I dazi di Trump su prosciutto e parmigiano mettono in crisi l’Italia nell’euro

I dazi di Trump colpiscono il Made in Italy, nonostante l'Italia non abbia responsabilità sul caso Airbus. Perché l'America intende punirci insieme a Germania e Francia?

di , pubblicato il
I dazi di Trump colpiscono il Made in Italy, nonostante l'Italia non abbia responsabilità sul caso Airbus. Perché l'America intende punirci insieme a Germania e Francia?

Il WTO, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio, ha dato il via libera ai dazi USA su 7,5 miliardi di dollari di prodotti dell’Unione Europea. Tra questi, il whiskey scozzese, i vini francesi, parmigiano, prosecco e prosciutto italiani e l’Emmental svizzero, su cui graveranno tariffe del 25%.

E sugli aerei commerciali sarà imposto un dazio del 10%. E’ la ritorsione che l’amministrazione Trump ha voluto adottare per gli aiuti di stato concessi dai governi europei a Airbus, considerati “illegali” secondo le regole del commercio internazionale. A sua volta, il WTO si pronuncerà nei prossimi mesi sul ricorso presentato dalla UE contro gli aiuti di stato americani a Boeing. Nel frattempo, Bruxelles fa sapere, tramite il commissario al Commercio, Cecile Malstrom, che l’Europa non potrà che reagire con misure ritorsive.

Guerra dei dazi di Trump: prodotti italiani a rischio e l’ostacolo del falso Made in Italy

I dazi di Donald Trump sono uno schiaffo all’Europa, ma soprattutto ad alleati molto stretti come l’Italia. La Casa Bianca avrebbe potuto benissimo evitare di inserire prodotti Made in Italy nella lista oggetto dell’innalzamento delle tariffe, anche perché l’Italia non fa parte del consorzio di produzione di Airbus, un’iniziativa sostanzialmente franco-tedesca. E allora perché proprio i nostri prodotti alimentari risultano tra i più colpiti insieme a quelli francesi?

Se l’obiettivo non dichiarato (nemmeno tanto) di Trump fosse di riequilibrare la bilancia commerciale con la UE, in un certo senso avrebbe colpito nel segno. Germania e Italia sono i due partner europei verso cui ogni anno gli USA maturano un passivo più elevato. Dunque, l’Italia non può che essere punita come i tedeschi per il semplice fatto che esporta “troppo” in America. Per la nostra economia, un guaio. Le nostre esportazioni nette verso l’America sono la metà di quelle della Germania in valore assoluto, ma incidono per la metà del surplus totale della nostra bilancia commerciale, mentre quelle tedesche solamente per circa un quinto. In altri termini, siamo “USA-dipendenti” sui mercati esteri.

Perché l’Italia nel mirino degli USA

E se dietro i dazi ci fosse una strategia più sottile? Ripetiamo, l’Italia non appartiene al consorzio Airbus e appare francamente ingiusto che paghi per “colpe” degli altri. E forse, questo sentimento di ingiustizia e frustrazione sarebbe quello che Trump vorrebbe instillare negli italiani, al fine di metterli con le spalle al muro, come dire loro e ai governi di Roma: “guardate che i vostri prodotti non vengono colpiti in quanto italiani, bensì in quanto europei. State pagando per azioni di Germania e Francia, i vostri alleati della UE e dell’euro. Siete le vittime del mercantilismo tedesco, contro cui l’America intende reagire”. Il messaggio nascosto sarebbe il seguente: se Roma vuole continuare ad appartenere alla sfera d’influenza franco-tedesca, se ne assumerà tutte le conseguenze, quand’anche non fosse direttamente coinvolta nelle loro azioni, come nel caso di Airbus.

L’Europa sta entrando in crisi e l’Italia si mostra ancora una volta senza difese

Nel Vangelo di Matteo e quello di Luca viene riportata la seguente frase di Gesù: “non potete servire a Dio e a Mammona”. Mutatis mutandis, l’America pretenderebbe lo stesso da quelli che considera fidi alleati: “o con me o contro di me”. L’Italia di “Giuseppi” Conte figura oggi tra i principali partner di Washington e il fatto che risulti tra i più penalizzati dai dazi di Trump svelerebbe le vere intenzioni dei tycoon, cioè di spronarci a scontrarci con l’asse franco-tedesco. Ma il governo giallorosso di Movimento 5 Stelle e PD non sembra andare in questa direzione. Tutt’altro. La nostra appartenenza all’euro, alle istituzioni comunitarie è perlopiù “ideologica”, ma anche percepita come necessità assoluta. Basti vedere cosa accade ai nostri BTp ogni qualvolta venga alzata la voce a Roma contro i commissari.

I dazi di Trump sono rischiosi per il Made in Italy e mettono in difficoltà la nostra economia già stagnante e sull’orlo di una nuova recessione.

E a differenza della Germania, non sappiamo dove sbattere la testa se s’inceppa la macchina dell’export, perché di mezzi per stimolare la domanda interna non ne disponiamo, mentre Berlino sta varando un pacchetto di investimenti “green”, che punta, per quanto insufficiente, a sostenere un’economia attesa in rallentamento, nemmeno in recessione per l’intero 2019 e in lieve recupero nel 2020.

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>