La minoranza PD promette a Renzi un ‘Vietnam’ al Senato dopo l’Italicum

La minoranza interna al PD annuncia una vera "guerra" al Senato contro il premier Matteo Renzi dopo l'approvazione dell'Italicum. I numeri del governo traballano e si preannuncia un cambio di maggioranza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La minoranza interna al PD annuncia una vera

L’Italicum è legge. La Camera ha approvato con 334 voti favorevoli e 61 contrari  la riforma della legge elettorale. Tutte le opposizioni sono uscite dall’Aula per protesta. A votare sono rimasti solo i deputati del PD. La soglia di allarme per il governo Renzi era di 316, quella della maggioranza assoluta; se fosse andato sotto, il dato politico sarebbe stato abbastanza negativo: non ci sarebbero stati i numeri certi per governare. Ma se il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, esprime la sua soddisfazione, dalla minoranza del PD si fa notare come l’area del dissenso sia ampia e come sia stucchevole festeggiare, quando il governo avrebbe perso una settantina di deputati. Il clima è molto teso dentro il partito, tanto che l’ex segretario Pierluigi Bersani ha definito il PD “un gruppo misto”, lamentando come esso sarebbe diventato sostanzialmente raccogliticcio un pò di tutto.   APPROFONDISCI – Italicum, ecco cosa rischia Renzi. E il popolo di sinistra si raccoglie sulla patrimoniale  

Dissidenti PD in guerra con Renzi

Ma è l’ex capogruppo Roberto Speranza, dimessosi dalla carica proprio in dissenso con la forzatura del premier sull’Italicum, che non usa mezzi termini e chiarisce subito dopo il voto di ieri che adesso per il governo sarà “un Vietnam” al Senato, dove i numeri della maggioranza sono già sul filo del rasoio, ma il dissidente Pippo Civati fa notare come siano stati ben 24 i senatori del PD ad avere votato contro la riforma della legge elettorale. I dissidenti dem si starebbero organizzando, quindi, e pare che proprio Speranza possa essere il volto di questa ribellione interna al PD. Il loro intento sarebbe di costringere Matteo Renzi a trovare un compromesso su ogni provvedimento, logorandolo e preparando le basi per una sua deposizione. I terreni di battaglia sarebbero tanti, ad iniziare proprio dalla riforma della scuola, contro la quale scioperano dopo 7 anni tutte le sigle sindacali. In teoria, al Senato basterebbe un gruppetto di una decina di dissidenti per mandare sotto il governo nelle votazioni o comunque per non dargli alcuna certezza sui numeri.   APPROFONDISCI – Italicum: Renzi passa anche alla seconda fiducia, ma ecco cosa rischia da domani  

Renzi prepara il cambio di maggioranza?

Come reagirà il premier a questo potenziale scenario di “vietnamizzazione” del Senato e forse anche della stessa Camera? Pensare che si arrenderà all’idea di un compromesso continuo non la sinistra del partito sarebbe quasi irrealistico, mentre prende corpo l’ipotesi che dopo le elezioni regionali il governo inizierà a fare campagna acquisti tra i verdiniani e altri deputati e senatori in fuga dai rispettivi partiti delle opposizioni, M5S incluso. D’altronde, la cosa non dispiacerebbe granché alla stessa minoranza PD, che potrebbe spiegare così ai propri elettori che la maggioranza del governo si regge con i voti di un pezzo di Forza Italia, mentre l’ala sinistra del partito è stata fatta fuori dal premier. Per concludere, stiamo assistendo a un cambio di maggioranza dalle conseguenze imprevedibili per le sorti di Palazzo Chigi. La crisi economica è ben lungi dall’essere cessata e il PD, stando ai sondaggi, inizierebbe a pagarne in termini di consensi in calo. La guerra interna al PD potrebbe logorare l’intero partito, specie se si dovesse concretizzare in una paralisi istituzionale. Il rischio di elezioni anticipate è minimo, perché l’Italicum entrerà in vigore dal luglio del 2016, quando presumibilmente sarà anche approvata la riforma costituzionale del Senato. Sempre che questa arrivi. Tutte le opposizioni potrebbero fare fronte comune con la minoranza dem e costringere Renzi a una umiliante ritirata.   APPROFONDISCI – Italicum, dramma scissione del PD. Ecco come e perché Renzi ha fregato la minoranza    

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Argomenti: Politica