I lockdown in Italia e Spagna serviranno a giustificare il ricorso al MES

Sud Europa sotto pressione per accedere al MES sanitario. E la BCE non può più ignorare le sirene del nord.

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Lockdown per poi accedere al MES?

Il governatore della BCE, Christine Lagarde, aprendo il simposio annuale a Sintra, Portogallo, che quest’anno si terrà in videoconferenza, ha dichiarato che il

lockdown totale non è il metodo efficiente per affrontare la situazione”.

Per Francoforte, insomma, il costo economico derivante da misure restrittive imposte per frenare i contagi sarebbe eccessivo. Un avvertimento implicito ai governi di non attendersi sostegni illimitati dalla politica monetaria nel caso di nuove chiusure come a marzo? Ni. La stessa Lagarde ha sentito il bisogno di precisare che la politica monetaria resterà accomodante anche dopo che l’emergenza Covid sarà cessata. Dunque, gli acquisti di titoli di stato non saranno sospesi presto, proseguiranno verosimilmente tramite il PEPP per gran parte dell’anno prossimo e attraverso il “quantitative easing” (QE) anche oltre.

La BCE farebbe pagare il “no” al MES a Italia, Spagna e Portogallo

Il problema è che PEPP e QE non sono simili. Il primo è un programma che consiste in 1.350 miliardi di euro di bond da acquistare fino al 30 giugno prossimo, salvo estensioni temporali e il potenziamento degli stessi acquisti decisi al prossimo board di dicembre. E a differenza del QE da soli 20 miliardi al mese, esso consente alla BCE di fare shopping di titoli di stato senza doversi preoccupare di rispettare la regola del “capital key”, in base alla quale ciascun paese può beneficiare di acquisti per una quota pari alla sua dimensione economica relativa. Inoltre, con il PEPP possono acquistarsi persino i titoli con rating “spazzatura”, purché declassati sotto il livello minimo di “investment grade” dopo il 7 aprile 2020 e fino al settembre 2021.

Grazie a questa ampia flessibilità, l’istituto ha la possibilità di sovra-spendere a favore di stati come Italia e Spagna.

E questo il mercato l’ha subito considerato, se è vero che la percezione del rischio sovrano per i BTp si è di gran lunga ridotta. Nel Nord Europa, non ci stanno. Il PEPP, se durasse oltre la stretta contingenza e/o se divenisse un programma eccessivo nell’ammontare, si tradurrebbe in una monetizzazione dei debiti sovrani e incentiverebbe comportamenti di azzardo morale tra i governi del sud.

Lo scambio tra MES e lockdown

Secondo i “falchi” della BCE, lo stesso fatto che nessun governo stia ricorrendo al MES sanitario, pur non condizionato se non nella finalità della spesa, significherebbe che la politica monetaria abbia finito per creare un malinteso senso di sicurezza tra i paesi fiscalmente più deboli. Nessuno chiede aiuto a Bruxelles finché potrà godere di costi di emissione del debito così bassi, negativi fino alle medio-lunghe scadenze. Questo implica, però, che capitali come Roma e Madrid si starebbero indebitando senza alcun controllo sovranazionale sulla qualità e la stessa quantità della loro maggiore spesa. In sostanza, approfitterebbero della pandemia per spendere troppo e male.

Se nuovi stimoli monetari dovranno essere varati a dicembre, a causa della seconda ondata di contagi in corso che richiede l’imposizione di nuove misure restrittive da parte dei governi, serve una moneta di scambio per limitarne gli effetti collaterali. Quale? Solo sottoponendosi almeno al MES sanitario, il fronte dei Paesi Frugali avrebbe un minimo di garanzie sull’operato dei governi del sud. Il problema è che Roma e Madrid hanno già ostentato sul piano politico la loro opposizione a tale fondo. Anzi, il premier Giuseppe Conte ne fa motivo quasi di vanto con alleati e opposizioni. Difficile il dietrofront, sarebbe come perdere la faccia. In Italia, avrebbe implicazioni gravissime per la tenuta della maggioranza giallo-rossa. I grillini sarebbero costretti a ritirare l’appoggio all’esecutivo.

Come se ne esce da questo cul de sac? Tramite i lockdown. Poiché si tratterebbe di richiudere tutto un po’ come nella primavera scorsa e tutti saprebbero che le prospettive per l’economia e i conti pubblici peggiorerebbero decisamente, per ciò stesso il ricorso al MES sanitario verrebbe presentato come uno sbocco obbligato, senza alternative praticabili.

Conte e il collega spagnolo Pedro Sanchez salverebbero la faccia, sostenendo di essersi battuti fino alla fine per evitarlo, ma che l’imprevedibile peggioramento dello scenario avrebbe drasticamente mutato le condizioni, rendendo doveroso trasformare i loro “no” in “sì”. L’opinione pubblica nel Nord Europa sarebbe soddisfatta e i loro governi avallerebbero più facilmente nuovi stimoli. E la BCE continuerebbe a barcamenarsi tra le due opposte fazioni.

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