Guerra all’ISIS: l’unica soluzione per Cameron (e non solo)

La Gran Bretagna è pronta ad attaccare l'ISIS in territorio siriano: lo vogliono tutti, anche quegli stessi siriani fuggiti dal loro Paese. Eppure regna ancora il caos.

di , pubblicato il
La Gran Bretagna è pronta ad attaccare l'ISIS in territorio siriano: lo vogliono tutti, anche quegli stessi siriani fuggiti dal loro Paese. Eppure regna ancora il caos.

Per far fronte all’emergenza profughi, l’unica soluzione è quella di fare la guerra all’ISIS e al regime di Bashar al-Assad. Lo pensa il Regno Unito, per voce di David Cameron e del cancelliere George Osborne, ma lo pensano anche tutti quei siriani colti, che intervistati dalle emittenti televisive e giornalistiche, affermano spesso che nessuno di loro voleva andare in Europa, ma che in Siria la situazione è insostenibile: “Aiutateci a finire la guerra e noi torneremo in Siria“, dicono. A finire la guerra, sì, perché una guerra in Siria già c’è, ma non è opportunamente sostenuta dall’Occidente, il quale preferisce restare in una posizione di stallo e non muoversi piuttosto che avanzare un passo andando così a incrinare i rapporti diplomatici con gli altri protagonisti di questo caldo scacchiere politico (la Russia, ad esempio, che appoggia Assad). Ma Assad e ISIS sono due cose completamente diverse: il primo ha fatto iniziare l’attività migratoria con alcune scelte politiche controverse, salvo poi essere rieletto nel giugno del 2014 con l’88,7% dei voti; l’ISIS sta spingendo chi di questa guerra non vuole saperne verso le coste del Mediterraneo, provocando l’indignazione europea o risvegliando i fantasmi delle nostre coscienze.   “Statevene a casa vostra”, si sente spesso dire, come se ci si dimentica che noi occidentali a casa nostra non ci siamo mai stati. 300 mila profughi di guerra, non migranti in fuga dalla povertà, ma praticamente rifugiati politici, per i quali il soccorso internazionale, oltre che un diritto, è un obbligo. E le cifre sono destinate ad aumentare. Per questo motivo, l’Europa potrà gestire il problema solo fino a un certo limite. Se lo stallo dovesse continuare, l’esodo continuerebbe. In Libia e Iraq le porte all’ISIS sono state aperte e il caos regna sovrano: lì c’è chi combatte contro il regime dello Stato Islamico, ma combatte da solo. Come combattono da soli i curdi, che sono pure osteggiati dalla Turchia, la quale si schiera anche contro l’ISIS, e da certe manovre USA, più tesi ad aiutare i turchi che i curdi. Quegli stessi curdi che si sono resi protagonisti nel vincere diverse battaglie contro gli estremisti dell’Is.   I più maligni affermano che la Turchia sta fingendo di combattere l’ISIS per menare più forte i curdi, ma i fatti dicono che il Paese di Erdogan sta effettuando una politica di repressione contro lo stato islamico, contro i suoi sostenitori e perfino i suoi simpatizzanti. Eppure c’è una guerra a tre: quella della Turchia contro i curdi e l’Isis, quella dei curdi contro l’Isis e i turchi, e quella dell’Isis contro turchi e curdi. Un caos dal quale la sovrintelligenza occidentale non riesce a scoprire una soluzione. Soluzione che il governo britannico vede invece nella guerra: dopo aver dichiarato la propria intenzione di accogliere 15 mila rifugiati dalla Siria – e solo dalla Siria – il Regno Unito starebbe per preparare un attacco militare contro i trafficanti di esseri umani e un attacco aereo contro l’ISIS in territorio siriano, attacco che dovrebbe tenersi a inizio ottobre.   Lo stesso ex arcivescovo di Canterbury George Carey ha esortato Cameron a lanciare un’offensiva in Siria con raid aerei e ulteriore assistenza militari per mettere fine allo stato islamico.

Anche se Osborne vorrebbe mettere fine anche al regime di Assad, che da mesi dichiara al mondo di essere lui l’unico pilastro contro l’ISIS (vedi il confronto tra turchi e curdi). Ecco dunque spiegato perché lo spettro di una guerra resta ancora soltanto uno spettro: troppe forze in gioco, troppi schieramenti uno contro l’altro. Ma l’emergenza profughi di questi mesi sta diventando insostenibile e dopo tanto tempo anche gli europei pensano a un’unica soluzione possibile.
Che adesso attende l’ok del Parlamento britannico.

Argomenti: