I bond greci sono un’opportunità da cogliere con estrema accortezza

I bond della Grecia fanno gola al mercato per i possibili grossi guadagni realizzabili, ma state attenti ai diversi rischi insiti nell'operazione.

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I bond della Grecia fanno gola al mercato per i possibili grossi guadagni realizzabili, ma state attenti ai diversi rischi insiti nell'operazione.

Si apre con una buona notizia il mercato dei bond governativi della Grecia oggi: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha alzato di un gradino a “B-” il giudizio sul debito sovrano ellenico, elogiando gli sforzi compiuti dal paese per adempiere alle condizioni previste dal terzo piano di assistenza finanziaria, siglato nel luglio del 2015 e che consiste in aiuti per 86 miliardi in 3 anni da parte dei creditori pubblici europei, in attesa di conoscere la decisione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulla sua partecipazione al bailout o meno. Grazie alla notizia, i rendimenti dei titoli a 10 anni sono scesi all’attuale 9,65% dal 9,69% della chiusura della seduta precedente. In calo anche i rendimenti biennali di 9 punti base al 13,48%, così come quelli dei bond quinquennali di 11 bp all’11,12%. Si guarda adesso con speranza alla valutazione della prima fase di attuazione del programma concordata con i creditori pubblici europei, che culminerà con il prossimo Eurogruppo di febbraio, successivamente al quale potrebbero iniziare le trattative tra la Commissione europea e il governo di Atene per trovare un’intesa sulla richiesta avanzata da quest’ultimo di ristrutturare il debito nelle mani dei creditori pubblici. In caso di esito positivo, ovvero se i funzionari della Troika dovessero riportare ai ministri finanziari dell’Eurozona risultati positivi sulle prime riforme attuate dal governo Tsipras, la BCE potrebbe inserire i titoli di stato ellenici tra quelli acquistabili con il “quantitative easing”. Finora, infatti, essi sono esclusi dal piano di stimoli monetari varato un anno fa e attuato sin dal marzo scorso.        

Ristrutturazione debito Grecia non così vicina

In teoria, quindi, auspicando un esito favorevole per la valutazione già in corso, ci sarebbero grosse potenziali opportunità da cogliere sul mercato dei bond emessi da Atene, in quanto il loro inserimento tra i titoli acquistabili dalla BCE ne farebbe salire i prezzi, consentendo ai detentori di maturare anche una lauta plusvalenza. Tutto bene? No. Esistono diverse ragioni per invitare alla prudenza. La prima sta nella considerazione che i titoli di stato ellenici sono soliti anche a repentini cambi di direzione. Nella primavera del 2012, quando vi fu la ristrutturazione dei bond a carico dei creditori privati, i decennali arrivarono a rendere il record del 44%. Nel settembre del 2014, ovvero nemmeno 2 anni e mezzo dopo, i rendimenti scivolarono per la medesima scadenza al 5,4%, salvo sfondare il 20% nell’estate successiva, risentendo delle tensioni politiche tra Atene e Bruxelles sui termini per il terzo piano di aiuti. Essendoci al governo una coalizione di estrema sinistra, alleata con la destra nazionalista, lo scontro con i creditori potrebbe non essere cessato, anche se probabilmente non raggiungerà quelle vette di pathos dell’estate del 2015.        

Rendimenti Grecia molto ballerini

E un primo banco di prova del nuovo clima instauratosi tra le parti potremmo averlo nelle prossime settimane, quando Atene esigerà un confronto sull’ipotesi di ristrutturare il debito. Poco fa, il presidente del fondo di salvataggio europeo, ESM, Klaus Regling, ha spiegato che il tema non sarebbe di alcuna urgenza, considerando che la Grecia non dovrà rimborsare alcunché ai creditori europei fino al 2022. Al contempo, ha avvertito che vi sarebbe un’elevata probabilità che il paese registri un disavanzo primario nel primo trimestre dell’anno, quando dovrà rimborsare debiti in scadenza per 5 miliardi di dollari. Come dimostra la curva dei rendimenti, inclinata negativamente, il mercato continua a prevedere un alto rischio default a medio termine. Da qui, il fatto che i titoli a più lunga scadenza rendano meno di quelli a scadenze minori. E si consideri anche che nell’ultimo mese, i rendimenti decennali risultano saliti di 140 bp, a conferma che nemmeno in questa ultima fase apparentemente più calma si stia registrando un’evoluzione granché positiva. Ad eccezione della settimana scorsa, quando sono schizzati al di sopra del 10%, i rendimenti si attestano in questo momento ai livelli massimi dall’agosto scorso. Stando alle elaborazioni di Markit, tali livelli segnalerebbero un rischio default al 57%, cioè relativamente molto alto. E non ultimo, c’è la questione del bassissimo grado di liquidità sul mercato secondario. Si calcola che nelle prime 2 settimane del 2016, gli scambi riguardanti i titoli di stato ellenici sulla piattaforma elettronica abbiano ammontato a un controvalore di appena 35 milioni di euro in tutto. L’estate scorsa, all’apice della crisi dei bond e delle attese per una Grexit imminente, gli scambi quotidiano non andarono oltre gli 800 mila euro, segnalando l’indisponibilità dei possessori dei bond a vendere e dei potenziali acquirenti a comprare, dati i prezzi.        

Tensioni con creditori non finite

Ciò potrebbe rappresentare un grossissimo ostacolo per chi avesse intenzione di acquistare bond ellenici, in quanto incontrerebbe enorme difficoltà a rivenderli sul mercato sia nel caso in cui desideri monetizzare la plusvalenza, sia in quello in cui volesse minimizzare le perdite. Infine, occhio alle tensioni di questi giorni sul capitolo immigrazione. La Germania avrebbe proposto l’espulsione della Grecia dall’area Schengen, quella di libera circolazione delle persone all’interno della UE. Atene non mostrerebbe alcuna capacità di gestione dei flussi immigratori, nonostante abbia intascato ben 2 miliardi dalla UE, corrispondenti a oltre l’1% del suo pil. Ebbene, per quanto l’eventuale rottura sul caso non riguarderebbe formalmente le trattative sul debito, è evidente che ciò rappresenterebbe una grave fonte di tensione con i partner europei, molti dei quali sono anche creditori di Atene. Gli investitori potrebbero anche convincersi che la Grecia stia per uscire pian piano dalle istituzioni europee, compresa l’unione monetaria, reagendo con una vendita massiccia di bond ellenici. C’è da stare seriamente calmi e non farsi trascinare dalla facile euforia per un’opportunità certamente ghiotta, ma i cui rischi non sono certo valutabili dal piccolo risparmiatore. Quando si parla di Europa, ci capiscono poco persino le grande case d’investimento.  

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