Hard Brexit più vicina ad Halloween, Boris Johnson vola al primo turno delle primarie Tory

Boris Johnson si avvicina sempre più al numero 10 di Downing Street, la residenza londinese del premier britannico. Il primo turno delle elezioni primarie del Partito Conservatore, tenutesi ieri e oggi, ha esitato una sua vittoria larga, con 114 voti conquistati, seguito a lunga distanza da Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri, con soli 43 […]

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Boris Johnson si avvicina sempre più al numero 10 di Downing Street, la residenza londinese del premier britannico. Il primo turno delle elezioni primarie del Partito Conservatore, tenutesi ieri e oggi, ha esitato una sua vittoria larga, con 114 voti conquistati, seguito a lunga distanza da Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri, con soli 43 […]

Boris Johnson si avvicina sempre più al numero 10 di Downing Street, la residenza londinese del premier britannico. Il primo turno delle elezioni primarie del Partito Conservatore, tenutesi ieri e oggi, ha esitato una sua vittoria larga, con 114 voti conquistati, seguito a lunga distanza da Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri, con soli 43 voti, mentre al terzo posto è arrivato quel Michael Gove, che come Johnson è un fautore della “hard Brexit”, ma che negli ultimi giorni è stato travolto dalle rivelazioni, confermate dal diretto interessato, di avere fatto uso di cocaina da giovane.

Tre gli esclusi dal prosieguo della corsa: Andrea Leadsom, Esther McVey e Mark Harper. Il secondo turno si terrà martedì prossimo.

Brexit, “incubo” per l’Unione Europea si avvera: Johnson verso la premiership

Nel corso di un incontro privato con i sostenitori della Brexit, in vista del primo turno, Johnson ha dichiarato di essere disposto a prendere in considerazione persino l’ipotesi di sospendere il Parlamento, pur di arrivare al 31 ottobre a fare uscire il Regno Unito dalla UE anche senza accordo. Rory Stewart, che ha ottenuto appena 19 voti, si sta giocando le sue carte per conquistare i consensi dei colleghi in funzione anti-Johnson, annunciando che se il rivale sospenderà il Parlamento, insieme agli altri deputati si riunirà in un palazzo vicino per tenere la seduta, mentre Hunt a invitato a scegliere un candidato premier “serio”, quasi a sottolineare che l’ex sindaco di Londra e già ministro degli Esteri del governo May non lo sia.

Hard Brexit più vicina

Secondo il bookmaker Oddschecker, Johnson avrebbe ormai l’83% delle probabilità di diventare premier. Al prossimo turno, per passare serviranno almeno 33 voti. Ricordiamo che quando i candidati rimarranno solo due, a votare saranno tutti gli iscritti al partito, non solo i parlamentari. La più ampia base potrebbe riservare qualche sorpresa, sebbene siano proprio gli elettori Tories a propendere per soluzioni più radicali per uscire dalla UE, tanto da avere abbandonato in massa il partito alle recenti europee, optando per il Brexit Party di Nigel Farage.

Ciò accresce le quotazioni proprio di Johnson, il più ostile alle trattative con i commissari, i quali dal canto loro continuano a ripetere che non effettueranno nuove concessioni a Londra.

Niente accordo sulla Brexit, Johnson scalda i motori

Senza modifiche sostanziali all’intesa incassata dal governo May, la Brexit avverrà la notte di Halloween senza un accordo di transizione che regoli i rapporti commerciali e non tra le due parti. E’ lo scenario più temuto dai mercati, in quanto provocherebbe incertezza e paralisi negli scambi, oltre che sul piano giuridico. E, infatti, la sterlina ha perso contro l’euro il 3,8% da inizio maggio, in coincidenza con le tensioni politiche che hanno portato la premier May alle dimissioni poco prima delle elezioni europee. Al momento, scambia ai minimi da 5 mesi. Probabile, però, che qualche passo in avanti la Commissione lo compia verso il Regno Unito, non fosse che per la debole congiuntura in cui versa l’Eurozona, in particolare, la quale rende ancora più costosa l’opzione del “no deal”. Ne soffrirebbero decisamente le esportazioni di economie come Germania e Olanda e in quel crollo dei rendimenti sovrani in euro di queste settimane c’è anche la corsa degli investitori a ripararsi contro il rischio di un divorzio rovinoso tra le due sponde della Manica.

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