Guerra della UE contro i colossi USA del web, ritorsione per lo scandalo Volkwagen?

Una sentenza della Corte di Giustizia UE colpisce le società americane sulla protezione dei dati personali. Una batosta, che arriva a pochi giorni dallo scandalo Volkswagen. Semplice coincidenza?

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Una sentenza della Corte di Giustizia UE colpisce le società americane sulla protezione dei dati personali. Una batosta, che arriva a pochi giorni dallo scandalo Volkswagen. Semplice coincidenza?

La Corte di Giustizia europea ha giudicato illegittima la decisione della Commissione europea, che aveva ritenuto adeguata la protezione dei dati personali negli USA, dopo che  uno studente austriaco di 28 anni, tale Maximilian Schrems, aveva intentato causa contro il colosso dei social network, Facebook, in Irlanda, dove ufficialmente ha sede in Europa per ragioni fiscali, lamentando l’infrazione del diritto alla privacy, tutelato dalle norme europee.

Con questa sentenza, i giudici del Lussemburgo hanno cassato l’accordo del 2000 tra USA e UE, noto anche come “Safe Harbor” (Porto Sicuro), con cui l’Europa ha consentito per 15 anni a 4.000 società americane registrate di trasferire in patria i dati sensibili raccolti nei paesi dell’Unione Europea. Tuttavia, tale accordo fu stretto ben prima della nascita di realtà come Facebook, dal suo esordio oggetto di forti critiche in tutto il pianeta per le modalità con le quali tratta i dati personali degli utenti. Inoltre, negli ultimi tempi è cresciuta la diffidenza dei governi europei verso l’America, dopo le rivelazioni del pirata informatico Edward Snowden, che nel giugno del 2013 ha reso pubbliche le modalità con cui il governo di Washington accede alle informazioni riservate, comprese quelle raccolte dalle società di internet, in barba ai diritti sulla privacy ufficialmente tutelati.

Multinazionali americane colpite da sentenza

Per questo, la sentenza europea è destinata ad avere ripercussioni immediate e importantissime su numerosi colossi americani (vedasi anche Google, Yahoo!, etc), specie quelli operanti sul web. La prima reazione è arrivata non a caso proprio da Facebook, che chiede a USA e UE di trovare in tempi rapidi un’intesa, dato che da questo momento in poi, legalmente sarebbe inaccettabile l’archiviazione dei dati così com’è avvenuto sinora. Dunque, migliaia di società USA rischiano un periodo di limbo, durante il quale non saprebbero esattamente se si trovino nel giusto o meno. In alternativa, dovrebbero seguire le legislazioni dei 28 stati membri della UE. Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, si mostra soddisfatto della sentenza, perché porrebbe fine all’abuso dei dati personali da parte di un paese – gli USA – che non tutelano la riservatezza secondo i principi riconosciuti nella UE e dove, aggiunge, il governo utilizza tali dati raccolti dalle società private, in evidente contrasto con il diritto UE.

  APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/scandalo-luxleaks-cosa-e-chi-ce-dietro-lattacco-al-presidente-juncker/  

Guerra commerciale USA-UE?

Sta di fatto che a pochi giorni dallo scoppio dello scandalo Volkswagen, che ha portato allo scoperto la falsificazione dei dati sulle emissioni inquinanti da parte della casa automobilistica di Wolfsburg, un caso giudiziario scuote il panorama societario dell’altra sponda dell’Atlantico. Sarebbe forse troppo semplicistico saltare alla conclusione che si tratti di una ritorsione dell’Europa filo-tedesca contro gli USA, rei di avere fatto esplodere il caso con i controlli dell’Autorità di Protezione Ambientale. Si consideri che l’OCSE ha annunciato che presenterà al G20 di dopodomani a Lima, Perù, una proposta tesa a porre fine alle pratiche elusive delle multinazionali, che specie per il comparto internet non dichiarano alcunché al Fisco dei paesi in cui maturano i profitti, preferendo pagare le imposte in paesi a bassa o nulla tassazione. In ballo ci sarebbero tra i 100 e i 240 miliardi di dollari di imposte in più da versare da parte, in particolare, proprio dei colossi aziendali americani, come Google, Amazon, Facebook, Yahoo!, etc. Ma l’OCSE ha sede a Parigi, è composta da 34 membri, di cui 21 appartenenti alla UE, attualmente guidata dal messicano Angel Gurrìa. Troppe coincidenze, forse, per non notare la volontà di almeno parte dell’Europa di aprire un confronto anche duro con l’America. Che sia un altro capitolo della guerra commerciale in atto tra le due sponde dell’Atlantico, che denunciammo allo scoppio del caso Volkswagen?   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/scandalo-volkswagen-e-se-dietro-ci-fosse-una-guerra-commerciale-tra-ue-e-usa/      

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