I PIIGS ora risucchiano la Francia. L’FMI ammette: “Molti errori sulla Grecia”

In Eurozona è crisi senza fine e intanto il Fondo Monetario Internazionale riconosce di aver sbagliato sulla Grecia. Peccato che la terapia adottata abbia portato alla distruzione dell'economia di un'intera nazione

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Nel primo trimestre del 2013, l’Eurozona ha visto scendere il suo pil dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,1%, rispetto allo stesso trimestre del 2012. Anche la Francia entra formalmente in recessione tecnica, con il secondo calo consecutivo del pil su base trimestrale, pari allo 0,2%. Ma Parigi deve fare fronte a un’impennata della disoccupazione, che nei primi tre mesi dell’anno ha raggiunto il tasso del 10,4%, in aumento dal 10,1% dell’ultimo trimestre 2012, pari a 3.264.400 persone in cerca di lavoro. Considerando i territori d’Oltremare, il tasso è salito al 10,8%. Per trovare un dato peggiore bisogna fare riferimento agli anni 1994 e 1997, quando toccò il 10,8%.

 

Disoccupazione in Francia: aumento anche nel 2014

E già a metà di quest’anno, la disoccupazione francese dovrebbe salire al 10,6%, mentre Ocse e FMI prevedono un aumento anche nel 2014, nonostante il governo socialista di François Hollande si sia dato l’obiettivo, dichiarato la scorsa settimana, di invertire già da quest’anno il trend.

 

Crisi Euro: a salvarsi è solo il Nord

La crisi ha travolto un pò tutta Europa, con l’eccezione del Nord, tra cui la Germania. Confindustria ha calcolato che tra il 2009 e il 2012 hanno chiuso battenti 55 mila imprese italiane, per una perdita potenziale della produzione manifatturiera del 15%, con punte del 40% nel settore degli autoveicoli, quando nello stesso arco di tempo il potenziale della manifattura tedesca è cresciuto del 2,2%.

 

Crisi della Grecia: il Fondo Monetario Internazionale fa ammenda?

Uno scenario sconfortante, tanto da spingere segretamente all’autocritica il Fondo Monetario Internazionale. Secondo un articolo del Wall Street Journal, dentro l’istituto sarebbe stato diffuso un documento, in cui si sottolineano numerosi errori nell’affrontare il salvataggio della Grecia. L’organismo guidato dalla metà del 2011 da Christine Lagarde contribuì a salvare Atene esattamente tre anni fa, ma sulla base di previsioni e studi ora considerati sbagliati.

Ad esempio, si ammetterebbe che l’FMI conoscesse sin dall’inizio la situazione tragica del debito pubblico greco, ma decise lo stesso di intervenire, per far prendere tempo all’Europa, in modo che si dotasse di misure anti-crisi per le altre economie dell’unione monetaria. E nel documento si farebbe mea culpa anche sugli esiti degli studi sugli effetti dell’austerity, perché pare che i multipli siano stati sotto-stimati di due terzi. Lo dimostra anche il fatto che il pil ellenico in cinque anni è crollato di quasi il 25%, contro l’8% stimato da Washington.

L’esborso dell’istituto è stato pari a 48 miliardi dei 230 miliardi complessivamente stanziati, il salvataggio più salato nella storia dell’organizzazione. E, tuttavia, adesso si critica la decisione di non tagliare sin da subito il debito pubblico, visto che per due anni la Grecia ha dovuto pagare gli interessi sul 100% delle sue esposizioni, facendo ricadere il relativo costo sui contribuenti, a beneficio delle banche, dei fondi e degli altri creditori.

Certo, l’FMI criticherebbe anche l’atteggiamento del governo di Atene, reo di avere procrastinato l’adozione delle riforme strutturali chieste e di avere ampliato le disuguaglianze con provvedimenti iniqui.

L’autocritica del Fondo Monetario parte dall’osservazione che a tre anni dal salvataggio del debito ellenico, la crisi s’è mangiata in Grecia quasi un quarto della ricchezza, la disoccupazione è esplosa al 27% (quella giovanile è al 62%), mentre non sembra essere tornata la fiducia, visto che i depositi bancari sono crollati del 30%.

Tutto sommato, però, l’istituto si consolerebbe con il fatto che forse di più non avrebbe potuto fare: qualsiasi altra opzione è stata contrastata o sarebbe stata avversata dalla Germania.

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Argomenti: Crisi Euro