I mercati hanno già dimenticato la crisi turca, ecco i frutti del nuovo corso di Erdogan

La crisi turca non è finita, anche se sui mercati la tensione si è di molto allentata nelle ultime settimane, anche grazie al riavvicinamento di Erdogan a Trump. Ecco la situazione oggi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi turca non è finita, anche se sui mercati la tensione si è di molto allentata nelle ultime settimane, anche grazie al riavvicinamento di Erdogan a Trump. Ecco la situazione oggi.

Ieri, l’istituto di statistica di Ankara ha pubblicato il dato sull’inflazione in Turchia a ottobre, salita al 25,2% su base annua, sopra le attese degli analisti e ai massimi da 15 anni. Persino l’inflazione di fondo, ossia al netto delle componenti volatili, è risultata molto simile. Il picco dovrebbe essere così stato raggiunto per i prezzi, i quali già da questo mese rallenterebbero o al massimo salirebbero ulteriormente, pur di poco. L’inflazione turca dovrebbe gradualmente scendere fino alla metà del prossimo anno. Ad ogni modo, resta il fatto che nemmeno con il maxi-rialzo di settembre dal 17,75% al 24%, i tassi fissati dalla banca centrale si mostrino adeguati. In termini reali, sono ridiventati negativi. Questo pone un bel problema al governatore Murat Cetinkaya, che dovrà decidere nei prossimi appuntamenti del board se continuare ad alzare i tassi, sfidando le ire del presidente Erdogan, oppure se attendere che l’inflazione inizi ad arretrare autonomamente, per effetto dell’attesa recessione economica.

La Turchia torna coi piedi per terra: crescita sostenibile e passaporto più facile per gli stranieri

Lo scorso anno, anche grazie agli stimoli fiscali del governo, il pil in Turchia è cresciuto del 7,4%, mentre per quest’anno è atteso crescere a un ritmo pressappoco dimezzato, in area 3-3,6%. Per il 2019, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo stima un pallido +1%, il dato più basso di tutte le 38 economie monitorate. Rispetto alle previsioni di maggio, trattasi di una revisione al ribasso dello 0,6%. Probabile, però, che dentro a quel segno che resta sempre positivo si nascondano diversi trimestri di contrazione, già forse a partire dal terzo trimestre di quest’anno, le cui stime devono ancora essere pubblicate.

Tuttavia, il peggio delle tensioni finanziarie sui mercati sembra alle spalle. La lira turca era arrivata a crollare del 45% contro il dollaro rispetto all’inizio dell’anno, mentre adesso le perdite sono scese al 30%, grazie al recupero di circa il 22,5% dalla metà di agosto, fase apice del “sell-off” contro la Turchia. Gli stessi titoli di stato hanno grosso modo risalito la china ai livelli precedenti a tali vendite estreme, con i decennali a rendere oggi il 15,81% contro il 21,5% di agosto e i biennali il 21,34% dal 30,8% di agosto. La curva delle scadenze resta vistosamente invertita, segno che il mercato stia scontando un’inflazione alta per il breve e medio termine.

Economia turca verso una temporanea recessione

Il target fissato dalla banca centrale è del 5%, percentuale che non è stata praticamente mai centrata dalla Turchia. Per fortuna dell’istituto, il buio ad Ankara appare meno pesto di questa estate, grazie all’allentamento delle tensioni con Washington. Nelle scorse settimane, il presidente Erdogan ha rimandato a casa il pastore evangelico americano Andrew Brunson, in carcere per due anni con l’accusa di avere partecipato al golpe ordito contro di lui nel luglio 2016. L’amministrazione Trump aveva comminato persino sanzioni contro la Turchia e i toni tra i due capi di stato si erano fatti minacciosi. Sui mercati si era scatenato l’inferno anche e, soprattutto, a causa di questo scontro irrituale tra due stati formalmente alleati della NATO e geo-politicamente portati a stare vicini.

Lira turca in calo, Erdogan dovrà accettare tassi ancora più alti

Il caso Khashoggi, poi, ha riavvicinato ancora di più Erdogan a Trump. Il giornalista saudita del Washington Post scompare il 2 ottobre scorso dopo essere entrato nel consolato saudita di Istanbul per ottenere i documenti necessari per sposare la fidanzata turca. Ankara qualche giorno dopo fa esplodere il caso, sostenendo che il critico della corona di Riad sia stato ucciso e di possedere persino una prova audio delle torture subite per 7 minuti prima di morire. Lo scontro tra Turchia e Arabia Saudita si fa duro, ma l’America media tra le due posizioni, costringendo il regno ad ammettere che l’uomo sia stato ucciso, pur per un interrogatorio finito male e non con premeditazione, mentre Erdogan ha sinora tenuto nascosto all’opinione pubblica mondiale il file audio di cui parla da settimane, evitando di mettere ancora di più in imbarazzo lo storico alleato degli americani nel Medio Oriente.

Insomma, la geopolitica sta aiutando la Turchia, con l’America ad essere tornata ad usare toni amichevoli con Erdogan, rassicurando i mercati, i quali stanno ridando un minimo di fiducia all’economia anatolica. Certo, i fondamentali restano gli stessi di questa estate: partite correnti molto negative e che correrebbero verso il -5% del pil, un’inflazione ancora fuori controllo e una politica monetaria inadeguata. Per contro, il ripiegamento delle quotazioni petrolifere darà sollievo ai prezzi domestici, visto che i turchi importano quasi tutta l’energia che consumano. Tuttavia, una cosa è avere contro la prima potenza mondiale, un’altra tenere con essa buoni rapporti. Non a caso, insieme all’Italia e pochi altri stati, la Turchia in questi giorni ha beneficiato dell’esenzione USA sulle sanzioni contro l’Iran. In pratica, potrà continuare ad acquistare petrolio da Teheran senza incorrere in ritorsioni finanziarie a stelle e strisce. Impensabile fino a poche settimane fa e molto importante per Ankara, che con il regime degli ayatollah vanta buoni rapporti, in funzione sostanzialmente anti-saudita, ambendo Erdogan a diventare il vero punto di riferimento dell’islam nel Medio Oriente. Tutto lentamente si sta riportando alla normalità, anche se l’economia pagherà caro l’ostracismo del presidente contro gli alti tassi, avviandosi verso una temporanea recessione.

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti