I consumi degli italiani non torneranno più come prima, ecco come cambieranno

Inflazione negativa a maggio, pil in calo nel primo trimestre oltre le attese. Bankitalia vede forti rischi per l'occupazione e gli studi confermano che la ripresa dei consumi sarà lenta e caratterizzata da un mutamento delle preferenze.

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Inflazione negativa a maggio, pil in calo nel primo trimestre oltre le attese. Bankitalia vede forti rischi per l'occupazione e gli studi confermano che la ripresa dei consumi sarà lenta e caratterizzata da un mutamento delle preferenze.

Nel primo trimestre, il pil italiano si è contratto del 5,3% rispetto agli ultimi tre mesi del 2019 e del 5,4% su base annua, più del -4,7% e -4,8% rispettivamente previsto dall’ISTAT con le stime iniziali. E a maggio, per la prima volta dall’ottobre 2016, il tasso d’inflazione mensile e annuale è sceso sottozero, in entrambi i casi segnando -0,1%. Per Banca d’Italia, questa tendenza dei prezzi sarebbe “forte e persistente”, come lasciano supporre le aspettative d’inflazione del mercato. Nel frattempo, la partecipazione al lavoro è diminuita di 300.000 unità e per il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, i posti che rischiano di andare perduti sarebbero 1 milione. E il rapporto di Prometeia, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, vede una ripresa dei consumi ai livelli pre-Coronavirus non prima del 2024, ma anche un mutamento “strutturale” delle preferenze dei consumatori.

Come la quarantena ha cambiato i consumi: ecco i prodotti che vanno a ruba

In effetti, la pandemia ancora in corso potremmo considerarla uno spartiacque che segna un prima e un dopo nella storia economica italiana e, in generale, dell’Occidente. I consumatori saranno più attenti all’igiene personale, della casa e degli ambienti, per cui dovremmo immaginare un aumento di lungo periodo degli acquisti di prodotti per la cura del corpo, di detersivi e, in particolare, di natura igienizzante. Portarsi in macchina, in un marsupio o in una borsetta il gel per pulirsi le mani, una mascherina e i guanti quando si è fuori casa potrebbe diventare una regola di condotta seguita anche quando il Coronavirus sarà diventato un triste ricordo.

L’impatto dello smart working

Questa brutta esperienza ci sta facendo scoprire, poi, i vantaggi di alcune soluzioni lavorative, come lo “smart working”.

Molti lavoratori chiederanno e riceveranno l’ok dalle loro imprese di lavorare da casa, da remoto. Le famiglie spenderanno più soldi per acquistare tablet, notebook e PC, perché vi trascorreranno molte più ore di oggi, dovendoli utilizzare per lavoro. E poiché restare in casa tutto il giorno comporta la necessità di vivere in un ambiente più confortevole, probabile che aumentino anche gli acquisti di arredi per ufficio (casalingo) e che la cura delle abitazioni diventi ancora più avvertita di quanto non lo sia oggi, con spazi richiesti non inferiori a una certa metratura.

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Per contro, il telelavoro comporterà minori consumi di carburante, allungherà i tempi di acquisto per un’auto nuova, perché i chilometri annuali percorsi si ridurrebbero e con essi anche l’esigenza di un motore potente per compiere lunghi tragitti quotidiani per recarsi al lavoro. Inevitabili anche le ripercussioni sull’abbigliamento: una cosa è andare in ufficio tutti i giorni e doversi vestire al meglio, specie se si ha a che fare direttamente con la clientela, un’altra sarebbe starsene tutto il giorno a casa in tuta o vestiti casual, concentrando le uscite nelle poche ore libere, generalmente di sera. E cambieranno anche i canali di acquisto: meno “brick and mortar” e più commercio elettronico. Quest’ultima tendenza era già in atto da anni, ma la crisi ne starebbe accelerando il corso.

Le trasformazioni infliggono perdite ad alcuni e offrono guadagni ad altri. Del resto, quando sono comparse le prime auto è venuta meno la figura del cocchiere, è stato necessario allevare molti meno cavalli, mentre si è materializzata la domanda di tassisti e meccanici, figure prima inesistenti. Seguire le evoluzioni di questi mesi risulterà per alcuni settori, in particolare, di vitale importanza per adattarsi al prossimo futuro. Se attecchisse lo “smart working” con numeri da massa critica, tanto per fare un esempio, caffè e cornetto al bar la mattina non sarebbero più una certezza, ma magari cambierebbero semplicemente gli orari della socialità, con inevitabili ripercussioni sull’offerta.

Insomma, non vediamoli solo come numeri o spauracchio, perché i consumi, superata la crisi non certo di breve durata, subiranno un cambiamento anche qualitativo.

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