Guerra Fredda 2.0 su tensioni UK-Russia: a rischio mercato immobiliare europeo, rublo su

Il ritorno alle tensioni politiche tra Occidente e Russia sullo "spy-gate" di Londra rischia di creare scossoni economici e finanziari. E a piangere rischiano di essere proprio gli inglesi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il ritorno alle tensioni politiche tra Occidente e Russia sullo

E’ alta tensione tra Londra e Mosca, dopo che un ex agente dei servizi segreti russi, tale Sergei Skripal, residente nel Regno Unito, è rimasto vittima con la figlia Yulia di un avvelenamento con gas nervino nella sua abitazione londinese. Secondo Scotland Yard, il fatto sarebbe avvenuto per mano dei militari russi e su suolo britannico assume una connotazione gravissima, traducendosi come una sorta di attacco in territorio straniero. Immediata la reazione del governo di Theresa May, che ha disposto l’espulsione di 23 diplomatici russi, mentre gli USA hanno adottato sanzioni contro altre 19 personalità vicine al Cremlino per le interferenze avvenute nel corso delle elezioni presidenziali 2016. Da parte sua, a ridosso di elezioni presidenziali in Russia, il presidente Vladimir Putin estende la “blacklist” contro gli americani e medita una risposta dura contro Londra.

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Sembra essere tornati alla Guerra Fredda e per certi versi è così. Quali conseguenze potrebbe avere questa nuova fase di tensione tra Occidente e Russia sul piano economico e finanziario? In una settimana, il rublo ha perso l’1,2% contro il dollaro e la stessa percentuale su base mensile. Insomma, nulla che debba impensierire ad oggi il Cremlino, se è vero che nel frattempo le quotazioni del petrolio hanno ripiegato in area 65 dollari, quando a fine gennaio si attestavano sopra i 70. E sappiamo quanto forte sia il legame tra cambio russo e Brent, essendo Mosca il principale produttore di greggio al mondo, le cui esportazioni in valore hanno rappresentato i due terzi del totale negli anni passati. Dunque, il rublo non ci starebbe segnalando tempesta. Come mai?

Capitali di ritorno in Russia?

La risposta sarebbe semplice: non vi sarebbe alcuna fuga di capitali dalla Russia a seguito della Guerra Fredda 2.0 e la ragione di questo apparente paradosso non sembra difficile da comprendere: chi ha potuto, ha esportato i capitali già negli anni passati, dopo che sono scoppiate le tensioni tra Russia e Occidente sul caso Ucraina e che Europa e USA hanno comminato sanzioni finanziarie contro Mosca. Nel 2017, ad esempio, i deflussi di capitali sono stati pari a oltre 31 miliardi di dollari, in accelerazione dai 18 dell’anno prima. Si stima che i capitali russi investititi all’estero ammonterebbero a qualcosa come 62.700 miliardi di rubli, pari a 1.090 miliardi di dollari (dati National Bureau of Economic Research), circa il 60% del pil nazionale.

Ora, il timore di molti investitori russi in queste settimane consiste nel finire nel mirino dei governi occidentali, i quali con le loro sanzioni potrebbero “congelare” i loro patrimoni. Per questo, qualcuno starebbe già rimpatriando i capitali finanziari. La Borsa di Mosca, ad esempio, si mostra abbastanza stabile nelle ultime settimane, così come il mercato obbligazionario, con i rendimenti dei titoli di stato sostanzialmente invariati ai minimi da oltre 4 anni. Questa estrema stabilità rifletterebbe esattamente probabili ri-afflussi di capitali dall’estero, i quali starebbero compensando eventuali deflussi da parte di qualche investitore straniero.

Stando così le cose, potremmo assistere nei prossimi mesi a un rafforzamento del rublo e a una crescita della borsa russa, così come dei bond governativi, ovvero a un calo dei rendimenti sovrani. Viceversa, a restare vittima di una possibile degenerazione della crisi sarebbe il mercato immobiliare europeo; non tutto, bensì quello residenziale e commerciale nelle metropoli più importanti, tra cui proprio Londra. Gli investimenti russi qui risultano cospicui e si stima che in tutta la capitale britannica vi sarebbero 36.000 proprietà immobiliari in mano a stranieri, con punte di oltre il 9% a Westminster, il 7% a Kensington & Chelsea e il 4,5% presso la City.

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La possibile fuga russa da Londra

Chiaramente, stranieri non significa solo russi, ma gli oligarchi rappresentano una porzione non indifferente di tali investimenti esteri e nel corso del 2017 si è registrato un loro forte aumento di interesse verso il mercato immobiliare londinese, vuoi perché il rublo è tornato a rafforzarsi con la ripresa del petrolio, guadagnando il 30% contro il dollaro in un paio di anni, vuoi anche perché a indebolirsi è stata la sterlina dopo il referendum sulla Brexit, pur in ripresa negli ultimi mesi. E nel periodo novembre-gennaio, i prezzi delle case vendute a Londra sono diminuiti del 2,6% su base annua, il calo peggiore dall’agosto 2009. Di tutto avrebbe bisogno la capitale UK in questo periodo di transizione verso la Brexit, tranne che di una fuga dei capitali stranieri, che rischia di farne esplodere la bolla immobiliare.

Non solo immobili. Gran parte della ricchezza russa all’estero è investita in assets finanziari, di cui ben 200 miliardi in paradisi fiscali al 2014, i quali, tuttavia, potrebbero restare tranquilli, non essendo interessati dalle eventuali sanzioni adottate dai governi occidentali contro Mosca. L’Italia sarebbe relativamente anch’essa al riparo dei deflussi, non avendo un mercato immobiliare prime su cui gli oligarchi si siano buttati a capofitto negli ultimi anni. Anzi, ad oggi Milano, che pure resta una città cara per i nostri parametri, viene considerata una realtà “cheap” sul piano internazionale, tra le poche di rilievo nel mondo a non trovarsi in bolla. In ogni caso, se anche solo una frazione rilevante di quei 1.000 miliardi e rotti fosse rimpatriata da Europa e USA, se non un terremoto finanziario, di certo qualche scossa di assestamento dovremmo avvertirla. Non è detto che i capitali tornino in patria, però. Occhio a monitorare i mercati emergenti, specie quello cinese, perché parecchio denaro potrebbe essere dirottato lì.

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Argomenti: bolla finanziaria, Bolla immobiliare, Crisi russa