Gubitosi contro il ‘digital divide’ vuole una TIM come società di beni e servizi tech

L'AD di TIM vuole colmare le differenze in Italia tra chi ha accesso alle tecnologie e chi no. E punta sul Recovery Fund per sviluppare rete e servizi.

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TIM punta a trasformarsi in una società di servizi tech

Il 2020 è stato un anno impegnativo anche per TIM, causa emergenza Covid. Eppure, l’amministratore delegato Luigi Gubitosi ha voluto sottolineare come la rete abbia retto molto bene nei mesi del lockdown, quando le connessioni sono aumentate per via dello smart working. E cita il calo del debito e la generazione di cassa tra i fattori positivi di quest’anno per il gruppo. Quanto al 2021, sarà un anno di nuove sfide e orizzonti per TIM e il settore delle telecomunicazioni, in generale. Entro il primo trimestre sarà operativa FiberCop, la società di gestione della rete unica, che svilupperà la fibra FTTH (Fiber To The Home). A presiederla sarà Massimo Sarmi, “un nome che nel nostro settore non ha bisogno di presentazioni”, aggiunge il manager.

L’obiettivo resta la fusione con Oper Fiber, la società attualmente controllata da CDP ed Enel, ma Gubitosi apre ai co-investimenti di altri concorrenti. Il suo obiettivo è di trasformare TIM da una società pura di telecomunicazioni a una di prodotti e servizi tecnologici. Come? “Il nostro fatturato, oltre al business tradizionale, …. sarà generato da settori come cloud, Internet of things, cybersecurity”.

Sfruttare i fondi europei contro il digital divide

Già a marzo, continua, TIM ha avvertito l’esigenza di potenziare la rete, agendo principalmente sulle cosiddette aree bianche, quelle in cui la connettività è scarsa. Oggi, risultano coperte per il 70%, qualcosa che corrisponde a 2.700 comuni, grazie al completamento della fibratura dei cabinet. Perché se c’è una cosa di cui Gubitosi si mostra fortemente convinto è che entro il 2021 debba essere chiuso il “digital divide”, espressione con la quale s’intende il divario esistente tra chi ha accesso alle tecnologie e chi no.

Per farlo, nota come il Recovery Fund abbia destinato al digitale in Italia 40 miliardi, a cui si aggiungono i 2,7 miliardi stanziati dal governo.

A suo avviso, sarebbero cinque le aree in cui investire questi fondi: sviluppo della banda larga e chiusura del digital divide, accelerazione degli investimenti nel 5G, sviluppo dei servizi cloud e dati, sviluppo dei servizi IoT e delle relative tecnologie (blockchain, cyber security, AI e data analytics) e promozione delle competenze digitali. Quest’ultimo aspetto per l’AD non è meno importante degli altri (anzi), perché se non esiste una popolazione capace di utilizzare le tecnologie, gli investimenti si rivelano di scarsa utilità, sottolinea. Del resto, spiega, che la “coesione sociale” sarà importante per vincere le sfide future, a maggior ragione dopo il Covid. E anche a tale proposito, TIM si mostra ambizioso, se è vero che entro la fine di quest’anno le connessioni FTTH copriranno almeno il 20% delle linee attive, facendone il primo operatore in Italia.

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