Guerra e inflazione uccidono la gallina dalle uova d’oro d’Italia

L'economia italiana rischia di cadere in recessione a causa della bilancia commerciale in rosso dopo anni tra guerra e inflazione

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Bilancia commerciale KO in Italia

L’economia italiana quest’anno potrebbe registrare un tasso di crescita superiore alle ultime previsioni del governo, ma ugualmente rischia di cadere in recessione. All’orizzonte ci sono quelle nubi intraviste dal premier Mario Draghi nella sua prima conferenza stampa dopo la caduta del governo che presiede. La crescita del PIL acquisita al termine del primo semestre è del 3,4%. Se questo fosse il dato finale per l’intero 2022, riusciremmo a malapena a coprire le perdite causate dalla pandemia. Prima di essa, la crescita era stata a dir poco stagnante, tant’è che il PIL reale nel 2019 risultava ancora di oltre quattro punti inferiore ai livelli del 2007. A sostenere l’economia italiana negli anni precedenti ci aveva pensato, comunque, la bilancia commerciale, cioè l’export.

Ebbene, è venuta meno anche la nostra principale fonte di crescita. Nel primo semestre di quest’anno, le nostre esportazioni nette sono state pari a -13 miliardi di euro. Nello stesso periodo dell’anno scorso, sfioravano +29 miliardi. Su base tendenziale, quindi, abbiamo perso qualcosa come oltre 40 miliardi di euro, più di due punti di PIL. E non è difficile capire cosa sia accaduto alla bilancia commerciale tricolore. Tra gennaio e giugno, il deficit energetico dell’Italia è esploso da 15,8 a 48,4 miliardi, segnando +32,6 miliardi.

Impatto di guerra e inflazione sull’economia italiana

Cos’è successo? I prezzi delle materie prime importate sono letteralmente esplosi nell’ultimo anno. In particolare, petrolio e gas sono schizzati alle stelle, anche a seguito delle tensioni geopolitiche tra Occidente e Russia dopo l’occupazione dell’Ucraina da parte di questa. Il valore delle importazioni, pertanto, ormai supera abbondantemente quello delle esportazioni, le quali eppure nei dodici mesi al giugno scorso superavano i 570 miliardi.

Proprio l’impennata dei prezzi dell’energia è stata e continua ad essere concausa fortissima dell’inflazione all’8%.

Se il deficit energetico dell’Italia fosse rimasto invariato, nel primo semestre avremmo registrato una bilancia commerciale in avanzo di quasi 20 miliardi. Sarebbe stato un risultato ampiamente positivo, ma pur sempre inferiore di 9 miliardi al dato dello stesso periodo del 2021. Questo significa che non è solo l’energia a colpire l’economia italiana. Resta il fatto che essa abbia pesato per circa l’80% del peggioramento del saldo.

Bilancia commerciale fuori uso dopo anni

Cosa accadrà all’economia italiana di questo passo? Se la bilancia commerciale nel secondo semestre accuserà lo stesso trend negativo del primo, chiuderà in deficit di 26 miliardi contro il surplus di oltre 44 miliardi nel 2021. A conti fatti, un peggioramento di 70 miliardi, che equivarrebbe a quasi quattro punti di PIL. Ecco perché il governo uscente continua a sostenere l’economia anche a colpi di deficit fiscale. Serve a irrobustire la domanda interna, che con un’inflazione così alta rischia di ingranare anch’essa la retromarcia.

La corsa dei prezzi riduce il potere di acquisto delle famiglie, ergo i loro consumi. E sta già avvenendo. Nel frattempo, la crisi energetica sta colpendo la produzione delle imprese, che alle prese con il rialzo dei tassi non vivono di certo una fase favorevole agli investimenti. In assenza dell’export quale mano santa per la crescita, così com’è stato dal 2014 in avanti, è rimasta la leva fiscale, la quale per un paese con un debito pubblico al 150% è praticamente dipendente dal buon cuore dei mercati, addolcito dalle azioni di BCE e Commissione europea. Senza, sarebbe recessione.

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