso, ma le azioni di Imperial Tobacco, British American Tobacco e Philip Morris, i 3 principali leader dell’industria del fumo in Germania, sono cresciute tutte intorno al 14% dall’annuncio della cancelliera. Certo, il periodo coincide con la risalita delle borse dal crac di agosto, ma chissà che gli investitori non abbiano gettato l’occhio anche all’effetto positivo che questa crisi drammatica dei migranti avrà sui consumi di tabacco? Dopo tutto, non arriveranno nella sola Germania. In Europa potrebbero giungerne in 4-5 milioni, ovvero in 4-5 milioni di sigarette all’anno!      

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