I cambi mandano un segnale preoccupante su chi perderebbe la ‘guerra’ dei dazi

L'euro va giù e il dollaro si rafforza. Sui mercati si inizia per caso a scontare l'esito di una guerra commerciale?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'euro va giù e il dollaro si rafforza. Sui mercati si inizia per caso a scontare l'esito di una guerra commerciale?

Da febbraio, il dollaro si è apprezzato mediamente del 6,5% contro le altre principali divise, dopo avere vissuto un 2017 molto negativo, durante il quale ha perso il 4,6%, segnando il peggiore risultato dal 2003. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasuries hanno vissuto un momento rialzista fino al maggio scorso, quando i decennali sono saliti fin sopra il 3,10% ai massimi da quasi 5 anni, mentre successivamente hanno iniziato a riscendere, attestandosi attualmente in area 2,85%. Cos’è successo? Diverse le cause del ritorno del “super dollaro”. Anzitutto, il taglio delle tasse voluto dall’amministrazione Trump ha stimolato le aspettative d’inflazione, facendo scontare agli investitori tassi USA più alti in futuro, ossia un’accelerazione della stretta monetaria in corso.

Secondariamente, l’economia americana mostra una performance migliore di quelle delle altre economie avanzate, le quali viceversa stanno rallentando e non hanno ancora centrato (stabilmente) i rispettivi target d’inflazione, lasciando prevedere un ampliamento della divergenza monetaria con la Federal Reserve. Non ultimo, però, c’è il caso dazi. Il presidente americano Donald Trump li ha minacciati per svariati mesi e dall’inizio di quest’anno è passato ai fatti, imponendoli su svariati beni in un primo momento, innalzandoli su acciaio e alluminio da Cina e persino alleati dalla tarda primavera e avvertendo che ne verranno comminati di altri su altre merci cinesi per 200 miliardi di dollari.

La guerra commerciale USA-Cina divide la leadership comunista attorno a Xi

Nel frattempo, il cambio euro-dollaro ha ripiegato da 1,25 a 1,14, indebolendosi circa l’8,5%, stessa percentuale persa dal cambio cinese contro il biglietto verde. Come mai un simile andamento? Al netto delle altre considerazioni, il mercato si starebbe riposizionando scontando tensioni sul fronte commerciale, se non una vera e propria “guerra” dei dazi. Essi colpirebbero particolarmente le economie esportatrici nette del pianeta, ossia Europa e Cina. La prima esporta negli USA merci e servizi per un avanzo annuo netto nell’ordine di oltre 150 miliardi di dollari, la seconda per, addirittura, circa 375 miliardi. Se è vero che la catena produttiva appare molto integrata e tale da non consentirci di fare calcoli semplici, resta indubbio che in un mondo commercialmente meno aperto a rimetterci sarebbero le economie “export-led”, come molte emergenti, la Cina e, appunto, il Vecchio Continente, trainato da Germania e Italia, in particolare.

Il super dollaro anticipa problemi per l’Europa

Non si capirebbe altrimenti un rafforzamento del dollaro, a fronte di un deficit corrente di circa il 2,5% del pil USA nel primo trimestre di quest’anno. In altre parole, i fondamentali dell’economia americana deporrebbero in favore di un deprezzamento del dollaro e non di un suo rafforzamento. Se sta accadendo l’esatto contrario, sarebbe forse solo per le previsioni di un nuovo assetto di relazioni commerciali, che spinge il mercato ad acquistare dollari e a vendere le altre divise, con un “sell-off” piuttosto marcato ai danni di diverse emergenti. In effetti, il super dollaro rischia di provocare gravi conseguenze per molte di queste economie indebitatesi in valuta straniera per complessivi 3.800 miliardi di dollari nell’ultimo decennio. Ne sa qualcosa la Turchia, la cui lira sta collassando letteralmente nelle ultime settimane, arrivando a -46% contro il dollaro da inizio anno.

Perché il cambio euro-dollaro andrà giù con una crisi dell’economia americana

D’altra parte, il 90% degli scambi valutari, qualcosa come 4.400 miliardi al giorno, ha a che fare con il biglietto verde, così come in valuta americana è denominato il 60% delle riserve di tutto il mondo, assets per circa 6.400 miliardi. E sempre in dollari si comprano materie prime come petrolio e oro. Insomma, quel che accade al dollaro finisce per riguardare tutti. E il solo fatto che si stia rafforzando ai massimi da inizio 2017 segnalerebbe guai in arrivo per grandi economie come la nostra. I dazi di Trump faranno male forse anche alla stessa America, se portati all’estremo, ma certamente a pagare pegno sarebbero quanti hanno fondato la loro crescita negli ultimi decenni sulle esportazioni, a copertura spesso di una domanda interna debole.

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Argomenti: Cambio euro-dollaro

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