Un QE per l’oro, la proposta per far risalire l’inflazione

E se la BCE acquistasse oro per stimolare l'inflazione? La proposta arriva da un importante manager internazionale.

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E se la BCE acquistasse oro per stimolare l'inflazione? La proposta arriva da un importante manager internazionale.

Il dibattito su come alzare le aspettative d’inflazione presso le economie sviluppate (USA, Europa e Giappone), dove le banche centrali sembrano avere fallito l’obiettivo di stimolare la crescita dei prezzi e del pil, prosegue e si arricchisce ogni giorno di nuove proposte, alcune persino bizzarre.

Sarà proprio disperata la BCE, se dai suoi piani alti, pur tra smentite, s’inizia a prendere seriamente in discussione l’ipotesi del cosiddetto “helicopter money”, ovvero di finanziare direttamente la spesa pubblica dei governi o di inviare assegni alle famiglie, in modo da stimolare i prezzi. Ieri, il governatore Mario Draghi ha smentito che si sia discusso di questo scenario al board, ma la volta prima aveva definito lo stesso “interessante”. Tuttavia, le probabilità che la BCE, così come qualsiasi altra banca centrale, attui davvero questa forma estrema e potenzialmente destabilizzante di politica monetaria sono basse. Il messaggio che arriverebbe al mercato, oltre tutto, sarebbe di disperazione, di assenza di alternative serie e gestibili.

Acquisti oro contro bassa inflazione

E allora, lo strategist di Pimco, il più grande fondo obbligazionario al mondo, Harley Bassman, ha lanciato una sua proposta, che lungi dall’essere originale, si fonda su una misura già attuata dalla Federal Reserve ai tempi della Grande Depressione: l’acquisto di oro. Finora, le banche centrali hanno varato misure ultra-espansive e non convenzionali, acquistando svariati assets pubblici e privati e prendendo in considerazione ulteriori tipi di acquisti, tranne che di oro. Quasi come fosse vittima di un pregiudizio, il metallo è stato escluso sin dall’inizio dal catalogo degli assets acquistabili dalla BCE con il varo del “quantitative easing”. Lo stesso dicasi per gli altri istituti.      

L’esempio USA degli anni Trenta

Eppure, nel 1933, quando era appena arrivato alla presidenza Franklin Delano Roosevelt, il pil americano era crollato del 43% e i prezzi erano diminuiti del 24%, la Fed emanò l’Executive Order 6102, con il quale vietò ai cittadini USA di detenere lingotti e monete d’oro, impegnandosi ad acquistare il metallo a un prezzo fissato a 20,67 dollari l’oncia.

L’anno successivo, l’offerta veniva innalzata a 35 dollari. Risultato: tra il 1934 e il 1936, il pil crebbe del 48%, l’inflazione si attestò mediamente al 2% all’anno e l’indice Dow Jones risaliva dell’80%. Parte di questi risultati venne meno con la recessione degli anni seguenti, ma l’impatto della misura, così come degli altri provvedimenti del governo, vi fu e anche profondo. Perché una simile misura dovrebbe avere successo? La spiegazione di Bassman è questa: i tassi negativi sono una stramberia, incompresa dalle famiglie. Creano liquidità, che resta imbrigliata nel mondo finanziario e serve ad acquistare assets finanziari, senza fluire all’economia reale. Se la Fed (ma lo stesso dicasi per le altre banche centrali) comprasse oro con apposite aste, pagandolo al di sopra dei prezzi di mercato (ad esempio, a 5.000 dollari l’oncia), le famiglie sarebbero incentivate a vendere e monetizzerebbero un asset loro disponibile, ricevendo in cambio liquidità da impiegare per i consumi, stimolando i prezzi. Il prezzo dell’oro, che è considerato da millenni riserva di valore, sul mercato s’impennerebbe. Ora, aldilà delle considerazioni di Bassman, chiediamoci se effettivamente una simile opzione porterebbe all’obiettivo di una risalita dei prezzi e all’accelerazione del tasso di crescita dell’economia. Di certo, se davvero ipotizziamo che la BCE acquistasse oro a 2-3-4-5.000 dollari l’oncia (fatti gli opportuni cambi con l’euro), trattandosi di un prezzo molto superiore ai circa 1.250 dollari attuali, molte famiglie sarebbero ben disposte a sbarazzarsi del metallo, ricevendo in cambio denaro, che potrebbe spendere per aumentare i propri consumi.      

Finalmente un QE per il popolo?

D’altra parte, la previsione di un rialzo delle quotazioni dell’oro spingerebbe il mercato ad acquistarne in grosse quantità, cedendo magari assets come azioni, obbligazioni o semplicemente impiegando liquidità prima libera. Poiché l’oro si compra in dollari, una corsa al metallo si potrebbe tradurre in un deprezzamento del cambio euro-dollaro, che a sua volta fungerebbe da stimolo all’inflazione.

Rispetto all’impostazione attuale del QE, l’aspetto più positivo è che la liquidità sarebbe distribuita in maniera più diffusa sul mercato, visto che l’asset acquistato dalla banca centrale sarebbe più popolare e praticamente presente nelle case di ogni famiglia. Sarebbe un “QE for people”, facendo fluire liquidità realmente nelle tasche degli europei, senza l’imbarazzante invio degli assegni per posta. Infine, la BCE finirebbe per detenere più oro tra le sue riserve, che in un’ottica di stabilità monetaria nel medio-lungo termine non sarebbe certo un fattore negativo.  

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