I mercati nel panico testano le banche centrali, ecco i segnali

I mercati finanziari starebbero testando la capacità di reazione delle banche centrali. Spread in aumento, crescono le quotazioni dell'oro e i prezzi di Treasuries e Bund.

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I mercati finanziari starebbero testando la capacità di reazione delle banche centrali. Spread in aumento, crescono le quotazioni dell'oro e i prezzi di Treasuries e Bund.

E’ stata una seduta drammatica quella di ieri per le borse europee, che hanno accusato ribassi medi nell’ordine del 3%, con Piazza Affari a registrare un tonfo superiore al 4%, confermandosi maglia nera tra le principali piazze finanziarie del Vecchio Continente. Le vendite hanno prevalso anche a Wall Street, che è riuscita, però, a contenere i danni. Al contrario, Tokyo stamane è letteralmente precipitata, crollando del 5,4%.

Dall’inizio dell’anno, Milano ha “bruciato” quasi 130 miliardi di capitalizzazione, il 23% del suo valore all’1 gennaio. E i segnali sono preoccupanti anche su un altro fronte: lo spread. Il differenziale di rendimento tra i nostri titoli di stato a 10 anni e quelli tedeschi è salito ieri oltre i 140 punti base, ma stamattina si sta dirigendo già verso i 150 bp. Si tratta del livello più alto degli ultimi 7 mesi, perché bisogna risalire alle tensioni sulla Grecia nel luglio dello scorso anno per trovare rendimenti e spread simili. Anche in questo caso, il rischio Grexit, o meglio, la preoccupazione per la tenuta del governo Tsipras, nel mirino di un’ondata di scioperi generali, c’entra qualcosa, ma non troppo.

Fuga verso titoli di stato e oro

Ieri, Bank of America Merrill Lynch ha trovato che il rendimento medio dei titoli di stato emessi nel pianeta era dell’1,29%, il minimo mai registrato dall’inizio della serie, che risale al 2005. I Treasuries a 10 anni rendono ora l’1,71%, ma sono scesi all’1,69% ieri, ossia al livello più basso dal gennaio dello scorso anno. Lo stesso dicasi per i Bund per la medesima scadenza, che rendono adesso appena lo 0,23%, ai minimi da 10 mesi. E’ la conferma che gli investitori stiano fuggendo dal mercato azionario e dai titoli considerati più a rischio, riparandosi negli assets più sicuri. Infatti, l’oro vale 1.192,70 dollari l’oncia in questi minuti, in rialzo di 132,50 dollari (+12,50%) da inizio anno, ai massimi dal giugno 2015. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]BCE alla prova dei mercati, occhio allo spread[/tweet_box]        

Banche centrali alla prova

Sono tutti segnali di quel “panic selling”, che si starebbe diffondendo a macchia d’olio e che coinvolgerebbe, in particolare, l’Eurozona.

Nel mirino dei mercati ci sono i titoli bancari, che soffrono per i dubbi sulla loro redditività in era di tassi zero e negativi, nonché per i timori di un impatto sui bilanci degli istituti di un rallentamento delle economie avanzate. Per l’Italia, poi, c’è il problema dell’elevato livello delle sofferenze. Quanto sta avvenendo sarebbe un test per le banche centrali, che saranno messe alla prova dal mercato. La Federal Reserve potrebbe reagire al panico globale, mostrando già con la testimonianza del governatore Janet Yellen al Congresso di volere allontanare la prospettiva di una prossima stretta, dopo che i tassi USA sono stati alzati per la prima volta dal 2006 nel dicembre scorso. D’altra parte, segnalare ai mercati di volere tornare sui propri passi a distanza di poche settimane dalla svolta monetaria sarebbe come ammettere di essersi sbagliati, un fattore di auto-discredito, che comprometterebbe l’efficacia di qualsiasi azione prossima dell’istituto. La stessa BCE dovrà reagire. Mario Draghi potenzierà a marzo nuovi stimoli monetari con ogni probabilità, nel tentativo di ravvivare l’inflazione, ma pur senza che ciò venga ammesso, anche al fine di far tornare gli acquisti sui mercati. Ciò dovrebbe tenere gli spread entro i livelli di guardia, visto che il “quantitative easing” rappresenta pur sempre una domanda aggiuntiva dei bond sovrani. Tuttavia, qualora i mercati fossero contrariati o delusi dalle prossime mosse di Francoforte, inizierebbero a registrarsi grosse vendite di titoli di stato, a partire da BTp e Bonos. A quel punto, oltre allo stesso QE, sarebbe testata la capacità della BCE di intervenire con l’Outright Monetary Transactions (OMT), più volgarmente noto come piano anti-spread, messo a punto nell’estate del 2012, quando infuriava la tempesta finanziaria contro l’euro.        

L’ombrello BCE contro attacchi finanziari

L’OMT non è stato ad oggi mai attuato, per diverse ragioni. In primis, perché è bastato il suo annuncio (“whatever it takes”, 26 luglio 2012) a ristabilire la calma sui mercati, tanto che da allora gli spread strinsero.

Inoltre, sono stati utilizzati altri strumenti di politica monetaria accomodanti, ufficialmente per stimolare l’inflazione e mantenere adeguati i livelli di liquidità, nei fatti anche per far guadagnare tempo ai governi nazionali, in modo che potessero riacquistare la fiducia degli investitori con una politica fiscale più prudente e l’attuazione delle riforme strutturali. Infine, l’OMT è un ombrello, che non viene offerto automaticamente al verificarsi di un attacco finanziario contro i bond di un paese dell’Eurozona, ma deve essere richiesto dal governo, il quale deve anche firmare un protocollo d’intesa, che contiene le condizioni allegate alla protezione. Si tratta, in poche parole, di un commissariamento di fatto dello stato soccorso. Anche per questo, nessuno l’ha sinora richiesto.

Occhio allo spread

Qual è il livello di guardia, oltre il quale potremmo affermare di essere oggetto di un attacco finanziario? Anzitutto, bisogna vedere se le vendite saranno distribuite in maniera omogenea in tutta Europa, o se saranno concentrate in alcune piazze finanziarie. Ad oggi, i numeri ci dicono che la borsa italiana è stata più colpita delle altre, ma non in maniera così netta da far scattare l’allarme. I titoli bancari italiani, però, hanno ceduto abbastanza, perdendo quasi il 30% del loro valore da inizio anno, mentre lo spread BTp-Bund è cresciuto nel frattempo di una cinquantina di punti base. Sebbene i rendimenti dei nostri bond restino ai minimi di sempre, grazie al QE, quel che rileverà è il grado di divario con i Bund, perché la BCE non potrà permettersi un ritorno alla frammentazione dei mercati finanziari dentro l’Eurozona. Diciamo che la soglia psicologica dei 200 punti base potrebbe essere il livello di guardia, oltre il quale scatterà l’allarme. Anche nel 2011 fu così, sebbene con valori assoluti più elevati.    

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