I keynesiani all’attacco: la Fed condoni i debiti immobiliari

William Greider chiede una svolta più radicale alla Federal Reserve e si spinge fino all'ipotesi non ortodossa di condonare i debiti dei proprietari di case in difficoltà.

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William Greider chiede una svolta più radicale alla Federal Reserve e si spinge fino all'ipotesi non ortodossa di condonare i debiti dei proprietari di case in difficoltà.

In un paper di William Greider del Levy Economics Institute of Bard College, si fa un’analisi dei limiti travalicati in questi anni dalla Federal Reserve, rispetto al suo statuto e al doppio mandato. Limiti, scrive l’autore, che per quanto considerati lesivi dell’ortodossia hanno finito per essere accettati, seppur in presenza di critiche numerose.

 

Condonare i debiti immobiliari: l’ipotesi di William Greider fa discutere

Tuttavia, Greider spiega che quanto fatto dalla Fed dopo il crac di Lehman Brothers avrebbe salvato le banche e il sistema finanziario dalla bancarotta, ma senza innescare una ripresa dell’economia reale. Per questo, bisognerebbe dare esecuzione effettiva e completa al doppio mandato (stabilità dei prezzi e piena occupazione), facendo pesare maggiormente il sostegno all’economia reale che alla finanza. Come? Nel libro si discutono ipotesi a dir poco non ortodosse, ma che Greider ritiene essere le uniche soluzioni possibili per il superamento della crisi, ossia il condono dei debiti dei proprietari di case in difficoltà e di quelli studenteschi.

In particolare, l’autore spiega che gli “underwater”, ossia i mutui erogati per l’acquisto di abitazioni, il cui valore di mercato odierno risulta inferiore a quello del debito residuo stesso, difficilmente potranno essere rimborsati in molti casi, ad esempio, da parte dei proprietari in difficoltà economiche o disoccupati. Per questo, le banche, anziché insistere con i pignoramenti, dovrebbero considerare l’ipotesi di condonare anche in parte il debito, allungando i termini, abbassando la rata mensile e riducendo gli interessi. Così facendo, i mutui potrebbero essere ripagati in molti casi, a beneficio del creditore stesso.

 

Il ruolo della Fed

Tuttavia, speiga Greider, poiché tale processo difficilmente si realizzerà di spontanea volontà delle banche, potrebbe intervenire la Fed, che ha a bilancio circa mille miliardi di dollari in mutui, così come altri 1.500 miliardi sono nelle mani delle agenzie commissariate dal governo, Fannie Mae e Freddie Mac.

Queste, insieme alla Fed, potrebbero procedere al condono parziale del debito e il governo potrebbe contemporaneamente fare pressione sugli istituti privati, affinché imitino tali misure.

Secondo Greider, i benefici sarebbero duplici: da un lato, i creditori otterrebbero nel lungo periodo rimborsi maggiori di quelli iscritti a bilancio con la procedura dei pignoramenti immobiliari; dall’altro, anche l’economia e le finanze pubbliche ne beneficerebbero. Infatti, pignorare le abitazioni comporta il rischio di svuotare interi quartieri di città, privando gli enti locali del gettito necessario per finanziare i servizi.

E oltre ai mutui immobiliari, l’autore pensa a un altro indebitamento diffuso negli USA, quello studentesco, i cui arretrati sono iscritti a bilancio per 1.800 miliardi di dollari. La Fed dovrebbe intervenire anche in questo caso, tagliandolo di 1.000 miliardi, aggiunge l’autore. Il quale sottolinea come questi provvedimenti sarebbero ostacolati dalla destra conservatrice, legati alle pratiche ortodosse, ma che risulterebbero inevitabili per il rilancio dell’economia americana.

 

Condono debiti per mutui: i punti deboli

Senza volere entrare nei dettagli dell’analisi, che sarebbe molto complessa, possiamo individuare alcuni punti deboli di queste ricette. Esse potrebbero risultare valide, se fossimo in presenza di quello che in economia si chiama evento “one shot”, ossia destinato a non ripetersi. Ma così non è e la conseguenza dell’intervento della Fed potrebbe spingere milioni di americani a pensare che negli USA sia sempre possibile indebitarsi per poi non pagare in tutto o in parte il debito, a discapito del corretto funzionamento del mercato creditizio.

Si rischia, in sostanza, di spingere all’indebitamento privato Usa in misura eccessiva, cosa che la Fed e i programmi pubblici di assistenza ai mutui immobiliari hanno provocato negli anni passati, con i risultati devastanti che tutti oggi vediamo.

Resta, invece, inquietante l’interrogativo posto dall’autore, ossia cosa accadrebbe se la Fed facesse venire meno gli stimoli monetari, dopo avere inondato i mercati di migliaia di miliardi di dollari.

 

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