Guerra valutaria, il Giappone interverrà sul cambio a quota 100 yen/dollaro?

Guerra valutaria a breve dal Giappone? Cosa accadrà a un cambio di 100 yen contro un dollaro?

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Guerra valutaria a breve dal Giappone? Cosa accadrà a un cambio di 100 yen contro un dollaro?

Tempi difficili per la Bank of Japan, che dopo avere potenziato gli stimoli monetari non più tardi di sei mesi fa, portandoli a 80.000 miliardi di yen all’anno e adottato i tassi negativi a gennaio, non è riuscita a risollevare l’inflazione al target del 2%, tanto che le imprese in Giappone ha tagliato le loro stime a un anno dall’1% allo 0,8% appena la settimana scorsa.

Non va meglio sul fronte della crescita del pil, che quest’anno dovrebbe essere solamente dell’1%, pur in accelerazione di qualche decimale rispetto al 2015. Ciò di cui Tokyo non potrebbe permettersi è un rafforzamento dello yen, perché il costo dei beni importati diminuirebbe e ciò prolungherebbe la permanenza della sua economia nella deflazione. Eppure, è un dato di fatto che il cambio con il dollaro si sia apprezzato del 10% sia su base annua che dall’inizio dell’anno. Attualmente, un dollaro vale 108,6045 yen.

Cambio Giappone continua a rafforzarsi

Ma come mai il governatore Haruhiko Kuroda non è ancora intervenuto sui mercati valutari per svalutare lo yen? E quando eventualmente lo farebbe? Dagli ambienti governativi, si apprende che la BoJ non sarebbe intenzionata ad oggi a manovrare il tasso di cambio, adeguandosi all’accordo di Shanghai di poche settimane fa, quando i ministri finanziari e le banche centrali del G20 decisero di astenersi dal farsi una “guerra” a colpi di svalutazione competitiva, il cui esito sarebbe disastroso per l’economia mondiale, ovvero per tutti? Se ciò è vero, è altrettanto indubbio che l’istituto non dovrebbe tollerare ulteriori dosi di rafforzamento della divisa. Si consideri che a fronte di un debito pubblico al 230% del pil, il Giappone oggi emette titoli con scadenza a 40 anni a un rendimento inferiore al mezzo punto percentuale. I rendimenti sovrani sono negativi fino alla scadenza dei 10 anni, mostrando la curva più bassa al mondo dopo quella dei bond svizzeri.        

Spettro di guerra valutaria

Ciò si spiegherebbe con le attese rialziste sullo yen da parte del mercato. Investire in titoli del debito denominati nella divisa nipponica, in sostanza, renderebbe per il solo fatto che lo yen sarebbe destinato a rafforzarsi contro le altre principali valute.

Per questo, Bloomberg ha commissionato un sondaggio tra 14 istituti, chiedendo loro a quale tasso di cambio la BoJ interverrebbe per manovrare il mercato. La mediana delle risposte è stata di 100, la media a 101,75. Cosa vuol dire? Che gli analisti sospettano che quando il cambio tra dollaro e yen scenderà a 100 o poco sopra, Kuroda potrebbe abbandonare l’aplombe e iniziare ad acquistare assets in dollari ed euro, in modo da rafforzare queste valute e di indebolire la propria. Non è detto che ciò accadrebbe presto, visto che se lo yen si rafforzasse allo stesso ritmo degli ultimi mesi, gli servirebbe quasi un anno per toccare quota 100 contro il dollaro. Lo scenario, però, resta cupo, perché segnala anche in questo caso l’insuccesso del gigantesco piano di stimoli monetari messo in atto esattamente tre anni fa e la previsione di una guerra valutaria in Asia, che tra yen e yuan scatenerebbe reazioni opposte da parte delle altre banche centrali.  

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