I consumi ai tempi di Instagram: come i social e il web spingono agli acquisti

Secondo il rapporto Censis-Conad, nonostante un potere d’acquisto ancora limitato e una tendenza al risparmio, emerge che «vince la potenza del soggetto».

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Secondo il rapporto Censis-Conad, nonostante un potere d’acquisto ancora limitato e una tendenza al risparmio, emerge che «vince la potenza del soggetto».

Che i social influenzano pesantemente i consumi e lo stile di vita è ormai un dato di fatto. Lo dimostra, ad esempio, la catena di ristoranti che permette di pagare il conto con il numero di followers. Ma c’è di più. Gli influencer e i social in generale sembrano avere un enorme potere anche sui consumi. A dirlo è il rapporto Censis-Conad «I miti dei consumi»  che affronta il cambiamento degli ultimi 10 anni anche a causa della tecnologia e, soprattutto, dei social.

Il cambiamento dei consumi

Quello che appare evidente dal rapporto, è che rispetto al 2008 i consumi non sono cresciuti anzi si segnala un -6,3% del potere d’acquisto delle famiglie e un -2% per i consumi. Molte famiglie stentano ancora a guardare al futuro con positività quando si tratta di spese. In 10 anni non si è riusciti ancora a tornare ai livelli pre-crisi e il 70,5%  degli italiani pensa che non potrà spendere molto per nei mesi prossimi. Secondo il rapporto Censis-Conad, nonostante un potere d’acquisto ancora limitato e una tendenza al risparmio, affrontando il tema del cambiamento dei consumi emerge che «vince la potenza del soggetto». L’esempio lampante è dato dal boom dei prodotti bio e il boom della vendita dei prodotti biologici che hanno segnato un +8% in crescita rispetto al passato. Un settore questo che coinvolge i prodotti alimentari, ortofrutta, drogheria, surgelati e bevande con percentuali sempre maggiori. In salita anche i prodotti «free from» ossia quelli che riportano la dicitura senza zucchero, senza glutine, senza olio di palma etc.

La spiegazione sembra più incentrata su un’idea di innovazione o di andare fuori dagli schemi piuttosto che seguire un tipo di alimentazione. Il consumatore pensa così di fare scelte di nicchia ma in realtà sta compiendo la medesima scelta di altre migliaia di persone. E’ lo stesso report a spiegarlo: “Il consumatore che è convinto di agire per dare gambe alle proprie idee di cambiamento e che da queste scelte trova gratificazione e anche identità, non vuole essere incastonato nel mainstream e tende a modulare il proprio consumo su se stesso in senso stretto, sulle sue convinzioni più intime, profonde.

L’unico mito che lo mobilita nei consumi è se stesso, l’io ipertrofico che vuole ogni tipo di soddisfazione: non solo perché vuol decidere, ma perché le mitologie che nascono sui prodotti stimolano l’ipertrofia dell’io, le sue emozioni o aspettative razionali”.

Il potere dei social

Acquistare prodotti bio, free from o senza glutine, anche se non si soffre di intolleranza, è diventato più un trend che altro. Un ruolo importante ce l’hanno le fake news e le informazioni che si trovano sul web ma anche i social ormai i veri comunicatori del web. Gli italiani sono sempre a caccia di informazioni sul web e molto spesso si imbattono in rumors senza fondamento e invece stentano a credere agli esperti. I giovani, in particolare, sono quelli che cadono maggiormente in questo sistema: “6,4 milioni di italiani sono fortemente avversi a competenze e professionalità nelle quali non ripongono fiducia, diffidano degli esperti. Sono il 25,1% i 18-34enni che non si fidano del sapere esperto”.

Solo in un anno milioni di italiani, tra cui il 40,5% di giovani, non ha acquistato un prodotto “perché il messaggio pubblicitario e la sua narrazione sono stati giudicati fuorvianti e quindi non meritevoli di fiducia”. In aumento invece coloro che si sono fatti condizionare dalla pubblicità vista in tv o sul web e, in particolare, dagli influencer dei social.  

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