I dazi di Trump non aiutano l’America, i risparmi dovranno raddoppiare

I dazi dell'amministrazione Trump non risolveranno il problema del deficit commerciale americano. Per farlo, bisognerà raddoppiare i risparmi delle famiglie.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I dazi dell'amministrazione Trump non risolveranno il problema del deficit commerciale americano. Per farlo, bisognerà raddoppiare i risparmi delle famiglie.

America e Cina trattano per trovare una soluzione contro gli squilibri delle loro relazioni commerciali. Ogni anno, la prima registra importazioni nette per oltre 500 miliardi, di cui il 70% verso la Cina. Il presidente Donald Trump intende risolvere la questione, minacciando l’imposizione di dazi contro le altre grandi economie mondiali, di cui alcuni già imposti su acciaio, alluminio, lavatrici e pannelli solari, etc. L’obiettivo dell’amministrazione americana, dunque, consiste nel tagliare il deficit commerciale, specie quello con la Cina. Poiché si tratta di un gioco a somma zero, minori importazioni da Pechino implicano minori esportazioni cinesi. Dunque, l’economia cinese dovrebbe rallentare per consentire a quella americana di accelerare. Naturale che Pechino e Washington abbiano opinioni contrapposte sul commercio mondiale. I cinesi sono venditori, gli americani consumatori netti.

In realtà, i dazi sono una soluzione solo apparente. In teoria, essi finirebbero per ridurre le importazioni. Tuttavia, non solo non basterebbero quasi certamente a colmare un gap da oltre mezzo trilione di dollari all’anno, ma bisogna tenere conto delle contromisure che le economie concorrenti adotterebbero come ritorsione, ovvero l’imposizione di dazi su beni e servizi USA, con il risultato che alla fine si tornerebbe al punto di partenza, ma con relazioni commerciali ristrette e un impatto negativo su tutte le economie. Oltre tutto, i dazi avrebbero effetti controproducenti sull’economia americana: renderanno più costosi beni e servizi importati, per cui l’inflazione interna salirà e si tradurrà in una perdita di potere di acquisto per le famiglie. Le uniche beneficiarie dirette sarebbero le imprese americane protette, le quali verosimilmente matureranno più profitti e faranno più investimenti, ma quasi certamente più che compensati dalle perdite accusate dal resto dell’economia.

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Serve raddoppiare i risparmi degli americani

E allora, come potrebbe risolvere il problema Trump? In un sistema economico aperto, l’equilibrio tra domanda e offerta si raggiunge quando il saldo della bilancia commerciale eguaglia quello fiscale, ponendo che risparmi e investimenti si eguaglino tra loro. In altre parole, quando un governo spende più di quanto incassa, le importazioni superano le esportazioni, dando vita a quello che è noto come “deficit gemelli”. In sostanza, quando la spesa pubblica è eccessiva, essa genera consumi troppo alti e anche la domanda di beni stranieri tende a crescere, colpendo la bilancia commerciale. Viceversa, se lo stato portasse il bilancio in equilibrio, i consumi delle famiglie si ridurrebbero, aumenterebbero i risparmi e la bilancia commerciale sarebbe in equilibrio.

Dunque, in America vi sarebbe un eccesso di consumi, ovvero una carenza di risparmi, generati da conti pubblici in passivo. Il taglio delle tasse di recente voluto da Trump rischia di esacerbare le tendenze, incrementando i consumi interni, dunque pure le importazioni. E considerando che la riforma fiscale sia stata varata in deficit per 1.400 miliardi di dollari in 10 anni, ecco che il rischio per la Casa Bianca di vedere allargare e non restringere il “buco” commerciale diventa reale. Si consideri che il risparmio degli americani nel 2017 è stato di appena 485 miliardi, il 3,7% del pil. Il deficit delle partite correnti si è attestato sulla stessa cifra, ovvero a 480 miliardi, guarda caso confermando la teoria dei deficit gemelli. Dunque, per eliminare il deficit corrente, bisognerebbe raddoppiare il livello dei risparmi attuali degli americani, operazione che non potrà realizzarsi attraverso i (soli) dazi, bensì puntando al risanamento fiscale e al sostegno ai risparmi privati, attraverso tassi d’interesse più alti, anche se al costo di minori investimenti. In altre parole, l’economia americana dovrebbe crescere di meno, non di più. E Trump si è posto, invece, l’obiettivo di farla crescere del 3% all’anno. Insomma, scoprirà forse molto presto che o l’una o l’altra cosa.

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Argomenti: Economia USA, Presidenza Trump

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