I conti non tornano, l’Europa richiama l’Italia: mancano 13 miliardi

Manovra correttiva in arrivo. La Commissione europea farà parte dei "gufi", se prevede un "buco" di bilancio dello 0,8% del pil per quest'anno. Ad ore una lettera di richiamo UE all'Italia.

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Manovra correttiva in arrivo. La Commissione europea farà parte dei

L’Italia sarà formalmente richiamata con una lettera della Commissione europea sul rispetto dei target fiscali, dopo che ieri l’Eurogruppo, ovvero la riunione dei ministri finanziari dell’Area Euro, ha espresso preoccupazione con riguardo allo stato dei nostri conti pubblici, notando come essi non rispetterebbero la regola del debito né per il 2015, né per l’anno in corso. I rilievi sono simili a quelli già effettuati a novembre da Bruxelles: anziché diminuire dello 0,1% del pil, il deficit strutturale salirà quest’anno dello 0,7% all’1,7% (era atteso all’1,5% 4 mesi fa).

L’Eurogruppo ha spiegato, che anche con la concessione della massima flessibilità, l’Italia non rispetterebbe ugualmente i vincoli del Patto di stabilità, che impongono a ciascun paese membro di tagliare il deficit strutturale dello 0,5% all’anno, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, in attesa che dall’anno prossimo entrino in vigore le norme sul Fiscal Compact, che impongono un taglio del rapporto tra debito e pil del 5% all’anno per la parte eccedente il 60%.

Manovra da almeno 13 miliardi, stando ai calcoli della Commissione

Quand’anche i commissari dovessero usare “la mano leggera”, stando alle indiscrezioni trapelate ieri da Bruxelles, è evidente che a maggio, quando arriverà il giudizio vero e proprio sulla legge di stabilità 2016, la UE solleciterà il governo Renzi ad approntare una manovra correttiva dei conti pubblici per i mesi rimanenti dell’anno. Roma è accusata, tra l’altro, di avere adottato negli ultimi 4 mesi, ossia dal precedente rapporto di novembre, misure deterioranti dei saldi fiscali. Oltre all’Italia, sono sotto le lenti d’ingrandimento dei commissari anche altri 6 paesi, ovvero Portogallo, Lituania, Austria, Spagna, Belgio e Slovenia. Questi ultimi 2 rispettavano le condizioni del Patto di stabilità a novembre, ma non ora. Madrid non ha adottato alcuna misura correttiva dei conti pubblici dallo scorso novembre, per cui la Commissione si attende che il suo rapporto deficit/pil quest’anno si attesterà oltre il tetto massimo del 3%, contrariamente agli impegni del governo spagnolo.      

Crescita pil Italia sarà molto inferiore alle stime

Per il resto, 4 paesi rispettano in pieno il Patto (Germania, Estonia, Lussemburgo e Slovacchia), mentre altri 5 lo rispettano in generale (Francia, Lettonia, Malta, Finlandia e Irlanda).

La reazione del governo Renzi è stata di rassicurazione contro le ipotesi di una manovra correttiva. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha posto l’accento sulla stabilizzazione del debito pubblico italiano nel 2015 e il suo lieve calo atteso per quest’anno. Ma le chiacchiere stanno a zero: se i commissari adotteranno azioni conseguenti ai numeri, l’Italia dovrebbe varare entro la tarda primavera una manovra di aggiustamento dei conti dello 0,8% del pil pari a 13 miliardi di euro, al netto del computo dei 3 miliardi di spesa per l’emergenza immigrazione nel deficit. Qualora questa voce non fosse esclusa dal calcolo, si dovrebbero reperire, quindi, altri 3 miliardi a copertura del “buco”, frutto della differente valutazione nella legge di stabilità per il 2016 ad opera del governo italiano. La situazione potrebbe peggiorare, se le stime della Commissione sulla crescita nominale dell’Italia risultassero persino ottimistiche. Infatti, il governo Renzi ha varato lo scorso anno una legge di stabilità, basata sulla previsione di una crescita del pil dell’1,6% e di un’inflazione all’1%. Gli organismi internazionali hanno iniziato a tagliare tali stime, tanto che ieri Fitch le ha abbassate all’1% per l’anno in corso, una previsione ancora apparentemente un po’ generosa.    

Sarà un’estate calda

Ipotizzando una crescita effettiva dell’1% e un’inflazione intorno allo 0,3%, il pil nominale salirebbe quest’anno della metà rispetto alle stime contenute nell’ultimo Def approvato. Lo scostamento dell’1,3% del pil equivarrebbe a un maggiore deficit di circa 8 miliardi. Sommati ai 13-16 miliardi segnalati dalla Commissione farebbero 21-24 miliardi, una “voragine” fiscale, più che un semplice buco di bilancio. Se, invece, almeno la metà del maggiore disavanzo, frutto della minore crescita nominale del pil rispetto alle stime del governo, fosse già stato assorbito dalle previsioni della Commissioni, resterebbe sempre uno scostamento di una ventina di miliardi, da coprire con una manovra.

Dovremmo solo sperare che non risulterà nel corso dell’anno ottimistica persino una stima di crescita dell’1% del pil, perché il 2016 sembra avere esordito nella direzione sbagliata, come suggerisce lo spegnimento della ripresa nell’ultimo trimestre del 2015, rilevata dall’Istat. Sarà decisivo il dato del primo semestre dell’anno, che sarà noto ad agosto, mese caldissimo, nel caso in cui risultasse necessario impostare in fretta e furia una manovra di oltre l’1% del pil, che gravando su una porzione di appena 4 mesi dell’esercizio in corso, peserebbe fino a 3 volte tanto sugli italiani. E tutto questo, mentre entro ottobre il governo dovrà mettere mano a una manovra per il 2017, che si preannuncia “lacrime e sangue”, a causa dei nuovi vincoli del Fiscal Compact. I “gufi” saranno numerosi nei prossimi mesi.

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