Guerra commerciale USA-Cina già in corso? Yuan ai minimi dal 2008

Tra gli USA e la Cina piovono minacce reciproche sugli scambi commerciali. Lo yuan è scivolato ieri ai minimi da otto anni, ma forse non è nemmeno finita.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tra gli USA e la Cina piovono minacce reciproche sugli scambi commerciali. Lo yuan è scivolato ieri ai minimi da otto anni, ma forse non è nemmeno finita.

Il cambio tra yuan e dollaro è sceso ieri ai minimi da 8 anni, attestandosi fino a 6,8640 e segnando così un calo del 5% quest’anno. Alla base dell’indebolimento della valuta cinese c’è il rafforzamento del dollaro, che contro le altre valute ha guadagnato mediamente il 3% dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni USA della settimana scorsa. E il deprezzamento dello yuan potrebbe avere a che fare direttamente con l’elezione del tycoon alla presidenza americana, in prospettiva di una “guerra” commerciale tra USA e Cina, che il prossimo inquilino della Casa Bianca ritiene che sia già in atto e che l’America starebbe perdendo “malamente”. (Leggi anche: Guerra commerciale dell’acciaio)

La People’s Bank of China non avrebbe mosso un dito per impedire che il cambio d’indebolisse, un segno della relativa serenità con cui l’istituto assisterebbe ai movimenti sul mercato. Lo scorso anno, la svalutazione del 2% dello yuan provocò uno scossone finanziario di enormi proporzioni in piena estate, facendo crollare le borse mondiali esattamente il 24 agosto. Sull’onda di quella decisione di Pechino, l’allora candidato repubblicano Trump iniziò ad attaccare la Cina, colpevole di manipolare il cambio, fregando gli americani.

Guerra commerciale USA-Cina, il dilemma dello yuan

L’indebolimento dello yuan di questi giorni potrebbe rinvigorire le tensioni tra il presidente eletto e il governo cinese. Il primo ha proposto di elevare dazi al 45% sulle esportazioni cinesi, il secondo ha minacciato il blocco delle vendite di iPhone sul suo mercato. Il dilemma è capire se lo yuan ai minimi da 8 anni sia solo conseguenza di un dollaro più forte o se rispecchia le tensioni attese tra Pechino e la nuova amministrazione americana. (Leggi anche: Azioni Apple a -5% dalla vittoria Trump)

In effetti, quanto di mercato e quanto di politico ci sia in questi movimenti è difficile da capire. Quest’anno, la Cina ha registrato deflussi di capitali per 540 miliardi di dollari, in accelerazione del 10% rispetto allo stesso periodo del 2015. Nell’ultimo biennio ha intaccato le sue riserve valutarie di quasi 800 miliardi di dollari per difendere il cambio.

 

 

 

Yuan è atteso ancora più debole

Paradossalmente, se l’amministrazione Trump dovesse chiedere e ottenere dalla Cina di lasciare fluttuare lo yuan sul mercato senza interventi della PBoC, il cambio con il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente, oltrepassando la soglia di 7, come dimostrerebbero i contratti a un anno, i quali lasciano intravedere un ulteriore deprezzamento del 3% da qui alla fine del 2017.

Infine, proprio l’eventuale innalzamento dei toni tra Washington e Pechino potrebbe indebolire lo yuan, favorendo le esportazioni cinesi. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale, che fino a poco tempo fa bollava il cambio cinese come sottovalutato, adesso lo valuta di poco sopravvalutato, tanto da averlo inserito tra le sue valute di riserva.

L’argomento è molto spinoso, perché la Cina non ha mai avuto un tasso di cambio realmente di mercato ed è complicato stimare quale sia quello che si determinerebbe in un sistema di libera fluttuazione. Oltre un decennio fa, l’amministrazione Bush jr richiamò Pechino a non manipolare lo yuan, ma non ottenne alcuna risposta soddisfacente. Da oltre un anno a questa parte, il cambio cinese viene fatto oscillare del 2% quotidianamente rispetto al tasso di apertura, che viene fissato sulla base di alcuni parametri ignoti, anche se adesso più vicini ai fondamentali di mercato, rassicura la PBoC. (Leggi anche: Perché la Cina potrebbe svalutare presto lo yuan)

 

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Argomenti: Economia USA, economie emergenti, Rallentamento dell'economia cinese, valute emergenti