I grandi affari dei crediti a rischio delle banche, benedetti dall’Europa

I crediti deteriorati o NPL delle banche italiane infliggono perdite a chi li vende e grossi potenziali guadagni a chi li acquista. E tutto è amplificato dalla Vigilanza della BCE.

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I crediti deteriorati o NPL delle banche italiane infliggono perdite a chi li vende e grossi potenziali guadagni a chi li acquista. E tutto è amplificato dalla Vigilanza della BCE.

I crediti a rischio delle banche italiane avrebbero chiuso il 2019 sotto gli 80 miliardi di euro, segnando un crollo del 60% in appena 4 anni. Sono noti in gergo come “Non Performing Loans” (NPL) e da tempo zavorrano i conti degli istituti che li cedono sul mercato per fare pulizia dei loro bilanci.

Di cosa parliamo? La banca presta denaro a un cliente (impresa o famiglia). Questo non riesce a ottemperare al suo debito o si trova costretto a farlo in ritardo rispetto alle tempistiche pattuite. La banca si ritrova così con un credito nominale teorico pari a 100, ma che nei fatti presenta tassi effettivi di riscossione inferiori. Di trimestre in trimestre, di anno in anno, lo svaluta per tenere conto delle perdite attese (crescenti). Queste dipenderanno a loro volta anche da eventuali garanzie di cui il prestito è stato provvisto, come pegno, ipoteca o fideiussione.

Ad ogni modo, qui è entrata negli ultimi anni in gioco la Vigilanza della BCE, che ha preteso dalle banche italiane (e non) sottoposte al suo monitoraggio l’abbattimento accelerato degli NPL a bilancio, così da fare chiarezza sul loro impatto definitivo e poter tornare a prestare denaro in maniera più convincente, a sostegno dell’economia reale. Nella pratica, le cose sono andate assai diversamente. Spingere le banche a liberarsi più in fretta dei crediti a rischio ha amplificato le perdite. Infatti, sul mercato si è riversata un’offerta di NPL esplosa in breve tempo, a fronte di una domanda relativamente contenuta, anche per via della scarsa presenza di soggetti istituzionali specializzati.

Crediti deteriorati, fardello da centinaia di miliardi sui conti delle banche italiane

Il fattore tempo rema contro le banche

I prezzi sono implosi a una frazione del valore nominale di tali crediti, alimentando voragini nei conti delle banche cedenti e grossi potenziali guadagni in quelli dei veicoli che li hanno acquistati in saldo. Al netto delle svalutazioni già effettuate, le prime hanno dovuto correggere i valori ulteriormente al ribasso. Nei giorni scorsi, MPS ha ceduto NPL per un controvalore nominale di 1,8 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi acquistati da Banca Illimity di Corrado Passera.

Siena ha così effettuato cessioni per complessivi 3,8 miliardi nel 2019, mentre Illimity ha realizzato acquisti lordi per 5,5 miliardi. E sapete i rispettivi titoli azionari come hanno chiuso l’anno in borsa? -8,5% MPS, +40% Illimity, il cui sbarco a Piazza Affari è avvenuto, peraltro, a marzo.

Staremmo pure semplificando troppo, ma questi numeri ci offrono una panoramica di quanto sia avvenuto di recente in Italia: il business dei crediti a rischio si è tradotto in una mannaia per le banche che li avevano originati, spesso senza responsabilità proprie e per via della lunga crisi che ha mandato in malora i conti di imprese e famiglie; dall’altra parte del mercato, un gruppetto di investitori ha potuto acquistare a prezzi stracciati assets, i cui tassi effettivi di recupero sarebbero risultati già o risulterebbero in futuro nettamente superiori. Semplicemente, l’urgenza di vendere ha fatto crollare i valori di mercato. Il fattore tempo ha remato contro un’adeguata valutazione dei crediti deteriorati, finendo per danneggiare un lato del mercato in favore dell’altro. Il tutto voluto dalla Vigilanza europea.

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