I paesi emergenti trainano la ripresa

Sono i paesi emergenti a trainare la ripresa con livelli di ottimismo in leggera crescita, frenano invece le economie mature: per l’Italia il livello è al -24%

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Sono i paesi emergenti a trainare la ripresa con livelli di ottimismo in leggera crescita, frenano invece le economie mature: per l’Italia il livello è al -24%

Vi proponiamo questo report redatto sulla base dei dati raccolti da Grant Thornton International Business Report (IBR)   Le speranze di una ripresa economica nel 2013 sembrano venir meno, con la fiducia delle imprese nelle economie mature ancora in calo. Gli ultimi dati del Grant Thornton International Business Report (IBR), indagine che coinvolge 3.200 business leader in 44 paesi, suggeriscono che l’incertezza conseguente alle preoccupazioni circa il “fiscal cliff” statunitense e ulteriori timori sulla solidità dell’eurozona a lungo termine stanno smorzando le prospettive di crescita. I dati IBR rivelano che l’ottimismo a livello globale si attesta al 4% netto all’inizio del nuovo anno. Ciò conferma la battuta d’arresto subita rispetto alla prima metà del 2012, quando il livello di ottimismo globale raggiunse il 23%, riportandolo vicino allo 0% registrato lo scorso anno in questo periodo. La caduta dell’ottimismo è stata in larga parte dovuta al consistente calo registrato dagli Stati Uniti. L’ottimismo tra i business leader statunitensi ha raggiunto il 50% nel secondo trimestre 2012, ma è crollato a -4% nell’ultimo trimestre – il risultato più basso dai momenti peggiori della crisi finanziaria. Le voci relative alle prospettive di un incremento dei ricavi (giù di 10 punti percentuali) e degli utili ( giù del 9%) sono entrambe calate nettamente negli ultimi 3 mesi. Questi dati sono in linea con i risultati di una ricerca condotta da Grant Thornton US da cui emerge che il 40% dei CFO ha posticipato il processo decisionale a causa dei timori sul fiscal cliff.   fiducia impresa   Ed Nusbaum, CEO di Grant Thornton International, ha dichiarato: “Non c’è dubbio che le protratte discussioni su come risolvere il problema del debito nell’eurozona e il fiscal cliff negli Stati Uniti abbiamo fortemente pesato sulla fiducia delle imprese negli ultimi sei mesi. Con le prospettive economiche ancora offuscate da queste questioni, effettuare investimenti diventa per molte imprese molto più rischioso. La speranza, negli Stati Uniti come in tutto il mondo, è che queste problematiche possano essere risolte e che questo calo di ottimismo sia solo un fattore temporaneo e non marchi l’inizio di un declino a lungo termine.”  

L’ottimismo più volatile nelle economie mature

A livello regionale, dai dati IBR emerge un quadro più complesso. L’ottimismo nei paesi emergenti dell’America Latina è rimasto relativamente stabile negli ultimi anni, e anzi è salito al 69% nel quarto trimestre 2012, dal 61% dello scorso anno nello stesso periodo. I paesi BRIC (passati dal 34% al 39%) sono anch’essi rimasti costantemente ottimisti, mentre la regione Asia Pacifico (escluso il Giappone) ha visto un incremento dal 23% al 28% nello stesso periodo. Per quanto riguarda invece il Nord America, l’ottimismo è passato dal 6% nel quarto trimestre 2011 al 52% nel secondo trimestre 2012, prima di crollare all’1% nel quarto trimestre 2012. I paesi del G7 hanno fatto registrare un andamento simile, mentre le imprese europee hanno visto un lento declino del livello di ottimismo. Ed Nusbaum ha aggiunto: “L’incremento di ottimismo che abbiamo visto nelle imprese delle economie mature nella prima metà del 2012 è stato conseguente ai pronunciamenti della BCE e della Federal Reserve sul livello di supporto che erano disposte a fornire ai rispettivi paesi. Tuttavia, questo ottimismo si è dissolto nella seconda metà dell’anno. Al contrario, nei paesi emergenti l’andamento è rimasto molto più costante. “Anche per l’Italia e le sue imprese, il livello dell’ottimismo nel quarto trimestre 2012 – afferma Giuseppe Bernoni, Managing Partner di Bernoni Grant Thornton è negativo e si attesta al – 24%. Un dato comunque stabile rispetto al trimestre precendente che  determina per l’Italia una posizione in fondo alla classifica mondiale fra le ultime sette nazioni intervistate, seppur seguita da altri paesi europei come la Finlandia, la Francia e i Paesi Bassi.  Un segnale preoccupante perché cristallizza le scelte imprenditoriali a lungo termine, complicando ulteriormente gli investimenti, già oggi fatti con ingenti sforzi. Se osserviamo i dati nel dettaglio, le nostre imprese immaginano un anno a venire sostanzialmente statico per l’economia: il 46% prevede che vi sarà meno accessibilità al credito, il 48% non è intenzionato a concedere un aumento salariale ai propri dipendenti e il 56% individua nell’eccessiva burocrazia il maggior ostacolo alla crescita. Nonostante le difficoltà di questo particolare periodo, sono comunque molte le piccole e medie imprese nel nostro Paese che hanno saputo reagire alla crisi, grazie all’inventiva dei nostri imprenditori, alle loro idee e la passione per l’azienda. E’ questo lo spirito da coltivare per poter risollevare l’ottimismo dei nostri imprenditori e guardare con fiducia al futuro”.   ottimismo ripresa    

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Argomenti: Altre economie, Economia USA, Economie Asia