I giapponesi a caccia di bond esteri dopo la cura Abe-Kuroda

Gli nvestitori nipponici tornano agli acquisti di bond stranieri, europei in testa. Sembra funzionare la cura Abe con il dollaro oltre quota 101 sullo yen

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Gli nvestitori nipponici tornano agli acquisti di bond stranieri, europei in testa. Sembra funzionare la cura Abe con il dollaro oltre quota 101 sullo yen

La svolta di politica monetaria aggressiva da parte della Banca Centrale del Giappone di Haruhiko Kuroda e caldeggiata dal premier Shinzo Abe mostra i suoi primi effetti. Nelle ultime due settimane di rilevazione, il ministero delle Finanze di Tokyo ha rilevato che gli investitori giapponesi hanno acquistato al netto titoli obbligazionari stranieri per un importo complessivo di 514 miliardi di yen, pari a 5,1 miliardi di dollari.

In particolare, nella settimana tra il 28 aprile e il 3 maggio si sarebbero registrati acquisti netti di bond esteri per 309,9 miliardi di yen, che si aggiungono ai 204,4 miliardi rilevati nella settimana precedente. Il dato è in netta controtendenza rispetto alle vendite nette per un totale di 3.400 miliardi di yen (34 miliardi di dollari) delle sei settimane precedenti e sarebbe proprio da mettere in relazione alla politica monetaria molto espansiva della BoJ, che da un lato ha annunciato l’immissione di 7 mila miliardi di yen di liquidità aggiuntiva al mese in circolazione, la quale potrebbe già essere stata utilizzata per investimenti finanziari, dall’altro spinge gli investitori giapponesi a ricercare maggiormente opportunità di rendimento all’estero, dati i tassi molto bassi offerti da Tokyo.

L’effetto di tale fuga dal Giappone avrà molto probabilmente a che fare con quanto sta avvenendo in Europa, dove i rendimenti dei bond sovrani, in particolare, si sono molto ridotti nelle ultime settimane, così come hanno ripreso a fiatare anche le borse del Vecchio Continente e degli USA.

 

Svalutazione dello Yen: il Giappone non fa marcia indietro

Dal canto suo, Tokyo sta raggiungendo proprio il suo obiettivo, consistente nell’indebolimento dello yen per via dell’abbondante liquidità e del deflusso conseguente dei capitali. Si pensi, ad esempio, che tra gennaio ad aprile erano stati rimpatriati capitali per 9.330 miliardi di yen, mentre adesso inizia un flusso di segno opposto, come si evince dal rapporto di cambio, con il dollaro che ha sfondato la soglia di 100 sullo yen, arrivando nell’ultima seduta fino a un picco di 101,36.

Entrando al vertice del G7 finanziario, un alto funzionario giapponese ha commentato che il cambio lo determina il mercato, anticipando le possibili critiche dei colleghi sulla svalutazione a fini competitivi della valuta nipponica (Giappone brinda all'”Abenomics” ma l’economia pompata è rischiosa).

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