Reddito di cittadinanza è roba da francescani? Perché Grillo potrebbe averla sparata grossa

I grillini sono i "francescani di oggi"? La battuta del leader del Movimento 5 Stelle fa discutere, ma la stessa Chiesa nutre dubbi e parla di lavoro, anziché di assistenzialismo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I grillini sono i

Beppe Grillo ha dominato le cronache politiche del fine settimana con la sua marcia ad Assisi per chiedere il reddito di cittadinanza, nel corso della quale ha definito i sostenitori del suo Movimento 5 Stelle “i francescani di oggi”. Parole forti, che non hanno lasciato indifferente la Chiesa, la quale ha replicato con il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, che pur apprezzando quanti in politica guardino alla povertà, ha anche sottolineato come “nessuno può pretendere di avere l’esclusiva del messaggio francescano”. Ma è un altro punto del discorso del Cardinale ad essersi rivelato più interessante, laddove è stato posto l’accento sulla necessità di creare lavoro, specie per i giovani, più che di redistribuire ricchezza con misure assistenziali.

Ad ogni modo, Parolin ha concluso il suo ragionamento, sostenendo che sarebbe benvenuto qualsiasi provvedimento di attenzione alla dignità umana, sostenendo la necessità per la Chiesa di astenersi dal commentare sugli aspetti tecnici degli interventi economici. (Leggi anche: Reddito di cittadinanza, pagati per non fare niente: funzionerà?)

Assistenzialismo non tutela dignità dell’uomo

Lungi dall’essere stata una chiusura netta verso il Movimento 5 Stelle, la posizione del Vaticano sembra essere stata fondata più sulla cautela e sul valore del lavoro come vera espressione della dignità dell’uomo. E qui sta la differenza tra lo spirito francescano rivendicato da Grillo e la capacità del suo movimento di farsi interprete delle istanze degli ampi settori della società civile colpiti dalla crisi, attraverso l’assenza di un lavoro, la precarietà o un’occupazione poco mal retribuita.

Il reddito di cittadinanza invocato dai grillini è certamente una misura nella direzione di tutela delle classi più disagiate, ma che non fornisce alcuna risposta alle loro istanze e oltre tutto rischia pure di intrappolare una fetta crescente della popolazione italiana nella vasta area del non lavoro. Il movimento della “decrescita felice”, lo stesso che oggi lamenta una scarsa crescita della nostra economia, segnala una visione sì pauperista alla San Francesco (dalla lotta agli sprechi alla frugalità richiesta ai rappresentanti istituzionali), ma che pone l’accento non su come creare nuova occupazione per quanti più soggetti possibili, bensì su come redistribuire a tanti la ricchezza di pochi.

Reddito senza lavoro non è dignità “francescana”

Il reddito di cittadinanza presuppone un trasferimento della ricchezza dai ceti più abbienti a quelli privi di un’occupazione, senza che ciò si traduca in un ingresso di questi ultimi nel mondo del lavoro. Non risponde alle ambizioni dei più giovani, che oggi non chiedono certamente un sussidio con il quale vivere, bensì un lavoro per realizzarsi e per mantenere sé stessi e le proprie future famiglie, sganciandosi dalla dipendenza patologica nei confronti di genitori e nonni.

Il Movimento 5 Stelle penserebbe, quindi, a una società in cui chi non lavora verrebbe accontentato con un reddito minimo, cosa che oltre ad essere di scarsa realizzabilità per le laute risorse richieste, rischierebbe di disincentivare l’occupazione e la stessa ambizione dell’individuo ad emergere e a coltivare le proprie inclinazioni. E’ come se si mettesse a tacere la fame di lavoro, presente specie in alcune aree geografiche, fasce di età e classi sociali in Italia.

Quanto di ciò sia realmente francescano è molto opinabile. Risulta difficile pensare che quella in cui pochi lavorino e paghino il sostentamento di tanti altri sia una società di “eguali” propriamente detta e che la dignità dell’individuo sia realmente tutelata o accresciuta dal fatto di godere di un reddito, pur slegato da un apporto alla produzione. San Francesco, patrono d’Italia, è stato tirato in ballo a sproposito da un movimento, che vorrebbe andare incontro ai più poveri lasciandoli sostanzialmente nella condizione di non lavoro, rispondendo solo alla richiesta di un reddito. (Leggi anche: Reddito di cittadinanza divide la Lega)

 

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