I mercati non hanno pregiudizi, ma fanno calcoli: ecco la ripresa della fiducia sui BTp

Lo spread allarma un po' meno e i rendimenti dei nostri titoli di stato stanno scendendo di molto, pur restando alti. I nuovi toni di Salvini e Di Maio sui conti pubblici riscuotono il plauso dei mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo spread allarma un po' meno e i rendimenti dei nostri titoli di stato stanno scendendo di molto, pur restando alti. I nuovi toni di Salvini e Di Maio sui conti pubblici riscuotono il plauso dei mercati.

Presto e poco per dire che la fiducia nell’Italia sia tornata, ma abbiamo compiuto grandi passi in avanti nelle ultime sedute. Ieri sera, i rendimenti dei nostri BTp a 10 anni risultavano scesi al 2,74%, segnando così un crollo di 50 punti base esatti rispetto al 31 agosto, quando avevano toccato l’apice estivo del 3,24%. Anche sulla scadenza a 2 anni si è registrata una forte discesa, anzi un dimezzamento dei rendimenti, passati nello stesso periodo dall’1,49% allo 0,75%. Certo, il confronto con le emissioni a breve degli altri stati dell’Eurozona continua ad essere imbarazzante e allarmante, se si pensa che ancora oggi persino Spagna e Portogallo riescano a rifinanziarsi con rendimenti sottozero per i titoli biennali. Ad ogni modo, il miglioramento è visibile e si riflette positivamente anche nello spread BTp-Bund, che per la scadenza a 10 anni si è portato a 233 bp dai 291 di fine agosto.

La tecnica dell’asta marginale per i BTp premia gli investitori furbi

Che cosa sta succedendo di preciso? Non doveva partire a fine estate un attacco finanziario contro l’Italia giallo-verde? E’ successo che nelle ultime due settimane, i toni del governo sulla politica fiscale sono cambiati in una direzione ben più responsabile. Sappiamo come stia a cuore a Lega e Movimento 5 Stelle la realizzazione delle promesse elettorali, tra cui reddito di cittadinanza, flat tax, smantellamento della legge Fornero, stop all’aumento dell’IVA, taglio delle accise, etc. Tutte queste misure sono costose e senza le dovute coperture il deficit pubblico rischia di esplodere ben oltre il limite massimo del 3% del pil consentito dal Patto di Stabilità. Fino a qualche settimana fa, i due vice-premier e leader della maggioranza, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, avevano usato parole sprezzanti verso i vincoli di bilancio, sostenendo che li avrebbero violati, pur di adempiere alle promesse. Negli ultimi giorni, il raziocinio ha preso il sopravvento, forse complice proprio l’impennata dello spread, che ha fatto scattare l’allarme al Tesoro, dove un preoccupato ministro dell’Economia, Giovanni Tria, da mesi recita il ruolo dell'”antipatico”, pur di calmare gli animi tra gli investitori.

All’ultima asta del Tesoro di fine agosto, i BTp a 10 anni sono stati collocati sul mercato al 3,25%, un rendimento fin troppo alto rispetto a quelli vigenti in questa fase nel resto d’Europa, praticamente il doppio di quello del Portogallo e quasi 10 volte più alto che per i Bund della Germania; il segno che il mercato avesse iniziato seriamente a ritirare la fiducia al nostro stato, facendone esplodere i costi di rifinanziamento. E allora, pare proprio che Tria sia riuscito a convincere i due leader a mostrarsi più responsabili nei toni, non per compiacere la finanza o gli eurocrati, quanto per fare un bene a sé stessi, dato che più sproloquiavano di forzare i vincoli e più salivano le spese da mettere in conto per l’anno prossimo solo per pagare gli interessi, a tutta riduzione dei margini di manovra disponibili proprio per realizzare il programma di governo.

Promesse elettorali, verso realizzazione graduale

Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, Salvini ha rimarcato questo suo cambio di strategia mediatica con una battuta: “mi hanno spiegato che ormai devo controllare lo spread tutte le mattine prima ancora di chiamare i miei figli”. Lo stesso Di Maio è passato in pochissimi giorni dal “introdurremo il reddito di cittadinanza quale che sia il suo costo” al “non sfideremo l’Europa sul deficit”. Meglio così, anche al costo di apparire “flip-flop” su un argomento-clou come i conti pubblici. La saggezza viene prima di altre considerazioni di pura speculazione politica. I mercati stanno apprezzando, se è vero che le quotazioni dei BTp a 10 anni sono salite a settembre del 4%, quelle dei 2 anni dell’1,3%, mentre Piazza Affari ha guadagnato il 3,2%, quando gli indici azionari europei hanno ripiegato mediamente del 3%. Molto bene il comparto bancario a Milano, che ha messo a segno un rialzo del 10,4%. Non poteva essere altrimenti: le banche italiane detengono BoT e BTp per un controvalore di circa 370 miliardi di euro, tale per cui risentono direttamente delle tensioni e dei miglioramenti registrati dal nostro debito sovrano sui mercati.

Crisi BTp, perché l’America e non la Russia ci aiuterebbe con lo spread

E per le nostre banche c’è anche un’altra buona notizia: lo spread 10/2 anni è salito da 175 a 199 punti base da fine agosto. Ciò significa che il rendimento a breve termine tende a scendere più di quello a medio-lungo termine. E poiché gli istituti generalmente si finanziano a breve e prestano a lungo, equivale a dire che per loro il margine d’interesse si starebbe ampliando a livelli più elevati di quelli esitati nel resto dell’Eurozona, per non parlare dell’America, dove la curva delle scadenze è ormai praticamente piatta. All’apice delle tensioni finanziarie sull’Italia, toccate il 29 maggio scorso, lo spread 10/2 anni per i nostri BTp era crollato ad appena 78 punti base, essendosi i rendimenti biennali portati al livello da allarme rosso del 2,45%.

L’attacco finanziario che i mercati avrebbero dovuto sferrare all’Italia sulla legge di Stabilità è un rischio svanito? No, ma sta rientrando e se il governo giallo-verde continuerà sulla strada della realizzazione del programma nel rispetto dei vincoli di bilancio e rassicurando gli investitori sulla volontà seria di fare scendere il rapporto debito/pil, lo spread arretrerà ancora e i costi extra che dovremo sostenere rispetto agli altri stati dell’Eurozona per rifinanziare i nostri bond in scadenza nei prossimi mesi si ridurranno. Chiaramente, questo significa essenzialmente una cosa, cioè che le promesse verranno attuate con gradualità, com’è anche naturale che sia per un programma di legislatura. Su questo sta puntando Salvini, che è passato da “tutto e subito” a un ragionamento di medio termine, riscuotendo un cambio di tono anche di Confindustria e persino dell’odiata Commissione europea.

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Argomenti: Banche italiane, bond sovrani, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond

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