Guerra all’ISIS, le ambiguità della Turchia e gli affari di famiglia di Erdogan

Ecco spiegate le ambiguità della Turchia sul terrorismo islamico: i presunti affari sporchi di famiglia del presidente Erdogan.

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Ecco spiegate le ambiguità della Turchia sul terrorismo islamico: i presunti affari sporchi di famiglia del presidente Erdogan.

L’abbattimento del caccia russo da parte dei militari turchi è stato descritto da qualcuno come il colpo di pistola che 101 anni fa sparò Gavrilo Princip contro il Duca Francesco Ferdinando d’Austria, dando il via alla Prima Guerra Mondiale. La gravità dell’accaduto non può essere sottaciuta, perché interviene all’interno di alleanze militari e politiche trasversali, che paralizzano vistosamente l’Europa. La Turchia è un membro della NATO e, come la Francia con gli attentati di Parigi, potrebbe chiedere protezione agli alleati contro le minacce della Russia. Quest’ultima, però, ha stretto una chiara intesa con la Francia per abbattere lo Stato Islamico ed è vista come un alleato prezioso nella lotta al terrorismo da parte di numerosi stati europei. Le tensioni di questi giorni stanno svelando quelle ambiguità da sempre notate ad Ankara, in rapporto all’ISIS. I turchi stanno ufficialmente combattendo contro i terroristi islamici, ma molti dubitano che sia così e ritengono che si tratti solo di un’azione di facciata. Lo dice espressamente il ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov, che ha parlato di “attacco preventivato”, di “voluta provocazione” da parte dei Ankara, mentre al suo collega turco Mevlut Cavusoglu ha detto, durante una telefonata concitata tra i 2, che con quest’atto, la Turchia ha deciso chiaramente di fiancheggiare l’ISIS. E, intanto, Cavusoglu ha cancellato la sua visita a Mosca, che era stata pianificata prima del tragico evento di 2 giorni fa.  

Contrabbando petrolio un affare di famiglia?

Cosa spingerebbe la Turchia a non lottare con determinazione il terrorismo islamico dell’ISIS ai suoi confini? La risposta per alcuni esponenti politici turchi di opposizione sarebbe una: gli affari di famiglia del presidente Erdogan. Il figlio di questi, Bilal, classe 1980, laureato alla Harvard University, è a capo di una compagnia marittima, la BMZ Ltd., che il vice-presidente del Chp, Gursel Tekin, ritiene trasporti petrolio requisito di contrabbando a Mosul da parte dei terroristi e che dopo essere caricato su tank giapponesi sarebbe rivenduto al mercato nero, facendo la fortuna di Bilal per centinaia di milioni di dollari.

La compagnia vanta diritti speciali ai porti di Beirut e Ceyhan, dove il petrolio contrabbandato la farebbe da padrone. In una recente intervista, Tekin ci va ancora più duro, sostenendo che fino a quando al potere in Turchia ci sarà Erdogan, la sua famiglia potrà contare sull’immunità assoluta, mentre accusa il capo dello stato di distrarre fondi pubblici e di prendere a prestito illecitamente denaro dalle banche. La BMZ, spiega, sarebbe nelle mani di “parenti vicini” al presidente. Non è finita. La figlia di Erdogan, Sumeyye, gestisce un ospedale da campo al confine tra la Turchia e la Siria, dove pare che numerosi jihadisti dell’ISIS feriti sarebbero curati e rispediti al fronte. Lo avrebbe testimoniato un’infermiera, che è stata cacciata, dopo che si è scoperto che fosse un’alavita, ovvero appartenente alla stessa minoranza mussulmana di cui fa parte il presidente siriano Bashir al-Assad.  

Il mistero delle partite correnti

Dunque, gli affari miliardari alla frontiera tra Siria e Turchia sarebbero la spiegazione più ovvia del perché Ankara sia così refrattaria ad intervenire seriamente contro i terroristi. Sappiamo dai dati ufficiali, che le partite correnti turche, che registrano i flussi di merci, servizi e denaro in entrata e uscita, sono da molti mesi gravati dalla voce “Errori e omissioni nette” per decine di miliardi di dollari, una cifra considerevole, che ad oggi è stato ipotizzato possa essere ricondotta ai quasi 2 milioni di profughi siriani ammassati alla frontiera tra i 2 paesi e che magari metterebbero in salvo il loro denaro, consegnandolo alle istituzioni finanziarie anatoliche. E se, invece, parte di questa liquidità fosse spiegata con i traffici illeciti? E possiamo spiegare forse l’abbattimento del jet russo, come un altolà delle forze turche alla Russia, affinché cessi di colpire i camion carichi di petrolio di contrabbando, su cui farebbe affari proprio la famiglia del loro presidente?  

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