I mercati non si fidano più di Draghi, ecco i dati dall’ultimo board BCE

Il super-QE non starebbe funzionando, dato l'impatto avuto sui mercati finanziari. La fiducia in Mario Draghi sta scemando.

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Il super-QE non starebbe funzionando, dato l'impatto avuto sui mercati finanziari. La fiducia in Mario Draghi sta scemando.

Mario Draghi non si poteva certamente attendere che le settimane successive al suo annuncio di potenziamento degli stimoli monetari (super-QE) del 10 marzo scorso sarebbero andate sui mercati finanziari nella direzione esattamente opposta a quella desiderata. Diversamente dall’ultimo board della BCE del 2015, quando i mercati erano rimasti contrariati dal flebile aumento del QE, reagendo negativamente alle parole utilizzate dal governatore in conferenza stampa, il mood era stato positivo l’ultima volta. Eppure, qualcosa ha iniziato ad andare storto dopo. Il caso più eclatante riguarda il cambio euro-dollaro, costantemente monitorato da Francoforte come proxy della forza della moneta unica sul mercato valutario. Dall’ultima riunione della BCE, esso si è rafforzato del 3,8%, quando avrebbe dovuto indebolirsi. Non meglio è andata contro il franco svizzero, nei confronti del quale si è indebolito solamente dello 0,7%, ma tra diverse oscillazioni. Si rafforza, invece, contro lo yen di poco più dell’1%, mentre contro la sterlina, complice il caso Brexit, si apprezza del 5%. Insomma, il cambio non ha offerto alcuna soddisfazione a Draghi, che dovrà confidare in altri strumenti per ravvivare i prezzi all’interno dell’Eurozona, ma non certamente nella risalita delle quotazioni del petrolio, scese del 6% dall’ultimo board. Il mix tra rafforzamento dell’euro contro il dollaro (valuta in cui si acquista il greggio) e calo dei prezzi del petrolio abbassa in 3 settimane del 10% il costo dell’energia per imprese e famiglie europee, con la conseguenza che il target d’inflazione tende ad allontanarsi. E passiamo ai mercati. Ci si sarebbe aspettati un allentamento delle tensioni, se non una ripresa vigorosa del comparto azionario e di quello obbligazionario, quest’ultimo in scia all’annuncio dell’acquisto anche di corporate bond. Invece, quasi niente. Le banche europee hanno perso in quasi un mese il 9,5%. Piazza Affari ha ripiegato dello 0,8%, Francoforte di quasi il 2%, Parigi del 3,8%, Madrid del 4,4%. Insomma, i listini hanno reagito bene nelle ore successive, ma sono tornate al pessimismo delle settimane precedenti. Certo, nel frattempo i rendimenti dei corporate bond sono scesi ai minimi storici, così come quasi anche quelli dei Bund tedeschi, ma gli spread dall’ultima conferenza di Draghi sono persino in aumento, a causa di una certa fuga degli investitori verso i titoli tedeschi, al fine di rifugiarsi dalle possibili intemperie sui mercati. In definitiva, tutto sembra andare nel verso sbagliato, rispetto ai piani della BCE, che non a caso ha aumentato negli ultimi giorni la frequenza delle dichiarazioni “dovish”, nel tentativo di riportare i mercati dove sarebbero dovuti andare con le nuove misure messe in campo da Francoforte.  

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